La storia di Anna

Marialuisa Bianchi

28/04/2020

Era una camicetta estiva, di seta leggera. Cangiante. Al tatto frusciava e si stropicciava sotto le dita. Bisognava fare attenzione con i bottoni di madreperla, piccoli, si incastravano nelle asole ed era facilissimo spezzare quei fili iridescenti che li cucivano alla stoffa. Un dono ricevuto anni prima da Lorenzo, un caro amico di Lisa, almeno così si definiva, ma per Lisa era stato l’Amore a cui non aveva mai saputo rinunciare, forse perché non si erano mai detti Addio, dal momento che quella storia non aveva avuto proprio un inizio. Un pomeriggio di luce intensa erano usciti, dopo aver fatto l’amore, come sempre senza dirsi una parola. Lisa non sapeva se sarebbe successo ancora. Doveva considerarla come l'ultima sigaretta. Dopo la pioggia le strade del centro erano deserte, sembrava che qualcuno avesse coperto di smalto la superficie del cielo e il cielo avvolgeva di luce i muri, le case gli alberi come una carta da regali dorata. Un momento perfetto per scattare fotografie se solo avesse portato con sé la sua Contax. Con l’obiettivo Zeiss 85 avrebbe realizzato un ritratto magnifico di Lorenzo, e lui sarebbe rimasto colpito dalla sua bravura. Chissà! Più probabile che sottraesse il volto allo scatto e lei sarebbe rimasta con l’ingombro fra le mani, pesanti e inutili.
 
A un tratto lui la prese per mano, trascinandola, come si fa con i bambini, dentro un negozio. Un attimo di sospensione del pensiero che scivolava leggero e Lisa non rispose nulla alla commessa:
“Di che colore signorina?” ripeté per la seconda volta.
Nulla
“Questa tonalità di rosa è magnifica, adatto alla primavera, di moda.”
Lei aveva sorriso e basta.
Nel camerino si era abbandonata inerte. Immobile, lui aveva sollevato prima un braccio che aveva fatto passare nella manica, poi l’altro sfilando le dita sottili dal polsino. Davanti allo specchio, lui dietro di lei, sistemava la stoffa e abbottonava con lentezza e precisione, attento a non sforzare le asole. Lisa ne osservava i movimenti, era molto serio, il ciuffo di capelli castani gli ricadeva sulla fronte china di lato sul collo di lei. Solo alla fine aveva sollevato la faccia e in quell’istante lei aveva deviato lo sguardo. La foto di loro due sarebbe rimasta così impressa nella sua mente anche se nessuno si era preoccupato di scattarla.
 
Il colore della camicetta donava molto al suo colorito scuro che si illuminava di riflessi perlacei. Il taglio avvitato faceva risaltare la figura slanciata, vita stretta come in un corsetto antico. Il colletto un po’ alto con due bottoni le dava un’aria sussiegosa, regale. Lorenzo le raccolse i capelli alti sulla nuca scoprendo la fronte aperta e lei pose istintivamente le mani sui fianchi. L’immagine suggeriva un che di spagnolesco.
“Le sta benissimo” aveva commentato la commessa. Lorenzo aveva detto solo “Perfetto” e il suo complimento era sincero perché lo sguardo si era allargato sotto le brutte luci al neon.
 
Poi aveva pagato con la carta di credito e le aveva sfiorato il braccio premendo verso la porta.
“Arrivederci. E faccia attenzione alla pioggia, la seta è molto delicata, si macchierà” li aveva raggiunti la voce della commessa quando già avevano varcato la soglia del negozio.
“Starò attenta” rispose Lisa e solo allora realizzò che erano le uniche parole che aveva pronunciato nel negozio. Uscirono nel pomeriggio ormai inoltrato.
 
Un giorno per la strada, si era sentita osservata, notando quanto la camicetta le donasse. Non era Lorenzo. Il cielo minacciava di piovere ed era tornata subito a casa a cambiarsi. Ricordava le parole della commessa la pioggia avrebbe rovinato per sempre il tessuto delicato e sottile come carta velina orlata di nervature impalpabili. Dopo quella volta aveva indossato ancora la camicetta, con parsimonia. All’inizio quando sperava che lui sarebbe arrivato. Non riusciva a ricordare se si erano rivisti dopo quel pomeriggio. Di sicuro, al cinema con amici, ma da soli non era certa. Strani scherzi della memoria, eppure lo aveva atteso con trepidazione.
 
All’inizio dell’estate, una mattina era tornata Anna, la sua compagna d’appartamento. Depositò le valige con un tonfo sul pavimento e allargò le braccia stringendosi nelle spalle.
“E’ finita?” domandò Lisa preoccupata.
“Forse. Ci siamo dati un po’ di tempo per riflettere” e sorrise con un suono allegro, pieno, chinando lievemente la testa da un lato.
Dopotutto lei era sempre allegra, pensò Lisa, proprio il genere di ragazza che piace agli uomini, quelle con cui si va a convivere, concluse fra se’ e se’ inghiottendo l’amarezza. Doveva essere stata Anna a lasciare Alessio, lo studente di medicina con cui abitava da sei mesi, anche lui di Ascoli. Un tipo interessante che non si era, però, degnato neppure di rivolgerle la parola, quelle poche volte che si erano visti.
 
In quel periodo Lisa aveva avuto la disponibilità dell’appartamento tutto per sé, col vantaggio di dividere comunque l’affitto e parte delle spese, ora con il ritorno dell’amica le cose sarebbero cambiate, anche se avere compagnia non le dispiaceva affatto. Ce l’avrebbe messa tutta per far funzionare le cose, senza dover recriminare su chi non aveva lavato i piatti o perché il bagno era sporco e nessuno si degnava di pulirlo, lo zucchero e il caffè finiti o la radio accesa a tutto volume durante le ore di studio. No. Avrebbero trovato un perfetto accordo, dopotutto entrambe amavano la musica dei Genesis e dei King Krimson. E poi i libri, Il lupo della steppa e la montagna incantata ne avevano parlato per ore la notte, al buio fumando l’ultima sigaretta. 
 
 
La prima settimana trascorse liscia e tranquilla senza incidenti; Anna sembrava serena e Lisa si ingegnava a cucinare dei pranzetti vegetariani, pietanze che piacevano tanto all’amica, polpette di melanzane, purea di sedano e succo di carote centrifugato. Anna continuava a sorridere e studiava per l’esame di diritto pubblico. Uscivano poco, la sera ascoltavano musica e chiacchieravano. Anna non parlava mai di Alessio e Lisa non le raccontò di Lorenzo. Dopotutto non c’era un granché da raccontare, a parte la camicetta. Sentiva che presto l’avrebbe indossata di nuovo, la prima occasione in cui sarebbero uscite insieme loro due e basta per festeggiare la rinnovata amicizia.  Lisa era allegra e aveva voglia di fare tante cose.
 
Una sera dovevano andare al cinema. Lisa era già pronta, truccata e vestita con cura, sulla soglia tornò indietro per mettersi anche il rossetto ma in bagno trovò Anna seduta sulla vasca con sguardo perso e a piedi nudi.
“Esci tu, io resto a casa, non ho voglia di venire al cinema” aveva detto.
“Perché? Sei stata tu a proporlo, mi sembrava che ne avessi voglia, se è per il cinema possiamo cambiare programma e fare un salto a Santo Spirito o…”
“No voglio starmene sola. Mi girano e basta” concluse Anna mentre usciva dal bagno per dirigersi in camera sua. “Vado a letto”
“A quest’ora!”
“Che c’è di strano, sono stanca. Buonanotte”
Lisa rimase in casa, davanti alla televisione cercò di seguire un programma stupido per distrarsi. Drive-In. A basso volume per non disturbare l’amica che era sicura non stava affatto dormendo. Come sempre le succedeva dopo una mezzora si addormentò sul divano mentre il fruscio delle ballerine e le note degli sketch si tramutavano in sogni brevi e concitati.
 
La mattina Anna era già alzata, non l’aveva aspettata per la colazione, i cui resti giacevano miseramente sul tavolo di cucina.
“Devo andare a casa di Alessio”
“Allora tornate insieme?” disse Lisa con tono basso e calante.
“No. Abbiamo deciso di lasciarci definitivamente, così ci incontriamo perché io devo riprendere alcune cose che ho lasciato da lui”
“Ah” fece Lisa con un sospiro aperto “Allora torni”
“Prima di pranzo sarò qui e magari al cinema ci andiamo stasera” concluse poco convinta l’amica.
 
Sulla soglia si abbracciarono e Anna emise un sospiro profondo. Poi si staccò e scrutò il grande specchio dorato dell’ingresso. Scosse più volte la testa.
“Non sapevo come vestirmi, non mi piaccio così. Avrei voluto qualcosa di speciale, di nuovo. Alessio conosce a memoria tutti i miei vestiti e volevo che mi ricordasse diversa, speciale.”. Strinse la bocca in una smorfia, si aggiustò gli occhiali ed ebbe un moto di stizza.
Lisa corse in camera sua e tornò con un pacco di carta velina che sosteneva fra le braccia come un vassoio. Lo appoggiò sul ripiano davanti allo specchio e cominciò ad aprirlo. Ne estrasse la camicetta rosa che scosse per farle riprendere la piega e poi la avvicinò all’amica. “Guarda, questo colore sta bene anche a te. Perfetto” e pronunciò la frase soffermandosi un attimo in più sull’ultima parola.
 
“Sei fortunata perché oggi c’è il sole, altrimenti non te l’avrei prestata, è delicatissima e la pioggia può rovinarla per sempre”
“Sei fantastica. E’ molto bella non te l’avevo mai vista prima”
“Il regalo di…un caro amico” aggiunse
“Ma guarda quanti segreti e io che ti credevo in questi mesi sola sola intenta a studiare Paleografia medievale e invece… non mi hai voluto raccontare niente ma ora dovrai dirmi tutto. Non dobbiamo avere segreti io e te”.
Indossò la camicetta. I suoi gesti erano bruschi e Lisa suggerì di fare attenzione alle asole che si sfilacciavano, anzi fu lei stessa ad abbottonarla. Con le sue dita lunghe e affusolate, aiutandosi appena con le unghie terminò l’opera che risultò piuttosto difficoltosa per il collo. Infatti fu deciso di lasciare aperto fino all’inizio del seno che si intravedeva fra le pieghe della stoffa.
“Sto già meglio, affronterò l’incontro con un’altra sicurezza. Grazie” disse Anna. E intanto anche Lisa sentiva risalire quell’umore raro, quel sentore di gaiezza che si andava agitando in lei, quella luce assoluta del cielo dopo la pioggia. 
 
La mattinata trascorse veloce, studiando e preparando il pranzo per loro due. Lisa comprò anche una bottiglia di vino rosso e preparò le fragole alla panna come dessert. L’acqua bolliva per la pasta, tutto era pronto in tavola. Erano quasi le due ma l’amica non si vedeva. Non voleva telefonare, sarebbe stato inopportuno e poi magari Anna stava arrivando e non voleva mostrarsi ansiosa. L’acqua continuò a bollire fino quasi a consumarsi e quel bicchiere di vino che aveva bevuto nell’attesa cominciava a farle girare la testa, non avrebbe dovuto così a stomaco vuoto, non era abituata e poi…
 
In quell’istante sentì la chiave girare nella toppa, accorse all’ingresso e la vide entrare con borse e fagotti di varie dimensione. Non accennò al ritardo, le dette un bacio sulla guancia, la aiutò a liberarsi dai pacchi, poi mentre le scostava i lunghi capelli dal viso indietreggiò. Istintivamente si portò le mani sulla faccia e aprì la bocca.
“Ma, ma stamattina non pioveva, come è possibile? Tutte queste macchioline, che disastro” e sul viso si disegnò un’espressione di pena. Come un ampio ventaglio si aprivano tante piccole macchie madreperlacee. Sulla stoffa iridescente risaltavano perfettamente.
“Non andranno più via.” Sentenziò: “guarda è saltato anche un bottone, spero che tu l’abbia conservato” e sollevò lo sguardo sul suo viso.
“Credo proprio di no” rispose l’amica e solo allora Lisa vide che Anna aveva ancora gli occhi rossi. 
 
II racconto rientra nell'iniziativa di Toscanalibri.it "Racconti di scrittori toscani per i giorni del Coronavirus"
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Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive e insegna in una scuola superiore. Recentemente ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici, edizioni End 2017. Collabora alla storica associazione culturale Il Giardino dei Ciliegi, presso cui conduce seminari di scrittura creativa e organizza incontri letterari. Ha scritto saggi di storia fiorentina, uno apparso sulla rivista Ricerche...

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