Il 2012 fine del mondo o inizio di vita nuova. Gli scrittori toscani augurano un anno senza vittime né carnefici. Anno “galattico” di buone letture

AA VV

30/12/2011

Lorella Fanotti «Fra poche ore inizieremo il conto alla rovescia che ci porterà nel nuovo anno. Il mio augurio per il 2012 è quello che si fermi un atroce contatore che è a quota 137. Quello delle donne uccise da chi le era vicino in forza di un possesso che non può e non deve esistere. Un 2012 a contatore 00 per una società senza forti e senza deboli, senza vittime e senza carnefici, senza uomini e senza donne ma con tanti individui».

Tito Barbini «Sono uno scrittore di viaggi e trovandomi nella condizione di avere un libro uscito da pochi giorni, Il cacciatore di Ombre, trovo naturale, in uno dei siti più belli dedicati ai libri e alle recensioni, fare a tutti i lettori un augurio per il nuovo anno. Il Cacciatore di Ombre è ambientato nella Terra del Fuoco e quindi alla fine del mondo nell’emisfero australe. Ecco perché si lega alla profezia dei Maia. Il 21 Dicembre 2012, fine del mondo? Questa data è riferita ad una profezia che la civiltà Maya fece più di 5000 anni fa, questa profezia non ci indica quella data come termine del mondo, ci indica invece il punto di conclusione di un anno galattico, ricordo che I Maya hanno scoperto che come la Terra gira intorno al Sole, tutto il sistema solare nel quale la Terra si trova gira anch'esso intorno alla galassia, così il giro completo del sistema solare intorno alla galassia dura 25625 anni, questo è chiamato "anno galattico", il 21 dicembre 2012 dovrebbe finire "un anno galattico". La profezia ci dice che vi saranno dei grandi cambiamenti, climatici per quanto riguarda il nostro pianeta, spirituale tra gli esseri umani, ma il mondo dopo quella data continuerà ad esistere e a vivere. Quindi auguri anche per il 2013. Il 2011 è stato un anno difficile, per la situazione mondiale e per la nostra in particolare. Continuare a parlare di libri, leggerli, comprarli, regalarli, scambiarli, discuterne insieme è l’unica vera risposta a qualunque tipo di crisi: la lettura è un patrimonio unico, è l’unica attività che si può fare soli o in compagnia, traendone lo stesso piacere; leggere libri è una ricchezza interiore ma anche collettiva, è una medicina personale, è una cura sociale: saggi, romanzi, poesie, manuali, racconti, fumetti. I lettori e recensori di toscanalibri.it hanno letture e gusti diversi, tendenze eterogenee, obiettivi diversi, ma tutti insieme sono una esperienza che ama la lettura in modo esclusivo e passionale; e allora auguri di buone letture a tutti e un grazie alla redazione che pubblica, sistema, impagina, premia il nostro lavoro di narratori di storie».

Marisa Marraffino «Teresa è carica di sogni e di emozioni. Aspetta il nuovo anno placida, galleggiando nel suo invisibile mare caldo. Non ha paura, Teresa. Il 2012 sarà il suo disegno della vita e lei inizia a depositare i colori intorno. Sono gessetti disordinati sul divano. A fianco c'è una lavagna su cui nessuno scrive più. Né un poeta, né uno scribacchino di provincia. Nessuno raccoglie quei benedetti cosetti colorati. Tutti incappucciati in un terrore che sa già di rabbia e di sconfitta. Teresa lo sa che il 2012 non sarà la fine del mondo, ma l'inizio della vita. Ci sarà un posto da rendere migliore, una strada da costruire, un sogno per cui stare con gli occhi sgranati. Non sarà facile ma soltanto possibile. Me lo ha detto sua mamma, mentre l'accarezzava toccandosi la pancia calda dal suo pullover di lana rossa. Gli occhi le brillavano, mentre diceva che sarebbe stato un anno speciale. Verrà la pioggia a bagnarci i vestiti, verrà il fango a lordarci anche i brandelli di speranza, ma poi verrà il sole, improvviso e dirompente, a illuminarci tutti, come una pallina gialla schizzata da un flipper buono. Io Teresa la aspetto già con un gessetto in mano e non vedo l'ora che quest'estate arrivi in mezzo a noi. A dirci che va tutto bene, di stare insieme, di crederci ancora. Vorrei insegnarle a disegnare la sua prima casa, un cane, un gatto. Cose semplici che sanno di normalità. Questo è il mio augurio per il nuovo anno, che sia l'inizio di un mondo nuovo per tutti».

Luigi Oliveto «La shakespeariana Rosalinda di Come vi piace sostiene che “Il tempo viaggia con diversa andatura a seconda delle persone. Vi dirò io con chi il tempo va all’ambio, con chi va al trotto, con chi al galoppo e con chi, infine, se ne resta affatto immobile senza muovere un passo”. Del resto – lo sappiamo bene – anche il calcolo del tempo è pura (ma necessaria) convenzione, non solo per un aspetto contabile-organizzativo, ma anche emotivo: abbiamo infatti bisogno di collocare età e fatti della nostra esistenza in un tempo preciso per poi poterne ricavare rimpianti, nostalgie, propositi, speranze; per iscrivere le piccole storie individuali nella Storia, e così facendo per dare loro un senso. Di tutto questo la Letteratura è la testimone più arguta, spietata e tenera. In questo prossimo Capodanno facciamoci dunque trovare con un libro tra le mani. Può essere un aiuto (e un augurio) perché il tempo ci sia propizio se non altro a comprendere qualcosa della nostra vita e del mondo. Troppo poco sarebbe, infatti, limitarsi ad essere suoi biechi notai, sorpresi dalla mezzanotte a girare semplicemente un timbro datario».

Daniele Magrini «Menti giovani, idee fresche, questo è il progresso". È una frase non di un politologo dei nostri giorni, né di un filosofo. A dire queste parole è stato il Capitano Kirk, capitano della Enterprise in uno storico episodio di Startrek. Una saga televisiva, niente di più, eppure, nessuna frase mi pare più calzante per proporre un auspicio per il 2012 che viene. Senza menti giovani e senza le conseguenti idee fresche, la nostra società contemporanea è destinata ad un continuo ripiegamento. E parlo del mondo, distrutto dalla globalizzazione che rende più ricchi i ricchi e più poveri i poveri; del nostro Paese, dilaniato più che dalla crisi economica, dallo sfascio generalizzato di un'intera classe dirigente che ha fallito, nonché del microcosmo senese, bisognoso oggi più che mai di novità, di idee, di movimento, per reagire alla perdita di certezze fin troppo anestetizzanti. Mi auguro che il 2012 sia un anno rivoluzionario, che ridia speranza ai talenti e a chi vuole misurarsi con le sfide dei nostri giorni. Un anno di "rievoluzione", e cioè di una nuova evoluzione che cambi davvero le dinamiche del nostro mondo, quello lontano e quello del nostro pianerottolo, troppo assillato dal Pil, e poco attento al Fil (felicità interna lorda). Una "rievoluzione" che necessita dell'impegno e della tenacia di menti giovani, perché affermino, con la voglia dei sognatori di realtà, la forza delle idee fresche».

Marco Catocci «Lasciamo un anno che ci ha visti in balia di una crisi finanziaria a livello mondiale. Tra manovre e riforme lentamente stiamo purtroppo perdendo tutto, ma nessuno riuscirà mai a toglierci la voglia di sapere, scoprire, leggere e informarsi. La nostra preziosa cultura non deve affondare. Noi scrittori saremo pronti a difenderla raccontando e raccontandoci attraverso libri pieni di storie, aneddoti, misteri ed enigmi riguardanti i valori e le tradizioni della meravigliosa terra toscana. Ai lettori, senza i quali tutto il nostro lavoro sarebbe inutile, auguro un 2012 pieno di libri e felicità».

Dianora Tinti «2012: il senso del mistero”. Il 21 dicembre 2012 è la data in cui, secondo alcune profezie, si dovrebbe verificare un evento, sconosciuto e di proporzioni planetarie, capace di produrre un cambiamento epocale e di discontinuità storica con il passato. Sicuramente una radicale trasformazione dell'umanità in senso spirituale oppure (per i meno ottimisti) la fine del mondo. Sembra che questo giorno fatale si ritrovi in culture di popolazioni anche molto lontane fra loro, sia temporalmente che fisicamente: parlo dei profeti Maya, dei sacerdoti Egizi, dei Ching cinesi, degli sciamani Hopi. Naturalmente anche di Nostradamus. Sono sempre stata attratta (e credo di non essere la sola, visto quanto queste teorie stiano calamitando l’attenzione di milioni di persone) dal senso del mistero, da tutto ciò che è, e che non è, dal fantastico, insomma dall’inspiegabile, e certamente anche l’idea che il mondo sia arrivato al capolinea non è passata inosservata nella mia mente. A momenti alterni, e secondo l’umore del periodo, ho letto libri, guardato trasmissioni più o meno scientifiche e, nonostante il fascino sottile del catastrofico, ho sempre voluto vedere la cosa dal punto di vista positivo. Mi piace pensare che "fine del mondo" possa assumere il significato di "grande cambiamento". Confortata dal fatto che anche i Maya, che avevano una vera ossessione per il trascorrere del tempo, non hanno mai parlato di fine del mondo, bensì di conclusione di un ciclo, francamente mi godrò tranquilla (o quasi) la fine di questo anno. Nel dubbio, eviterò comunque di guardare l’ultimo episodio della serie televisiva di fantascienza X-Files dove viene rivelato che il 22 dicembre 2012 (il giorno successivo a quello d'inizio del prossimo Lungo Computo del calendario Maya) è la data programmata da un popolo di alieni per invadere la Terra e, già che ci sono, cambierò canale di fronte a qualche astronomo dei giorni nostri che preannuncerà un eccezionale evento cosmico per quella data, quando la Terra sarà perfettamente allineata con gli altri pianeti sull'asse del sole. Cercherò anche di non farmi suggestionare dalle notizie divulgate dalla Nasa che prevede, per la fine del 2012, tempeste elettromagnetiche che potrebbero causare un devastante blackout elettrico. Insomma, voglio continuare a pensare che il mondo non finirà e condividere ciò che ha detto Albert Einstein a proposito del mistero dell’universo e cioè che “L’esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell’arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. È sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c’è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente.” A questo punto, non mi resta che augurare a tutti un meraviglioso 2012!»

Luca Martinelli «L’idea di fare un bilancio di fine anno mi ha sempre fatto rabbrividire. Né mi hai mai emozionato più di tanto contemplare, seppure per qualche minuto, qualche speranza per il futuro. Non so, è che dedicarsi a simili attività mi è sempre sembrato tempo perso. E in questo, devo confessarlo, mi sento molto vicino al personaggio che amo sopra tutti gli altri: Sherlock Holmes. La vita, ci direbbe il razionale investigatore di Baker Street, è un fiume in piena. L’acqua che è passata non la si può più riportare indietro e deviare. E quella che passerà dovrà seguire il suo corso. A noi spetta solo il compito – e non è poco – di coltivare i nostri sentimenti, di vivere onestamente, di non ignorare il dolore che ci sta intorno. Perché solo facendo “il nostro dovere di buoni cittadini” potremo aspirare a un mondo migliore di quello in cui viviamo. Solo così facendo, insomma, potremo far fluire in modo diverso l’acqua del fiume che scorre verso la sua meta. È una bella sfida quella che ci lancia Holmes. Ardua. Soprattutto in questi tempi pieni di incertezze e paure. Il passato appena trascorso ci lascia il presente in cui viviamo. Un mondo fragile, in preda agli incubi della crisi economica, con l’assillo di un lavoro che non c’è più o che rischia di non esserci nei prossimi mesi, con l’idea che la tranquillità quotidiana – la vera felicità, in fondo – stia per esserci strappata di mano… E poi, c’è l’incubo di questa profezia dei Maya… Il mondo che finirà il 12-12-2012… L’ennesimo vaticinio di un’apocalisse che minaccia l’uomo dagli albori della sua comparsa sulla terra e che, spesso, coincide proprio con i momenti di maggior disagio dell’umanità. Una lunga serie di oracoli che non si sono mai compiuti… e dunque, perché mai dovrebbe avverarsi quello attribuito agli aruspici della grande civiltà centroamericana? E allora, che speranze nutrire per il futuro più prossimo a noi? Che cosa aspettarsi da questo 2012? Personalmente coltivo il sogno – e raccontandolo agli amici e ai conoscenti cerco di dargli gambe perché non resti solo un desiderio – che le persone ritrovino il senso dell’esistenza, del loro essere uomini. Mi piace immaginare che ridando valore ai sentimenti interiori, restituendo dignità anche ai lavori più umili, rifuggendo dall’idea che la felicità esista solo in virtù delle ricchezze che si possono raggiungere, ritrovando il senso di condividere con gli altri i proprio pensieri si possa ricreare quel senso di comunità che si è andato perdendo e che può essere l’antidoto vero e salutare allo smarrimento che stiamo vivendo. Nel coltivare questo desiderio mi sento spesso come l’ingenuo dottor Watson nell’epilogo de “Il suo ultimo saluto”, l’avventura che chiude la saga di Sherlock Holmes, quando l’investigatore – commentando i tempi bui della Prima Guerra mondiale che è ormai alle porte - si rivolge all’amico dicendogli: “Caro vecchio Watson! Unico punto fisso in un’epoca in mutamento. Si sta avvicinando il vento dell’est, […]. Sarà un vento freddo e pungente, Watson e molti di noi rabbrividiranno alle sue raffiche [...]”. Eppure, questa volta, non sono d’accordo con Holmes. Il destino non è un male ineluttabile. Perché ho una certezza: se fossimo tanti dottor Watson, se ognuno per la nostra parte ci impegnassimo ad essere tanti punti fissi in un’epoca in mutamento, il vento freddo e pungente che già sta imperversando potrebbe essere smorzato e debellato in fretta. Perché solo tornando a pensare che l’uomo e le sue azioni – l’impegno di ognuno di noi – determinano le sorti del mondo (e non viceversa) si può ottenere di ribaltare la situazione e recuperare fiducia nel futuro. Del resto, come diceva il grande fisico e filosofo Albert Einstein, “C'è una forza motrice più forte del vapore (l’illusione della Tv), dell'elettricità (la politica) e dell'energia atomica (il mondo della finanza): la volontà”. Già, la volontà. E un’esistenza all’insegna della semplicità, aggiungo io, richiamando ancora una volta il lucido pensiero di Einstein: “Un tavolo, una sedia, un cesto di frutta e un violino. Di cos’altro necessita un uomo per essere felice?».

Roberto Barzanti - «Mi vien di pensare un augurio molto senese. Chi vive in una città continuando a scoprirla giorno dopo giorno e vi ha avuto qualche responsabilità di governo non può sottrarsi ad un bilancio di ordine amministrativo. Spero che si concretizzino per Siena progetti che in tema di organizzazione della cultura sono in ponte da tempo. In primo luogo, ovviamente, il mio pensiero va al Santa Maria della Scala. La Fondazione che si vuole istituire può ridare autonomia di attività e autorevolezza di presenza ad una sede che, se non ha una sua sezione permanente e definita e una sua ben strutturata agenda, rischia di diventare un prestigioso alloggio delle più varie iniziative, alcune ottime, alcune buone, altre modestissime, ma, comunque, incidentali e non produttive di rilevanti e durevoli risultati. Non c’è bisogno di ripetere che l’asse fondamentale attorno a cui dovrebbero gravitare i programmi del Santa Maria è il patrimonio artistico della città, riclassificato e riproposto con forme di ricerca e modalità di fruizione sostenute da un ricorso sistematico alle nuove tecnologie informatiche, e non solo. Ma sulle prospettive che si delineano si proietta ora l’ombra inquietante di una crisi che non sarà passeggera. E che coinvolgerà un po’ tutti i settori. Ciò che ricomprendiamo nella parola cultura non è un ambito separato dal resto. Gli anni futuri saranno anni di scarsità estrema di risorse. La Fondazione Monte dei Paschi, ad esempio, non potrà, almeno per un certo lasso di tempo, intervenire con la generosità finora seguita. È necessario quindi selezionare con rigoroso senso delle priorità gli impegni da assumere e di concentrarsi in pochi obiettivi strategici. La Fortezza, che già accoglie Siena Jazz e la dimensione ormai universitaria dei suo moduli formativi, dovrebbe essere strutturata come polo della creatività contemporanea, accordando credito in particolare alle sperimentazioni giovanili, a incontri e scambi dei quali si avverte la mancanza. Siena è povera di spazi e servizi in particolare per i giovani, malgrado abbia una notevole popolazione universitaria. Lavorare in concreto per conferire una riconoscibile fisionomia a questi due poli è la cosa più urgente da fare. Non desidero suggerire un elenco, altre volte abbozzato, di temi e di progetti. Se proprio devo precisare ciò che mi auguro mi limito a questioni di metodo. Occorre essere più ambiziosi, abbandonare autoelogiativi e pigri compiacimenti di sapore localistico. Occorre puntare con coraggio ad una robusta dimensione europea e internazionale, rafforzando anche collaborazioni e cooperazioni avviate. Occorrerà, infine, per le risorse economiche da mobilitare, non limitarsi alle fonti consuete e intessere calibrate convergenze tra poteri pubblici e soggetti privati. Temo che la città possa cadere in depressione. Si deve saper reagire eliminando il superfluo e ristabilendo un ordine ampiamente condiviso di priorità, basato sulla consapevolezza delle eredità storiche da coltivare e dei valori fondamentali sui quali far leva».

Fabio Mundadori - «Per molti anni ho sempre vissuto come vero “capodanno” la fine di agosto, quando si rientrava da un intero mese di vacanza, durante il quale tutta l’Italia si fermava e il ritorno ai banchi di scuola dava il senso di un vero inizio dopo quella sorta di letargia che la calura di agosto quasi imponeva. Ricordo che settembre era il mese nel quale lanciare le novità: colossal, libri, nuove testate di fumetti, nuove enciclopedie a fascicoli, insomma si “ricominciava” la vita di tutti i giorni e il 31 dicembre era per me solo una tappa tra le festività di Natale ed Epifania dove il significato di inizio era legato all’apertura di un nuovo calendario. Oggi molte cose sono cambiate, il mese di vacanza si è sempre più assottigliato fino a diventare una settimana o al massimo dieci giorni, nei cinema ogni film è promosso alla stregua di un colossal, sull’onda del made in japan i fumetti vengono sfornati a ciclo continuo, senza pausa alcuna e le enciclopedie a fascicoli sono praticamente scomparse dalle edicole, sostituite da raccolte di oggettistica varia che lucrano su debolezze infantili di maturi assidui lettori di quotidiani sportivi. Oggi lo scorrere dei giorni nell’anno solare ha assunto un aspetto quasi fluido senza pause apprezzabili, rallentamenti piuttosto, che hanno restituito al capodanno la propria “dignità” di fine e inizio. Oggi siamo a fine 2011 e alle porte bussa un anno che definire chiacchierato è un eufemismo. Credo che più del 2012 solo l’anno 1000 delle profezie medievali e il 2000 del Millennium Bug (ricordate il terribile errore di programmazione insito in ogni software, dal programma di lavaggio della lavastoviglie fino ai sistemi operativi della NASA, e che avrebbe mandato in tilt il pianeta alla mezzanotte del 1999?) siano stati più “sviscerati” (ed eviscerati) da parte di scrittori, profeti, maghi e uomini di scienza. Ma sarebbe superficiale rispondere con scrollate di spalle o sorrisetti ironici (che si sono dimostrati in tempi recenti peraltro molto poco benauguranti) a chi sostiene la fondatezza della profezia di una popolazione estinta da secoli. Poco importa che date, interpretazioni o stregonerie siano vere o false, corrette o sbagliate; poco importa se siamo disposti a farci bollare come inguaribili superstiziosi o inflessibili esseri raziocinati; ciò che conta è che queste fobie parlano dell’uomo, dell’ossessione che ha per il tempo e della vera e propria angoscia che il concetto di “fine” provoca in lui: qualcosa che assume connotazioni positive solo se accostato alla parola inizio. In fondo il cervello dell’uomo non è progettato per concepire un sacrificio senza la previsione di un risultato uguale o maggiore: se c’è una fine dopo deve esserci qualcosa di meglio; ma l’unico evento capace di chiudere veramente i giochi è la fine di tutto ciò che conosciamo. E allora via alla caccia alla data dell’ultimo giorno del mondo, perché conoscerla significa, magra consolazione, andarsene portando con se’ tutto quello che c’è sul tavolo. Ovviamente dopo due flop (anno 1000 e Millennium bug) non potrà mancare il terzo, ma tra tutte le interpretazioni date sulla profezia dei Maya una in particolare mi ha affascinato, non a caso la meno catastrofista, e che a ben guardare tra primavere arabe e terremoti dell’economia globale potrebbe davvero aver gettato le proprie fondamenta: quella che parla di una “fine del mondo così come lo conosciamo” piuttosto che della fine della razza umana, il primo passo nel cammino dell’uomo verso un’era di prosperità e uguaglianza; se ci pensiamo bene questo sarebbe davvero un nuovo inizio. Mi rendo conto che quest’ultimo è poco meno di un sogno e poco più realistico della più radicata delle superstizioni, ma come mi capita di scrivere spesso, è nel confine che separa sogno e realtà dove nascono le storie e dove per una volta potrebbe nascere La Storia. L’augurio minimo che posso fare è che il 2012 possa essere migliore dell’anno che sta finendo, ciò che invece vorrei è che per ognuno di voi il nuovo anno possa trascorrere al di sopra di ogni vostra aspettativa. Buon Anno».

Giada Guidotti - «Il conto alla rovescia è iniziato. Un conto che alcuni vivono con leggera angoscia, altri, molti, con incertezza e altri ancora, pochi, con la serenità di sempre. Non vi dirò a quale gruppo appartengo, perché non è luogo e tempo adatto e perché penso che spesso dovremmo parlare meno e agire di più. Viviamo in una regione fiorente e rigogliosa, ma anche in una penisola bellissima e bistrattata. Eppure viviamo anche in un mondo che aveva tutto e molto di più e che oggi sta andando piano, ma neppure troppo,alla deriva. E la responsabilità è nostra. Io credo che tutti abbiamo il dovere di prenderne atto e correre ai ripari. C’è chi dice che il mondo finirà il 21 dicembre del 2012 e c’è chi dice che inizierà una nuova era di pace. Io non so cosa accadrà ma so che la crisi che l’intera umanità sta vivendo, e come al solito noi benestanti ce ne accorgiamo solo quando viene toccato il nostro orticello, è collettiva. Ed è vero pure che un cambiamento dovrà pure avvenire. Uno dei miei padri spirituali diceva che la storia è ciclica, ad ogni vetta corrisponde un cratere, e ad ogni cratere corrisponde una vetta, ma ciò che impariamo, lo impariamo nella discesa e nella risalita dagli inferi. Ne sono fermamente convinta anch’io. Questo ciclo, sarà caratterizzato da molti cambiamenti, nell’economia, nella società, nel rapporto con la natura. E l’idea che ci sia la possibilità di creare un mondo veramente nuovo, dove le persone tornino a vivere in società, ri-imparino a toccarsi, a guardarsi ad odorarsi, mi fa esultare di gioia. Ci pensate? Un mondo di illuminati dove cambino le relazioni e diventino veramente tali stravolgendo il modo asettico e sterile a cui ci siamo assuefatti per tornare a vivere e a pensare. Il geologo russo Dimitrov sostiene che stiamo entrando in una nuova area energetica di plasma magnetizzato responsabile dei cambiamenti che avvengono sulla terra. Secondo lui ciò influisce sul clima, sullo stato magnetico del nostro pianeta e sull’uomo. Sostiene che tutto questo provocherà, stimolando la ghiandola pineale che libera sostanze neurochimiche, una evoluzione dell’umanità. Gli effetti sugli uomini saranno allucinogeni, molti secondo Dimitrov vivranno esperienze paranormali. Non mi dispiace l’idea di un mondo di veggenti allucinati, purché felici. E ad oggi non ci siamo ancora. Il mondo è tristemente infelice. Sulla terra ogni giorno muoiono di fame 24000 persone, 3/4 dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni. C’è troppa gente che vive in baracche, al freddo, senza nessuna possibilità di godere di una banale igiene. Gli ospedali sono colmi di uomini e donne che muoiono di svariate e terribili malattie, troppe donne ogni giorno vengono violentate, picchiate e lasciate sole. Poi ci siamo noi. Stressati, di corsa, infelici, lamentosi, affamati di affetti che sfumano. Credo che dovremmo ricominciare a vivere con lentezza, dandoci il tempo di vivere. Impariamo a rimanere incantati dalle foglie che vibrano al vento, dai tramonti arancio che si stagliano in un cielo d’inverno, dai nostri compagni o amici che ci sfiorano con una mano, godiamoci la pelle vellutata dei nostri figli. Smettiamo di scacciare l’amore che ci circonda. Spesso la nostra vita è così bella e scontata che sembra bruciarci fra le mani e allora tendiamo a dimenticarla. Mi piace pensare che il 2011 sarà il trampolino di lancio che ci farà volare verso una nuova consapevolezza che arriverà nel 2012. Ed il nuovo anno come il primo passo verso una unità di tutti i popoli. Ma ancor di più adoro pensare che ognuno di noi è portatore di un messaggio per l’umanità, ha uno scopo per cui è nato e non può che essere un miglioramento per ogni essere vivente. Ognuno di noi può mettere un tassello nella costruzione di una nuova coscienza. Tutto partendo dall’osservazione, dalla ricerca della conoscenza e poi dalle piccole cose di ogni giorno, quelle che possiamo dare e insegnare ai nostri figli: il rispetto per l’essere umano, per gli animali, per l’ambiente che ci circonda e la voglia di vivere, la passione, la curiosità infinita verso l’ignoto, il diverso. Impariamo ad amare ciò che è diverso da noi, perché sarà grazie ad esso che cresceremo. Il nostro mondo ci sopravviverà, e anche se noi non ci saremo andrà avanti comunque. Se l’uomo dovesse scomparire la terra resterebbe col suo moto continuo, e con la sua lentezza tornerebbe coi secoli ad avere mari limpidi, montagne immense, i fiumi ritroverebbero i loro naturali percorsi, il sole nascerebbe ogni giorno e tramonterebbe la sera. E la pioggia e il vento sarebbero sovrani. La terra ha tutto il tempo del mondo. Noi no.Cosa vogliamo fare?».

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