La fabbrica verso il cielo. Il libro autobiografico di Sandra Cammelli

Marialuisa Bianchi

21/07/2021

Un libro autobiografico per conoscere un’epoca della nostra storia che ci ha segnato profondamente. Si parla de “La fabbrica verso il cielo” (ali&no editrice) di Sandra Cammelli, un intreccio ben riuscito fra pubblico e privato, storia e politica, “che il personale è politico” come diceva uno slogan degli anni Settanta. Una bella copertina, una FIAT cinquecento rossa che sale fra le finestre del palazzo fiorentino di una notissima azienda italiana, fiore all’occhiello nel mondo. Si parla degli anni 70: piena fiducia nelle nostre abilità e nella creatività, legate anche allo sviluppo tecnologico, che in quegli anni produce la rivoluzione informatica, destinata a cambiare radicalmente le nostre vite.
 
“La fabbrica è il traino dell’economia comunitaria, la prospettiva è di superare la divisione fra città e campagna attraverso una possibile fusione fra centro urbano industrializzato e area rurale. Il legame fra Adriano e il mondo intellettuale non cessò mai di essere intenso, erano troppo importanti per lui le idee che circolavano nel dopoguerra, soprattutto quella del possibile dialogo fra cattolicesimo e marxismo e l’eventualità di una terza via lo intrigava e lo induceva a divenire lui stesso il tramite di un possibile mutamento”. Eppure le cose non andarono esattamente così per il nostro gioiello tecnologico. La vicenda trae spunto da una data, 30 settembre 1998, in cui viene firmato l’accordo fra le realtà sindacali e politiche per un piano di riorganizzazione e ristrutturazione con eccedenze di personale, presso l’Azienda Olivetti, appunto, una delle grandi industrie innovative del secolo scorso.
 
Per la protagonista, Angela, questo accordo decreta la fine del suo lavoro iniziato proprio nel 1969. Nel 2003 il marchio Olivetti è cancellato dal registro delle imprese italiane quotate in borsa. Nel 2015 la vita della protagonista viene sconvolta dall’annuncio di una malattia incurabile del fratello, più giovane, a cui è legata fortemente. Questo dolore insopportabile la induce a ripensare al passato e ovviamente agli anni trascorsi in quella azienda, anni cruciali e densi di esperienze per lei. È evidente, ed è esplicitato anche all’inizio, che per la protagonista non sarebbe stato possibile concentrarsi solo sul lutto familiare, la malattia e la perdita, nonostante fosse consapevole che la scrittura era una strada percorribile e utile per affrontare quel lutto. Era importante aggiungere al racconto autobiografico una vicenda che avesse una visione più generale, offrendo l’opportunità di conoscere la storia del progetto avanguardistico di Adriano Olivetti dall’interno. Dunque appare calzante la scelta del punto di vista di una lavoratrice interna all’azienda. Forse proprio concentrarsi su una materia più concreta e meno attinente al dolore degli affetti ha permesso ad Angela di districarsi nel dolore. Angela, una donna impegnata nelle lotte sindacali ma anche orgogliosa del suo lavoro e attenta sempre  ad agire per il bene comune. Il pensiero di Enzo Mazzi, sarà per lei un punto di riferimento importante, anche se Angela non è credente, “ma apprezza in lui il suo tornare continuamente al basso”, ugualmente per la cultura che non deve essere solo retaggio di intellettuali e studiosi.
 
Dunque un testo autobiografico che ci fa vedere la complessità del mondo di allora e il bisogno di ricostruire non tanto come sono andate le cose, ma perché sono andate così e cosa è cambiato, attraverso un percorso di consapevolezza, che passa dal 68 al femminismo all’associazionismo. L’importanza del lavoro, l’emancipazione femminile, in un’azienda maschile che non riconosceva neanche l’intera retribuzione nella maternità, dunque lotta per i diritti sindacali, e non solo. Tutto questo raccontato attraverso un percorso di crescita e indipendenza dalla famiglia. La vita nel sociale, componenti che hanno giocato un ruolo fondamentale per la comprensione della storia della protagonista e la ricostruzione della propria vita attraverso le scelte. Far bene il suo lavoro perché farlo male lo avrebbe reso più difficile da sopportare come dice Simona Rondolini. Le scelte di ogni giorno, guidate dai nostri atteggiamenti, dai nostri valori non sono fini a se stesse bensì rivolte a un disegno più grande, alla formazione di una nostra identità, di un nostro io, che lo vogliamo a no sarà il nostro progetto di vita. E Angela vede a posteriori tutte le tappe che l’hanno portata a essere quello che è, grazie soprattutto alla scrittura che aiuta a vedere più chiaro.
 
Apprezzabile la ricostruzione, molto ben documentata dell’azienda Olivetti, le cui sorti sembrerebbero legate alla sudditanza dell’Italia dagli Stati Uniti: l’elettronica negata malgrado il primato e la qualità dei prodotti? È un ipotesi che Sandra Cammelli porta avanti con consapevolezza. La crisi dell’Azienda, l’ingresso della FIAT e la penuria di Capitale, che lo Stato ha negato. Si promuove l’apertura al Gruppo Americano IBM legato ad un grande calcolatore dell’Università di Pisa. L’Italia non aveva il diritto di entrare nell’elettronica, aveva perso la guerra, restavano il tessile, l’abbigliamento e i prodotti di lusso. Riduzione di personale, licenziamenti e ancora licenziamenti, da cui l’amarezza, e la delusione. Se dunque la molla per scriverlo è stato sì il dolore per il fratello, rievocando il tempo libero insieme, la malattia, la perdita, la vicinanza e il rafforzarsi di un legame in prossimità della morte, sicuramente ha agito da detonatore la rabbia per una perdita individuale e del Paese. Un conflagrare di emozioni e tanta passione, che hanno caratterizzato una scrittura contenuta ma con continui salti nel tempo, digressioni e passaggi fra passato e presente e privato e storia. “La mattina i pensieri si muovono come sassolini sotto i piedi in montagna, che riescono a trovare sempre una giusta posizione sul sentiero. Allora tutto si aggiusta ed è felice”.
 
Torna Indietro
Lascia un Commento

Scrivi un commento

Scrivi le tue impressioni e i commenti,
verranno pubblicati il prima possibile!

Ho letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art. 13 D. lgs. 30 giugno 2003, n.196

Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Recentemente ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici, edizioni End 2017. Ha esordito con un libro di racconti “Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti”, Franco Angeli editore (con prefazione di Dacia Maraini) Milano, 2005 e nel 2009, un testo teatrale “Apparizioni....

Vai all' Autore

Libri in Catalogo

NEWS

x

Continuando la navigazione o chiudendo questa finestra, accetti l'utilizzo dei cookies.

Questo sito o gli strumenti terzi qui utilizzati utilizzano cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetto Cookie Policy
X
x