I giovani e il sesso tra voyeurismo e inesperienza

Francesco Ricci

03/04/2017

In “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, autentico libro di culto per un’intera generazione, il protagonista, il diciassettenne Alex, sogna di trasformare la profonda amicizia con Aidi, più piccola di lui di un anno, in una intensa storia d’amore, che non sia priva di nulla, ma proprio di nulla: “Qualcosa mi manca, e lo sai. Io vorrei baciarti e tutto il resto, ma non tanto per il gesto in sé… Davvero. È difficile… È come mettere le basi per addomesticarti un po’ di più. Farai più fatica a dimenticarti di me, così. Resteremo più attaccati ogni cosa in più che faremo”.

La storia narrata nel romanzo di Enrico Brizzi si svolge nel 1992, a Bologna. Il Sessantotto e la rivolta creativa del 1977 sono ormai alle spalle, ma la loro eredità, relativa al modo d’intendere e di vivere il sesso, vale a dire con una libertà sconosciuta in passato, permane intatta. Anzi, nel frattempo, come ha osservato Augusto Palmonari ne “Gli adolescenti”, la nostra società, sempre più secolarizzata, ha ridimensionato il significato dell’atto sessuale, il controllo da parte dei genitori si è allentato, la diffusione dei metodi contraccettivi ha ulteriormente attenuato la paura di gravidanze non desiderate. Nulla più, dunque, pare frapporsi tra i giovanissimi e il soddisfacimento delle pulsioni sessuali. Eppure… Eppure non tutto è così lineare, non tutto è così consequenziale come ci aspetteremmo. Studi recenti, infatti, condotti negli Stati Uniti e in Italia, evidenziano un innalzamento dell’età della prima volta in cui si ha un rapporto sessuale, che si situa dopo i diciassette anni. Un dato, quest’ultimo, che induce a non generalizzare episodi, di cui i media si sono a lungo occupati, come quello delle due baby squillo di Ventimiglia, una di quattordici, l’altra di quindici anni, che si prostituivano per comprarsi un paio di pantaloni, un piercing, una maglia (“anche se”, ha dichiarato una di loro, “mio padre e mia madre non mi hanno mai fatto mancare nulla”), o, ancora, quello delle cosiddette “ragazze doccia”, di età compresa tra i quattordici e i sedici anni, provenienti per lo più da famiglie benestanti, che a Milano avevano rapporti sessuali quotidiani nei bagni della loro scuola in cambio di regali, forse di soldi.

Gli adolescenti di oggi conoscono il sesso, lo conoscono bene, molto meglio e molto prima dei loro padri e dei loro nonni. Non solo hanno l’opportunità di accedere con uno smartphone, ovunque si trovino e in ogni momento, a siti di immagini e video erotici, ma è la stessa comunicazione pubblicitaria, che li avvolge col suo abbraccio suadente e li condiziona, ad avere la sua leva più importante nel sesso. Di quest’ultimo, però, buona parte dei giovani non fa esperienza, non ne fa esperienza all’interno della coppia. Scelgono, infatti, di permanere in una condizione di voyeurismo, che trova nella Rete una galleria sconfinata di partner, di fantasie, di posizioni, di perversioni, e nell’autoerotismo una pratica soddisfacente e che, soprattutto, presenta il vantaggio di consentire di non venire esposti / sottoposti al giudizio dell’altro. Non a caso, dagli studi sopra menzionati risulta che per le femmine la paura più grande legata al sesso è quella di non raggiungere l’orgasmo, per i maschi quella di non essere ritenuti all’altezza: la fragilità non risparmia neppure la camera da letto. O forse, ancor peggio, già a quindici o sedici anni, i nostri ragazzi sono convinti di essere ormai scaduti dal rango di persone a quello di funzioni, e di venire giudicati come tali. E se le prime si amano pur con tutti i loro limiti e le loro insufficienze, dalle seconde si esige unicamente che svolgano alla perfezione compiti e mansioni: la logica di mercato non è la logica dell’affettività. Non meraviglia affatto, stando così le cose, che il piacere di crescere insieme nell’ambito del sesso, o con l’altro o attraverso l’altro, sia venuto completamente meno, mentre l’amplesso o finisce con l’assomigliare alla citazione di un film a luci rosse oppure deve essere rinviato nel tempo, a quando “il mestiere di fare l’amore” parrà un possesso sicuro e inattaccabile da qualsivoglia critica.

È accaduto, dunque, al sesso quello che è accaduto anche ai libri: a venire accantonata è stata l’esperienza. Infatti, come la grande maggioranza dei racconti e dei romanzi che ogni anno sono pubblicati – ha osservato Antonio Scurati ne “La letteratura dell’inesperienza” – non rivela più uno stretto legame con la realtà vissuta, sofferta, attraversata, in modo analogo anche la conoscenza del sesso, in una fase della vita che pure appare fortemente segnata dalla curiosità e dalla sete di scoperte, è ormai mediata da Internet e affidata a immagini contemplate, godute, immagazzinate, ma che tengono l’individuo sempre al di qua di un rapporto diretto con l’altro. Sembra quasi che l’adolescente, nel momento in cui avverte nella propria carne la forza del desiderio, che lo sovrasta, che decide di lui, che lo scuote, che lo destabilizza, si difendesse rinunciando a consegnarsi all’altro e preferendo offrirsi, inerme e ormai non più compos sui, unicamente a se stesso.
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Francesco Ricci

Francesco Ricci

(Firenze 1965) è docente di letteratura italiana e latina presso il liceo classico “E.S. Piccolomini”di Siena, città dove risiede. È autore di numerosi saggi di critica letteraria, dedicati in particolare al Quattrocento (latino e volgare) e al Novecento, tra i quali ricordiamo: Il Nulla e la Luce. Profili letterari di poeti italiani del Novecento (Siena, Cantagalli 2002), Alle origini della letteratura sulle corti: il De curialium miseriis di Enea Silvio Piccolomini (Siena, Accademia Senese degli Intronati 2006), Amori novecenteschi. Saggi su Cardarelli, Sbarbaro, Pavese, Bertolucci (Civitella in Val di Chiana, Zona 2011), Anime nude. Finzioni e interpretazioni intorno a 10 poeti del Novecento, scritto con lo psicologo Silvio Ciappi (Firenze, Mauro Pagliai 2011), Un inverno in versi (Siena, Becarelli, 2013), Da ogni dove e in nessun luogo (Siena, Becarelli, 2014), Occhi belli di luce (Siena, Nuova Immagine Editrice, 2014), Tre donne. Anna Achmatova,...

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