Le crisi dell’Europa, euroscetticismo, Schengen e Brexit. Ciclo di conferenze agli Intronati

Siena il 31/03/2017 - Redazione
Un’occasione per discutere delle “crisi dell'Europa” e in particolare dell'euroscetticismo, della crisi di Schengen e della Brexit. Dal 5 aprile al 6 giugno la Cattedra Jean Monnet in “Opinione pubblica, mass media e integrazione europea” e la Biblioteca comunale degli Intronati di Siena organizzano un ciclo di conferenze, curato da Daniele Pasquinucci, che si articola in 3 incontri.
 
Il programma – Il 5 aprile alle ore 17 “L'euroscetticismo: tigre di carta o minaccia reale?”: presentazione del volume a cura di Daniele Pasquinucci e Luca Verzichelli “Contro l'Europa? I diversi scetticismi verso l'integrazione europea” (il Mulino). I curatori ne discutono con Marco Brunazzo dell’Università di Trento. Il 31 maggio alle ore 17 “L'Unione europea e la crisi di Schengen”: partecipano Daniele Pasquinucci dell’Università di Siena, Michele Colucci del CNR Istituto di studi sulle società del Mediterraneo, Emidio Diodato dell’Università per stranieri di Perugia e Simone Paoli dell’International Studies Institute di Firenze. Il 6 giugno alle ore 17 “L'Europa dopo la Brexit”: partecipano Daniele Pasquinucci dell’Università di Siena, Mark Gilbert e Justin Frosini della Johns Hopkins University.
 
Finalità - A lungo narrata come una vicenda lineare e di successo, l'Unione europea sta vivendo una crisi assai severa. Lo “spirito comunitario”, considerato ampiamente acquisito e diffuso a tutti i livelli (governi, partiti e movimenti politici, opinione pubblica), sembra sfarinarsi progressivamente per cedere il passo ai sentimenti nazionalistici, più o meno aggressivi, più o meno egoistici. All'origine di questa crisi non vi è soltanto la grave turbolenza finanziaria ed economica apertasi nel 2008. Essa è stato un fattore scatenante , ha messo a repentaglio la coesione socio-economica di molti paesi dell'UE e enfatizzato gli squilibri interni mai seriamente affrontati, provocando così un duplice e speculare effetto: le economie nazionali maggiormente in difficoltà accusano “l'Europa” di imporre ricette controproducenti, mentre i Paesi meno colpiti sono reticenti ad intervenire per aiutare i partner considerati poco virtuosi. Su questa crisi, in una spirale potenzialmente distruttiva, si sono innestati altri processi estremamente complessi, che appaiono - senza retorica – epocali. Tra di essi, i fenomeni di instabilità geopolitica ai confini dell'Europa, che indubbiamente pongono minacce significative per la sicurezza. Ma, allo stesso tempo, il flusso dei migranti e dei rifugiati prodotto dagli sconvolgimenti del Medio Oriente e del nord Africa, è stato ed è tuttora mal gestito, tanto da causare ulteriori divisioni interne all'Unione e il rafforzamento del populismo xenofobo, intrinsecamente ostile al progetto comunitario. Se la crisi economica ha consolidato la divisione dell'UE lungo l'asse Nord/Sud, le dinamiche migratorie hanno determinato la spaccatura tra vecchi e nuovi Stati membri – quelli dell'Europa centro-orientale entrati nell'UE tra il 2004 e il 2007. In questo contesto, Il referendum britannico del giugno del 2016 ha sancito la possibilità che l'integrazione dell'Europa, avviata nel 1950, si converta in un processo di dis-integrazione, un esito che peraltro pare coerente con le concezioni geopolitiche adottate dalla Russia di Putin e, più recentemente, dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Trump.
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