La vita al tempo del Coronavirus. Storie di giovani per immaginare il futuro

Marialuisa Bianchi

16/03/2021

Un libro fresco di stampa che raccoglie racconti, poesie, illustrazioni e fumetti, pieno di spunti e suggestioni, mai banale. Fa riflettere. Un libro per conoscere come i giovani hanno vissuto i momenti tragici che ci hanno accompagnato e che ancora viviamo. Si tratta di “La vita al tempo del Coronavirus. Storie di giovani per immaginare il futuro” (END Edizioni). Come scrive Matilde “nessuno sa se gli affetti saranno più gli stessi, se le emozioni potranno ancora essere condivise con la medesima intensità, se l’inverno dell’epidemia avrà lasciato intatto ciò che c’era di più bello o se ogni cosa ci verrà resa nella forma congelata e immutabile del ricordo”. Il punto sta tutto nel non perdere la speranza di un cambiamento. Nei primi mesi della pandemia, quelli che hanno stravolto la vita di tutti segnando, probabilmente, diverse generazioni, la parola d’ordine è stata “reagire”. È così che è nato, su Voci di Cittadella, il laboratorio online tenuto da Erika Centomo e Viviana Rosi, in cui sedici ragazze ed un ragazzo riflettevano in maniera creativa su una parola chiave a loro assegnata di volta in volta. Le parole lanciate sono state: stupore, paralisi, speranza, amore, che corrispondevano alle fasi che abbiamo attraversato in quei mesi.  Il risultato di quelle creazioni artistiche è ora confluito nel libro.
 
L’intento iniziale del laboratorio è stato offrire ai giovani, costretti a casa e alle prese con la didattica a distanza, un’opportunità per liberare l’immaginazione in un momento di rigide costrizioni sociali e sanitarie. Bisogna sostenere i ragazzi nel percorso di crescita, che poi non è altro che aiutarli a tenere in vita l’idea del futuro, difficile già in tempi normali, figuriamoci vivendo dentro la pandemia. Hanno risposto all’appello ragazzi e ragazze dalla Valle d’Aosta, ma anche dalla Toscana, dal Piemonte, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna. Io stessa, venuta a sapere dell’iniziativa, ho invitato gli studenti e le studentesse della mia scuola Ginori Conti a partecipare e così si è formato un gruppo eterogeneo, che per mesi si è tenuto in contatto scrivendo racconti e poesie, disegnando fumetti ed illustrazioni o scattando fotografie. Il risultato di questo scambio artistico collettivo restituisce senza filtri le emozioni che tanti ragazzi hanno provato di fronte al dilagare dell’epidemia: angoscia, costernazione, perdita delle consuetudini, ma anche speranza nel dopo e capacità di metabolizzare le novità del presente. L’impressione è che adolescenti e giovani adulti siano stati e siano più reattivi, più capaci di reinventarsi e di immaginare il futuro di quanto a volte si tenda a credere.
 
Suscitare il desiderio di rappresentare il proprio mondo in forma scritta o di costruirsene uno, in parallelo, se quello che gli adolescenti vivono non li soddisfa è fondamentale. Così la scrittura diventa anche protezione di uno spazio vitale, uno stimolo per l’immaginazione e una fuga verso l’evasione costruttiva. Rappresenta uno strumento che, permettendoci di scavare nell’io, esorcizza mostri e paure. E non ultimo è anche soddisfazione e divertimento, in poche parole se hai delle passioni susciterai passioni. Nel percorso, i ragazzi, attraverso alcune parole suggerite, dovevano ripercorrere le sensazioni che provavano e farlo attraverso scritti, immagini o foto.  L’impegno era comunicare, attraverso una forma d’arte, che poteva essere il racconto, una poesia, il fumetto o l’illustrazione. Il lavoro di gruppo aiuta a trovare consapevolezza, a scoprire la propria voce e insegna ad ascoltare. Ascoltare gli altri, imparando a riconoscersi. Lo stesso vale per le illustrazioni e le fotografie. Si avverte un senso di pessimismo ma le ragazze hanno saputo gestirlo con creatività. Questo aprire i contatti all’altrove e partecipare con ragazzi di tutta Italia di ambienti diversi è stato molto produttivo.
 
Se il lato fumettistico ha scelto modalità più umoristiche, I racconti esprimono il pessimismo della situazione, non sono quasi mai intimi e testimoniali, ma spesso immaginifici, distopici, memorie dal sottosuolo o storie pulsanti di energia e di futuro: nessun lieto fine si sarebbe raggiunto con facilità, non avrebbero vinto l’amore, la solidarietà, il senso di unità di un popolo e di tutti i popoli coinvolti nello stesso identico dramma. Lo stupore è per Valeria l’attonita scoperta felina di una città senza persone, per Bianca la vittoria della natura sulla forzata immobilità umana, per Laura il silenzio rotto dal cinguettio degli uccelli che appare innaturale anche se in realtà non lo è e per Matilde è la scoperta delle piccole cose che prima passavano inosservate. Per Gaia e Ilaria la pandemia ci impone un cambiamento di prospettiva e la rivelazione di un’armonia possibile tra esseri umani, animali e ambiente. Margherita tenta la strada del racconto distopico per sondare le tante sfaccettature dell’isolamento, poi lascia la storia solo agli inizi, ma già ricca di suggestioni e situazioni orwelliane, per immagine un dialogo surreale tra due sconosciuti.  Alessia incomincia un racconto che si arricchirà, parola dopo parola, individuando un contesto preciso (una casa famiglia) e una protagonista, Camilla, che impariamo a conoscere e amare a mano a mano che la storia procede, a puntate quasi fosse un feuilleton, ma con un’attenzione rivolta più a scandagliare le emozioni dei personaggi. Costanza, invece, accoglie in un unico racconto tutto il lessico della pandemia e concentra l’attenzione sulla solitudine della quarantena e sulle relazioni indispensabili per immaginare il dopo. Non siamo isole, lo sappiamo bene, e il primo trauma, anche il primo stupore è nato dall’essere stati costretti a limitare la nostra natura sociale. Stefania coglie nella paralisi collettiva l’occasione per fare i conti con un passato terribile e l’agnizione, come in un dramma antico, consente alla protagonista della sua storia di emergere dal proprio tormento. Sprofonda invece Matilde in un dialogo pirandelliano con se stessa e si affaccia il parallelismo con la morte. Per Elettra i pipistrelli, indicati come i primi diffusori del virus, diventano draghi e il salto di specie fa di un ragazzo, paralizzato a causa di un incidente che precede la pandemia, uno tra tanti in un mondo costretto all’immobilità. Giulia ricorda il silenzio rotto dalle sirene delle ambulanze quando ormai sembra che il peggio sia passato e sottolinea gli effetti economici della pandemia per rinnovare l’appello a una solidarietà collettiva che ci consentirà, forse, di ritornare alla normalità.
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Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Recentemente ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici, edizioni End 2017. Ha esordito con un libro di racconti “Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti”, Franco Angeli editore (con prefazione di Dacia Maraini) Milano, 2005 e nel 2009, un testo teatrale “Apparizioni....

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