Alone is better. Gli adolescenti e la pornografia tra introversione e disistima

Francesco Ricci

29/01/2018

C’è stato un tempo nel quale gli adolescenti si appostavano a qualche metro dalle edicole. Con fare apparentemente distratto si guardavano in giro. Qualcuno per darsi un’aria da grande si accendeva una sigaretta. Qualcun altro fingeva di cercare un libro o un foglio di carta nelle tasche del cappotto. Se erano in due o in tre, commentavano a voce alta la giornata di campionato di calcio appena trascorsa. Attendevano. Quegli adolescenti attendevano il momento buono per avvicinarsi all’edicolante e chiedere una rivista per soli adulti. In mano avevano già la somma precisa al fine di evitare che, mentre erano impegnati nelle operazioni di resto, sopraggiungesse un cliente e li sorprendesse con quella pubblicazione, che già a partire dalla copertina mostrava amplessi e audaci carezze. Poi facevano ritorno a casa, soddisfatti: un angolo riparato, in cui fare sesso da sé, lo avrebbero trovato. E non per questo sarebbero divenuti ciechi.

Oggigiorno in questo ambito tutto è cambiato ed è cambiato terribilmente in fretta. Perfino i cinema a luci rosse, le videocassette, i DVD-Video (figuriamoci le riviste) sembrano appartenere a un’epoca di cui si fa fatica perfino a serbare memoria. La pornografia, infatti, è ormai accessibile a tutti in qualunque momento della giornata. Sono sufficienti un computer e uno smartphone. Ce n’è per ogni tipo di gusti: Ebony, Interracial, Hairy, Teen, Mature, Old, BBW e, facendo riferimento alle pratiche, facial, anal, gang bang, cumshot, threesome. Nuova democrazia e nuovi profitti: l’industria del sesso virtuale non conosce confini di età, di classi sociali, di etnie, ed è la più ricca del pianeta. Non solo, ma è giunta a condizionare i comportamenti dei più giovani. In America, ad esempio, l’abitudine di confessare mensilmente i propri peccati al sacerdote è stata sostituita (o affiancata), almeno per l’80% dei millennials di fede cattolica, dall’accesso a cadenza regolare alla pornografia virtuale. Con la conseguenza che tra di loro introversione e riduzione del desiderio stanno aumentando. È inevitabile. Ci si chiude all’esterno, privilegiando la rappresentazione del sesso alla sua pratica, e dunque al contatto fisico con l’altro, e, inoltre, potendo disporre sempre e ovunque di immagini esplicite di corpi, il desiderio erotico – che trae forza dall’intravisto e non dal visto – non è più mosso, così come l’immaginazione non è più suscitata. Su questo punto ha perfettamente ragione Massimo Recalcati: “il nudo è divenuto un oggetto troppo prossimo per suscitare il desiderio”.

Ma non ci sono soltanto l’introversione e la riduzione del desiderio fra le conseguenze del trionfo della pornografia virtuale. C’è anche una crescita della disistima. In una fase ancora di crescita, infatti, e d’incertezza, quale è l’adolescenza, le performances dei protagonisti dei video erotici (le misure, la durata della prestazione) non vengono riconosciute come un’esasperazione della realtà, bensì vengono considerate la sua fotografia più veritiera, consueta, comune. E non sentendosi all’altezza, uscendo sconfitti dal confronto con suddetti modelli, non sono pochi coloro che si disorientano, elaborano un pessimo giudizio di se stessi, procrastinano la loro prima volta per paura del fallimento o, peggio, di diventare oggetto di scherno da parte del partner. Così accade che lentamente non soltanto le relazioni sentimentali, ma anche le relazioni esclusivamente sessuali, vengano percepite essere troppo impegnative e, spesso, insoddisfacenti (per sé o per l’altro). Alone is better.   
Eppure c’è un ulteriore aspetto della questione che merita di venire affrontato, il quale chiama in causa direttamente il valore stesso che al sesso viene ormai attribuito dai più giovani e dai meno giovani (nella fascia compresa tra i 15 e i 45 anni). Lo ha messo bene in evidenza l’antropologa Sara Hejazi in un suo bellissimo libro, “La fine del sesso? Relazioni e legami nell’era digitale”.  Se per millenni il sesso è stato un collante sociale, che ha tenuto insieme persone, famiglie e comunità, oggi esso è un’esperienza e basta, “un’esperienza fine a se stessa, priva di conseguenze strutturanti e destrutturanti, è il vero bene di consumo di massa dei nostri tempi”. Perfettamente organico all’iperedonismo capitalista, che ci vuole tutti consumatori mai completamente soddisfatti di quanto già possediamo (se lo fossimo, ci accontenteremmo di quello che abbiamo a livello di beni materiali) ed estremamente irresponsabili (siamo completamente privi di una cultura ecologista e, non a caso, stiamo trasformando il pianeta in una discarica di veleni), il sesso è scaduto da legame a link. Gli adolescenti, che intercettano i cambiamenti sempre meglio degli adulti, lo hanno compreso da tempo, anzi, essendo cresciuti in questa cultura dell’ “usa e getta” e del “tutto e subito”, ne hanno fatto una sorta di habitus. E così consumano frettolosi amplessi virtuali con ragazze e ragazzi sempre nuovi, sottraendosi alla responsabilità di stare in coppia.
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Francesco Ricci

Francesco Ricci

(Firenze 1965) è docente di letteratura italiana e latina presso il liceo classico “E.S. Piccolomini”di Siena, città dove risiede. È autore di numerosi saggi di critica letteraria, dedicati in particolare al Quattrocento (latino e volgare) e al Novecento, tra i quali ricordiamo: Il Nulla e la Luce. Profili letterari di poeti italiani del Novecento (Siena, Cantagalli 2002), Alle origini della letteratura sulle corti: il De curialium miseriis di Enea Silvio Piccolomini (Siena, Accademia Senese degli Intronati 2006), Amori novecenteschi. Saggi su Cardarelli, Sbarbaro, Pavese, Bertolucci (Civitella in Val di Chiana, Zona 2011), Anime nude. Finzioni e interpretazioni intorno a 10 poeti del Novecento, scritto con lo psicologo Silvio Ciappi (Firenze, Mauro Pagliai 2011), Un inverno in versi (Siena, Becarelli, 2013), Da ogni dove e in nessun luogo (Siena, Becarelli, 2014), Occhi belli di luce (Siena, Nuova Immagine Editrice, 2014), Tre donne. Anna Achmatova,...

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