Giornali e giornalisti nella Firenze Capitale

Francesco Morandini

18/05/2015

Dopo “Misteri,crimini e storie insolite di Firenze”, Oxfam , con il patrocinio del Comune di Firenze, ci propone una “Passeggiata” nel 150° anniversario di Firenze Capitale. Paolo Ciampi, giornalista e scrittore, ci ha incuriosito con aneddoti riguardanti il mondo del giornalismo fiorentino ai tempi di Firenze capitale. Mi ha colpito subito come si sia avvicinato al tema, quasi per curiosità e come da lì in poi la sua ricerca non si sia mai interrotta… storie di scandali, amori e satira si intrecciano per le vie di Firenze.
A Pochi passi da Piazza dell’ Unità Italiana si trova via dell’Amorino, dove ci fermiamo per la prima tappa. Nel luglio 1868, il Parlamento diede via libera a una convenzione tra il ministero delle Finanze e Domenico Balduino, rappresentante della Società del Credito Mobiliare, a sua volta legata ad altri istituti di credito. Lo Stato cedeva per vent’anni la gestione dei tabacchi ad una società privata, che riconosceva alle Finanze una certa percentuale sulle entrate e anticipava alle pubbliche casse 180 milioni di lire. Presto scoppiò lo scandalo. Nel Natale del 1868, il «Gazzettino Rosa» di Milano pubblicò un articolo furioso, si parlava di “zuccherini” come allora si chiamavano le tangenti. Era il primo grande scandalo del neonato Stato italiano.

Il 5 giugno Cristiano Lobbia, deputato di origine garibaldina, sollevò due grossi plichi chiusi con cinque sigilli rossi e li agitò in aria. Puntando il dito contro chi si era arricchito, votando la legge sulla privatizzazione dei Tabacchi. Il Lobbia fu convocato per il 16 giugno, per sapere cosa ci fosse in quei plichi misteriosi ma “alla mezzanotte del 15 giugno, il Lobbia «transitava per via Sant’Antonio e stava per voltare in via dell’Amorino, dove abitava un suo amico, quando un uomo uscì dall’ombra, gli si avventò di fronte e gli vibrò un colpo di stile diretto al petto». Il ferito stramazzò a terra: l’assassino gli fu sopra di nuovo; e gli vibrò un secondo e poi un terzo colpo alla testa. Alla fine il Lobbia riuscì ad alzarsi in piedi, si voltò e sparò due colpi di pistola all’assassino, che fuggì, probabilmente ferito” (tratto da I misteri di via dell’Amorino, Rizzoli, Gian Antonio Stella). Ogni angolo di Firenze è Storia, così ci fermiamo in Via Tornabuoni, vicino all’ ormai ex Gran Caffè Doney . Essendo situato a poca distanza dal Consolato britannico (sul Lungarno Corsini), era molto frequentato dalla comunità inglese fiorentina che qui aveva trovato un punto di ritrovo animato. E’ proprio una cittadina britannica ad essere protagonista di questa storia:

Jessy White - Eroina e giornalista inglese, innamorata di Garibaldi e dell’Italia Rivoluzionaria. Miss Uragano, così veniva soprannominata, quando il re Vittorio Emanule II arrivò a Firenze nel 1865 tra ali di folla festante in via Tornabuoni, si trovava seduta appunto al Caffè Doney, si alzò di scatto e si gettò in mezzo di strada, bloccando la macchina del re al grido di “Traditore!”: fu arrestata ma era tanto il rispetto che avevano per lei che fu rilasciata subito. «Che volete, è Jessie White, bisogna prenderla com’è» commentò un poliziotto.

Firenze era un brulicare di giornali e giornalisti, da quando divenne capitale, il cuore pulsante della vita politica della neonata Italia era Piazza Signoria. La caratteristica dei giornali fiorentini, non era solo quella di riportare le notizie, ma condire il tutto con la tipica ironia che contraddistingue il capoluogo toscano. Si contano centinaia di testate giornalistiche, con i nomi più disparati: “La Vespa” , “Lo Stenterello”, “Piovano Arlotto”; degno di nota fu il “Fanfulla della domenica”, che annoverava tra le sue fila un certo Carlo Lorenzini detto “Il Collodi“. Fu proprio Collodi a lasciare in eredità alla città: “Gli ultimi Fiorentini” libro in cui l’autore racconta i profondi cambiamenti che subì Firenze, quando divenne capitale d’Italia.

Ultima Tappa della passeggiata è “Via Borgo de’ Greci”, dove si trovava il “Salotto Rosso”: un importante centro politico e intellettuale di Firenze Capitale: il salotto di Emilia Toscanelli in Peruzzi. Durante le riunioni, non si banchettava, si discuteva di politica, economia e cultura. A differenza di altri salotti della città , qui non era utilizzata la lingua Francese ma l’Italiano, tutto molto più spartano senza troppo sfarzo. Il salotto era frequentato tra gli altri da Edmondo De Amicis, infatti fu membro attivo di questa compagine letteraria e politica e strinse un affettuoso e intenso rapporto di amicizia con la padrona di casa, testimoniato da un ricco scambio epistolare.

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