Il mare insegna. Il premio Pieve Saverio Tutino va al diario di Luca Pellegrini

Pieve Santo Stefano il 18/09/2018 - Redazione
L’affascinante memoria di Luca Pellegrini, diario che dal 1831 al 1850 ci racconta il mondo dal ponte di un veliero sulle rotte del mediterraneo che portano ad Amsterdam fino all’Africa e al Sud America vince la 34^ edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso per scritture autobiografiche inedite organizzato dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. La decisione della giuria del Premio, annunciata nel corso della tradizionale manifestazione “Memorie in piazza” che si è svolta domenica pomeriggio nelle piazze affollate del borgo toscano, è stata dettata dalla singolarità di una traiettoria di vita narrata attraverso i diari di bordo di un giovane mozzo diventato uomo in mare, ancor prima che capitano, sulle rotte ottocentesche tra Oriente e Occidente.
 
Le motivazioni - La vittoria della 34a edizione del Premio Pieve Saverio Tutino viene attribuita alla memoria Il mare insegna di Luca Pellegrini. Nato nel 1806 in una famiglia agiata, dopo l’improvvisa morte del padre notaio deve rivedere le sue prospettive di vita. Abbandonati gli studi, a 16 anni si imbarca come mozzo su un piccolo veliero. Dal golfo di Trieste arriva a Smirne e a Costantinopoli, naufraga, riparte per l’Africa e il Sud America. Segue in prima persona il progresso tecnico che porta dalle navi a vela a quelle a vapore, e in soli quattordici anni diventa capitano di una delle prime che solca il Mediterraneo. 
 
La scheda - Una vita in mare, per un ragazzo che a 16 anni, nel 1822, rimane orfano di padre e viene imbarcato per la prima volta come mozzo su un veliero che fa il piccolo cabotaggio dal golfo di Trieste a Venezia. È un’epoca in cui l’Adriatico bagna le coste dell’Impero austriaco e le navi che solcano le acque sono ancora, in gran parte, quelle a vela. Luca diventa un uomo, ancor prima che un capitano, battendo palmo a palmo i principali porti e le località più recondite del Mediterraneo. “Perduti miseramente tre giorni nel porto del Rosario, benché ho torto di dire perduti mentre i giorni che si passano in compagnia di belle donne sono piuttosto guadagnati, si rimise vela per far cadere di nuovo dopo altri due giorni l’ancora nel golfo di Cattaro”.
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