La storia di un gregario di classe tra Coppi e Bartali. Primo Volpi, leggenda nata in Val d’Orcia

Mauro Taddei

09/04/2020

La memoria al futuro. Alla ricerca delle nostre memorie per trasmetterle a chi vorrà farne tesoro per guardare avanti. Dal più lontano passato, la trasmissione orale ha costituito il mezzo più diffuso di comunicazione. Del resto, non sono lontani i tempi in cui i cantastorie giravano per i paesi e le notizie si trasmettevano in forma orale tramite la campagne, con gli ascoltatori con i loro racconti, le informazioni sotto forma di favole, spesso accompagnate da pannelli dipinti a mano che avvaloravano le loro parole. È stato poi compito della piccola editoria locale raccogliere questa forma di divulgazione in maniera più coordinata, per raccogliere fonti di sapere più popolare, altrimenti destinate a disperdersi definitivamente. Si dovrebbe porre maggiore attenzione al lavoro, spesso solitario e complicato della piccola editoria. Detto questo, mi è capitato in questi giorni di cercare una pubblicazione recente e, credetemi, non è stato facile trovarla riguardo ad un personaggio dello sport, un ciclista, Primo Volpi, noto più nel narrare popolare dello stretto ambiente in cui ha vissuto e operato che oggetto, appunto, della grande pubblicistica. “Una leggenda nata in Val d’Orcia” è il titolo della pubblicazione edita nel 2007 dall’Editrice Donchisciotte di S. Quirico d’Orcia, oggi inattiva. Pubblicazione voluta da un gruppo di appassionati per ricordare a noi tutti questo piccolo, grande eroe, Primo Volpi, appunto, campione fra i campionissimi Coppi e Bartali. Come viene messo in risalto nella terza di copertina Volpi fu anche “ambasciatore della pedivella” con la partecipazione e vittoria insieme ad un centinaio di corridori professionisti al primo Giro d’Europa del 1954. Corsa a tappe, subito soppressa, che doveva essere di buon auspicio per un’Europa unita che ancora oggi, purtroppo, stenta ad andare avanti.

Ma chi era Primo Volpi? Nato nel cuore della Val d’Orcia, figlio di una numerosa famiglia di mezzadri, mezzadro anche lui, alternò fin da giovanissimo il duro lavoro della terra con la passione prima per le corse campestri e podistiche, per approdare infine a quelle ciclistiche. Tra le perplessità della famiglia e la contrarietà della proprietà della fattoria della Ripa che minacciò di sfrattare la famiglia dal podere se non avesse riportato a più miti consigli, al duro lavoro dei campi, il giovane Primo, riuscì a imporsi e conquistarsi anche la fiducia dei proprietari del Castello della Ripa, con le prime numerose vittorie subito da dilettante, poi esordiente e, infine, da professionista. Si dice sia stato l’antesignano del “rullo”, lo strumento che ancora oggi serve per mantenersi in forma quando non è possibile allenarsi fuori.
Per non contrariare la famiglia e la proprietà, Primo di giorno faceva il “contadino” e di notte si allenava facendo scorrere la ruota della bicicletta, appesa ad una trave, su un rullo di legno fatto da lui. Dopo un primo tesseramento con la Men Sana Siena, passò subito alla Società Tempora di Bettolle. Nel 1938, a ventidue anni, passò al professionismo insieme a Fausto Coppi nella squadra di Gino Bartali, la Legnano, con la quale nel 1940 corse il suo primo Giro d’Italia, piazzandosi ventiduesimo e vincendo la tappa di Arezzo. Con l’entrata in guerra dell’Italia l’attività ciclistica professionistica ebbe un intervallo per riprendere nel 1946. Ma nel frattempo Volpi continuò attivamente a partecipare a tutte le competizioni che venivano organizzate e continuò a frequentare Gino Bartali, con il quale strinse ancora di più i rapporti di carattere familiare. Tanto che durante, o comunque subito dopo il passaggio del fronte, Bartali soggiornò, da sfollato, con la famiglia, proprio a S. Quirico d’Orcia. Anche Primo una volta sposato, era tornato di casa a S. Quirico. Frequentavano il bar di Arcangelo, l’attuale ristorante Osenna, perché c’era il biliardo. A Bartali piaceva giocare a biliardo. Il mio babbo che frequentava lo stesso locale ed era un bravo giocatore di stecca, a parte la conoscenza di vecchia data con Primo, aveva stretto amicizia con lo stesso Gino Bartali e vantava di averlo spesso sconfitto al biliardo. Ma questa è un’altra storia. Nel 1946, a guerra finita, riprende l’attività ciclistica professionale. «A causa della guerra – raccontò in un’intervista - avevo perduto i migliori anni. Con Gino ci si allenava insieme, io partivo da Siena, lui da Firenze, ci si trovava a Poggibonsi, Barberino e si andava a fare tanti chilometri. Due panini in tasca e via a pedalare».

È interessante anche la risposta alla domanda “Come erano i campioni di allora?”. «Il ciclismo mi ha dato la possibilità di conoscere il mondo quando quasi nessuno poteva girarlo, la fortuna di correre insieme a gente come Bartali e Coppi, con cui condividevo tutta la mia vita. Coppi? Un tipo allegro, scherzoso, brava persona, semplice; avevamo incominciato a correre insieme da professionisti, lo stesso giorno. Avrei potuto correre per lui dopo Bartali, me l’aveva prospettato di passare alla Bianchi. Ma preferii fare da me». E Bartali? «Anche Bartali era un tipo allegro, ma in corsa scherzava poco, siamo stati tanto insieme specialmente durante la guerra. Ci allenavamo sempre come si poteva, non c’erano corse e si andava a correre dove era possibile, col treno nel sud liberato, a Roma o a Napoli. Ci davano settecento, mille lire… Poi si ritornava a casa». Lungo sarebbe fare l’elenco della carriera da professionista di Primo Volpi che ha corso fino al 1957, all’età di 41 anni. Ha corso con le maglie della Legnano, della Cozzi (da capitano), dell’Arbos, della Rhonson, della Bartali e molte altre, anche straniere. Ha gareggiato con campioni quali Bartali, Coppi, Magni, Martini, Bevilacqua, Kubler, Bobet, Kobler, Robic, Gaul. Per dodici volte al Giro d’Italia, per due volte al Tour de France, nel 1947 e l’anno successivo, quello vinto da Gino Bartali, che svolse, come si pensa, la funzione di acquietare gli animi italiani in rivolta, conseguenti all’attentato del segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti.

È opinione consolidata che Primo Volpi fu un ottimo scalatore, oltre che passista ma come dice lui stesso «A me piacevano le salite. Non temevo nessuno. La mia salita preferita era il Ghisallo, dove ero passato primo al debutto, staccando Coppi, debuttante come me nel professionismo». Del resto, anche come passista era di tutto rispetto se in occasione del trionfo al Giro d’Europa vinse la tappa a cronometro con la media di oltre 42 km all’ora. Primo di nome ma anche primo di fatto, nella volontà di perseguire gli scopi che sentiva di poter, dover raggiungere.
Al termine di questa breve carrellata su di un personaggio che la corsa del tempo farebbe dimenticare, mi permetto ancora una volta di sottolineare l’importanza del lavoro, spesso snobbato, della piccola editoria che fa tesoro della cultura e salva le tradizioni, il ricordo, il sapere più spontaneo, la bellezza del passato. È un invito a leggere e magari approfondire. “Primo Volpi, una leggenda nata in Val d’Orcia” (Ed. Donchisciotte, 2007).
 
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