Le streghe bruciano al rogo. La nuova indagine della commissaria Bardi

Marialuisa Bianchi

05/08/2021

Ma le streghe esistono ancora e se sì perché qualcuno si ingegna a bruciarle come nel Medioevo? Questi gli interrogativi che tolgono il sonno alla commissaria Bardi della squadra di polizia di Firenze e a noi lettori e lettrici, protagonista del libro “Le streghe bruciano al rogo” (Giunti) di Maria Letizia Grossi. “La donna fu sollevata come in un vortice, s’innalzò quasi in verticale, contornata da una girandola di raggi infuocati, si stagliò per un attimo nel cielo già scuro, un grande fiore rosso violento. Intorno a lei, e molto più su nel cielo, fiamme e scintille accesero la sera che calava. Quando il corpo ricadde bruciava crepitando. Durò a lungo. Restò a terra, scuro, con intorno brandelli di stoffa carbonizzati”.
 
La commissaria Valeria Bardi, che abbiamo già conosciuto nel precedente romanzo “L’ordine imperfetto”, è una bella donna, allegra, alta e un po' irrobustita dagli anni, che di notte già si arrovella con i suoi problemi personali – il divorzio, il difficile rapporto con la figlia –, e di giorno, cerca di mettere ordine nel mondo del crimine: una sorta di spazzina che fa pulizie fra i malvagi e punisce i colpevoli, in questo caso si tratta di femminicidi perpetuati in zone molto lontane e apparentemente senza nessi.  Ma la sua attenzione ai particolari, l’intuito empatico, l’osservazione attenta e la speranza di raggiungere l’obiettivo, ne fanno una paladina in cerca di giustizia per le tematiche sociali che la interessano particolarmente.
 
Chi sono le streghe? Donne indomite che non accettano condizionamenti e decidono di testa loro del proprio destino, sottraendosi all’autorità maschile che le vuole sottomesse e remissive. Il ruolo di Valeria Bardi è quello di far combaciare le tessere contraffatte, come accade spesso nelle storie familiari, per questo interroga le vecchie, anche se spesso le voci si contraddicono. Ad esempio sul personaggio di Eva, figura misteriosa, una guaritrice, una strega? Forse solo una persona con un’energia capace di convogliare le menti dove lei desidera per il bene dei personaggi?  La strega, un tempo si chiamavano mammane, di solito interpreta i movimenti fatali della vita. Nascita, non nascita e morte, attraverso simboli salvifici. Il cardellino che compare all’inizio è il simbolo della ricerca del bene e fa propendere verso la positività, come per Anna Maria Ortese.  Molti infatti i riferimenti letterari, come Petrarca e Pavese, alcuni utilizzati con ironia, cifra caratteristica dell’autrice. Interessante anche la scelta linguistica. Una scrittura fluida, colorita dall’uso di espressioni in vernacolo fiorentino e in napoletano. Molto suggestive, infatti, le ambientazioni in Irpinia, con personaggi particolari e interessanti: presenze matriarcali, guaritrici e uomini vendicativi e ossessionati dalle streghe, appunto.
 
La storia inizia quando la scrittrice Eugenia Ortesi si presenta al commissariato di Firenze per denunciare il ricevimento di una strana cartolina minatoria. Da un lato l’immagine di un paesino dell'Irpinia, Ripalta, e dall'altro la frase "le streghe bruciano al rogo". La coincidenza è che sia la Ortesi che la commissaria Bardi siano cresciute in quelle zone. E poi quelle parole... la Bardi è sicura di averle già sentite. In effetti, nel dossier di un omicidio accaduto a Ferrara, è stato ritrovato lo stesso messaggio, la vittima morta in un terribile incendio. Che ci sia un collegamento?
 
“Ripalta è zona di santi e di ladri, non più del resto della penisola e del pianeta, ma là i santi sono trattati con maggiore confidenza e perciò si installano nelle famiglie come parenti stretti, e i ladri, almeno quelli piccoli, sono conosciuti per nome, dalla gente e dalla sezione dei carabinieri. È anche zona di streghe. Parecchie abitavano nei pressi del noce, al confine tra il territorio di Ripalta e quello di Benevento, dove a San Giovanni e in altre notti fatali celebravano il sabba e talvolta soccorrevano, talvolta aggravavano le condizioni dei gobbi locali. Le streghe svolazzavano su e giù sopra le vigne del Greco e del Fiano, con o senza scope, altre alloggiavano in paese, come Eva appunto. Si credette, qualche tempo dopo il suo cattivo matrimonio, che avesse poteri magici. Mia cugina sostiene che in realtà doveva essere una ipnotizzatrice. Né io né lei l’abbiamo conosciuta, se ne andò durante la guerra. Quello che ho saputo me l’hanno raccontato la nonna e la zia Idina… raccontò a mia nonna, che una notte, mentre il marito, che aveva il doppio della sua età e l’alito di vino, stava per montarle addosso, Eva capì di essere in grado di impedire ciò che non voleva. Guardò Gaetano coi suoi occhi azzurri taglienti e lui si scansò e si mise a dormire. Lei restò sveglia tutta la notte, perché aveva realizzato di colpo le sue possibilità. Si sentì addosso una forza in grado di compensare le sopraffazioni e la miseria, la fame, le botte e la paura. Raccontò, con una certa vena visionaria che stupì mia nonna, che le era sembrato di sollevarsi nel cielo a osservare dall’alto prima l’orticello e la casupola, poi, oltre le strade del paese, campi, noccioleti, boschetti, vigne sulle colline, il fiume in basso, la grande radura e il noce al confine del territorio. Le pareva di volare, disse, veniva trasportata in cerchio insieme alla terra, alle persone, si sentì prima piccola piccola, poi tornò ragazza. Provò la sensazione di essere rinata”.
 
L’ambientazione dall’Irpinia si sposta di nuovo a Firenze, una città che conserva tutto il fascino della sua bellezza, dove la commissaria Valeria Bardi si muove con intuito psicologico femminile e capacità organizzative, unite a una notevole dose di buon senso. Romanzo ben costruito che trasforma il giallo d’azione in un libro di denuncia legato all’attualità, pensiamo alla vicenda di Sara di Pierantonio, la ragazza uccisa e poi bruciata il 29 maggio 2016 alla periferia di Roma dall’ex fidanzato, condannato all’ergastolo. Una sentenza esemplare, ma non è l’unica donna ad aver subito questo orrore, per questo senso di giustizia l’autrice del romanzo ha voluto dare rilievo alle cosiddette streghe.
 
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Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Recentemente ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici, edizioni End 2017. Ha esordito con un libro di racconti “Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti”, Franco Angeli editore (con prefazione di Dacia Maraini) Milano, 2005 e nel 2009, un testo teatrale “Apparizioni....

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