La rete. Trappola per sentimenti e amicizia. Nostra intervista a Elisa Giobbi

Firenze il 05/09/2018 - di Anna Martini
A “I Colori del Libro” di Bagno Vignoni sarà presentato sabato 8 settembre (ore 18.00) “La rete”, il romanzo d'esordio della scrittrice di saggistica musicale Elisa Giobbi. Impariamo a conoscerla meglio. Elisa Giobbi ha fondato e diretto fino al 2009 la casa editrice Caminito. Ha già pubblicato tre libri di saggistica musicale: ‘Firenze suona – la scena musicale e artistica raccontata dai protagonisti’ (Zona), ‘Rock ‘n’ roll noir. I misteri, le relazioni e gli amori del Club 27’ (Arcana) e ‘Eterni. Vite brevi e romantiche di grandi compositori’ (Vololibero). È presidente dell’associazione culturale “Firenze suona” e organizzatrice e curatrice di eventi culturali e musicali. ‘La rete’ pubblicato da Stampa Alternativa è il suo debutto nella narrativa.

Che cos'è questa rete?
«La rete è quella che tende Nico, la protagonista, alle sue vittime, alla moltitudine di uomini che seduce e che si innamorano perdutamente di lei. La rete è quella in cui cade Nico stessa – dapprima il vischioso reticolo di dipendenze, poi quella ordita dal suo stalker. La rete è il non-luogo in cui si consuma questa storia dalla struttura circolare, in cui l’indicibile, i sospetti e le ombre contano quanto gli eventi narrati. Sullo sfondo di una Firenze inedita e nascosta, un romanzo a tinte fosche ambientato negli straordinari decenni dell’ultimo mezzo secolo, che racconta il percorso – tanto contorto e intermittente quanto ambiguo e profondo – di un’amicizia femminile, svelando la natura labile di ogni confine: condanna e perdono, ragione e sentimento».

Come nasce l’idea del romanzo e come hai scelto di trattare un tema così delicato come quello della violenza sulle donne?
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A dire il vero è la storia che ha scelto me. Non ero partita con questa idea, si è delineata scrivendo. È stata una cosa un po’ magica. Sapevo solo che sarebbe stata una storia femminile, con tanti lati autobiografici, amicizie e luoghi, ma i personaggi si sono delineati durante la scrittura. Pensavo che le donne potessero essere più di due, poi sono diventate Nico - la protagonista borderline - ed Emma l’Io narrante, la sua amica. La scrittura mi ha condotto e ha fatto i suoi giochi».

Parliamo della protagonista: Nico che donna è?
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Nico è una donna che sarebbe definita perdente dalla società di oggi. È una donna molto complessa, votata al sacrificio e all’autodistruzione. Quello che fa Emma, il suo contraltare, è cercare di salvare con amore questa amica, donna contraddittoria e affascinante. Di sottrarla dalla voragine su cui è affacciata. Nico è una donna che conquista tutti tranne sé stessa e alla fine questo la porterà a soccombere. Ma non sveliamo troppo…».

“La rete” è un titolo emblematico. In questo romanzo chi è preda e chi è predatore?
«Ho scelto questo titolo perché in realtà evoca molto quello che succede nel romanzo. Questa rete di relazioni che spesso ci imbrigliano e imprigionano. Nico è una donna che irretisce molto, è predatrice anche suo malgrado e allo stesso tempo è una preda di diversi personaggi maschili e poi dello stalker. La cosa che viene fuori in questo romanzo - e che ha sorpreso me prima di tutti - è la difficoltà di definire nettamente i ruoli. Perché sono tutti preda e predatore allo stesso tempo. Nico e lo stalker hanno storie familiari simili. Lui è vittima di Nico e Nico è una sua vittima. La realtà è complessa e non è facile dare un giudizio tombale sulle vicende delle persone. Perché i percorsi per cui si arriva a compiere certe azioni sono tortuosi. A me non interessava dare giudizi morali, ma mi interessava capire come si può arrivare a compiere certi gesti, fare certe scelte. Che esperienze possono portarci a passare certi limiti, quale vissuto».

La rete non è semplice noir, è anche un romanzo di amicizia. Che tipo di legame c’è tra Emma e Nico?
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La rete è sicuramente un romanzo in cui l’amicizia è un tema portante, ma anche qui è difficile tracciare dei confini. Perché Emma e Nico sono legate da amicizia sì, ma forse è anche qualcosa di più. Io non ho pensato di scrivere una storia d’amore omosessuale, ma poi “La rete” è diventato anche questo. È qualcosa che trascende l’amicizia senza abbandonarla, è qualcosa di molto forte, è un amore assoluto. È un sentimento a cui possiamo dare un nome, o più di un nome o scegliere di dire che è indefinibile. A me non interessava incasellarlo. È un sentimento che segna vite intere, questo è importante. È un grande amore che va oltre i limiti e le etichette, anche se non ci sono scene di sesso tra loro. Forse è Emma ad amare più Nico, perché Nico deve fare chiarezza, dovrebbe capire un po’ più sé stessa. Però c’è un’urgenza di desiderio e attrazione e soprattutto un bisogno l’una dell’altra».

“La rete” ci svela una Firenze inedita e nascosta: come e perché hai scelto l’ambientazione del tuo romanzo?
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Senza dubbio Firenze è stata una scelta fortunata, ma come tutte le altre scelte di questo romanzo è stata un po’ d’istinto. Il romanzo è ambientato nella mia città, nella periferia estrema delle Case Minime che ho frequentato per amicizie negli anni ’90. Da lì ho tratto molta ispirazione. Perché non se ne parla quasi mai. Si parla sempre della bellezza del centro storico rinascimentale di Firenze e sono sodisfatta di aver ambientato il romanzo nella Firenze più povera e degradata, quella degli ultimi. Mi piace trovare la Bellezza laddove si nasconde di più. Mi piace parlare di chi di solito non ha voce. Questa non è una scelta casuale, si potrebbe definire politica».
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