Nodi. Un'antologia di memorie personali

Marialuisa Bianchi

06/07/2021

Una bella copertina, un mosaico di piastrelle eleganti che richiamano l'idea di casa, un’immagine che accarezza le memorie personali. Come a dire che dopo la ruralità dell'infanzia l'inurbamento è fatto di appartamenti "moderni", di famiglie allontanate dalle proprie origini. Abbiamo lasciato le mitiche case della nostra infanzia dalla nonna per anonimi appartamenti cittadini. Il titolo “Nodi. Il nostro lessico famigliare” (End Edizioni) evoca i nodi familiari che uniscono, ma legano indissolubilmente e anche le vite degli autori/trici che si intrecciano e si rispecchiano. L’antologia nasce da un seminario on line durante questi tristi mesi di chiusura, durante i quali, allievi/e dei seminari di scrittura autobiografica che da anni si tengono al Giardino dei Ciliegi, storica associazione culturale di Firenze, hanno chiesto di continuare il lavoro con una modalità da remoto.
 
Tra le scritture dell’io – diari, epistolari, confessioni, autobiografie – le memorie familiari, specie quelle legate all’infanzia, occupano un posto rilevante e particolare. Venate talvolta di nostalgia, faticose per effetto del passaggio del tempo e dello sbiadirsi dei ricordi, producono inevitabili mitizzazioni di ciò che è stato, scarti impercettibili dalla realtà fattuale a vantaggio di un più saldo posizionamento delle soggettività nelle composite e affollate storie di famiglia. L’interesse che queste narrazioni suscitano nei lettori non dipende necessariamente dalla notorietà di chi racconta il proprio sé giovane o bambino, circondato da genitori, fratelli, nonne e nonni, parenti e conoscenti vari, ma da una “naturale” propensione al rispecchiamento nelle vite altrui che ci fa sentire parte di un affresco più ampio, di una sorta di famiglia allargata.
 
Allargato è sicuramente lo spazio geografico in cui si sviluppano le storie di questa antologia: Veneto, Piemonte, Lombardia, Umbria, Campania, Sicilia, per citarne alcune, e naturalmente la Toscana, quella rurale del passato non troppo lontano e quella cittadina di ieri e di oggi. Al centro c’è Firenze, città che stringe nodi tra persone di origini diverse, che accoglie senza cancellare le provenienze. E c’è la storia sociale delle famiglie italiane, attraversata da percorsi migratori, per forza o per scelta, ma sempre “connessa” alle radici, alle lingue d’origine che a distanza di tempo assumono i tratti di un linguaggio universale che parla di affetti, legami, nodi che fanno di noi ciò che siamo.
 
Il seminario on line è stato coinvolgente ed ha funzionato bene. Infatti Anna R. afferma: “Ero già convinta da anni che il mezzo di comunicazione, se non diventa il fine, non è così importante, specie per lavorare insieme. E finalmente ho potuto partecipare al corso, cosa che in presenza non avevo mai potuto fare”. Ribadisce Michela: “Ero scettica ma voi mi avete dimostrato che quando dietro uno schermo ci sono persone autentiche e cuori grandi, il mezzo di comunicazione passa in secondo piano”. Come filo conduttore è stato scelto il lessico familiare perché in fondo uno dei libri più belli della nostra letteratura è proprio Lessico familiare di Natalia Ginzburg. Un’autrice che ha fatto dell’impegno civile la sua cifra e ha ancora tanto da insegnarci. La sua è una bellissima testimonianza di integrità morale, accompagnata da grandi capacità narrative.
 
Va ribadito come dice Ginzburg che “è impossibile possedere il segreto di un essere umano perché il passato sprofonda inevitabilmente nella dimenticanza e nella cancellazione. Ma l’eco di una frase balorda, il proverbio strampalato che ci torna in mente, un’intonazione dialettale o il nomignolo con cui qualcuno veniva ribattezzato, ecco che ha il potere incantato di restituire l’attimo fuggitivo, la persona scomparsa, l’avvenimento trascorso”. Ci basta dire: “Noaltri son de’ Genori” o “Si canterà il lazzerone, che siamo ridotti al lumicino” Issa, isso e un malament”, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legate inseparabilmente a quelle frasi, proprio a quelle parole. Da sempre le donne sono abituate a riflettere su se stesse, a guardarsi dentro, ma hanno anche bisogno di essere incoraggiate. Spesso si teme il giudizio, si ha paura di esporsi, anche per non ferire qualcuno.
 
La materia autobiografica è spesso dolorosa e forse il filtro dello schermo può aiutare, come dichiara Anna R. Poi piano piano le tensioni si sono sciolte ed è cominciata una fase di scambio e di echi fra le varie esperienze. Corrispondenze sotterranee. Il ricordo di una persona sollecitava riflessioni ma soprattutto ne faceva scattare altre in un gioco di specchi, anche divertente. Dice Anna B. “Il confronto con le loro storie di vita mi ha stimolato e fatto riaffiorare immagini e ricordi dell’infanzia e dei legami affettivi soprattutto con le figure femminili presenti nella mia vita. Ho aperto delle porte che stavo tenendo chiuse e riannodato fili che avevo spezzato. L’ambiente accogliente che si è creato nel gruppo mi ha permesso di riconoscere le mie difficoltà e di cogliere l’opportunità di sperimentarmi in un racconto che non avrei mai pensato di scrivere”.
 
L’antologia comprende anche delle foto d’epoca: il ritratto di buona parte dell’Italia, dal Nord al Sud, attraverso i dialetti che vanno ormai scomparendo e delle frasi di ogni famiglia che ci riportano intatti i nostri ricordi. “Senza fotografie i nostri ricordi si sarebbero dissolti, sarebbero evaporati. E quando sosteniamo di ricordare il passato stiamo ricordando le nostre foto”, dice Joyce Carol Oates ne “I Paesaggi perduti”. Le istantanee che ci inchiodano a quell’attimo preciso, rendendolo eterno e immutabile. Sarà per questo una lettura appassionante, divertente e drammatica come è la vita di ciascuna famiglia, felice e infelice. Le vite, forse più di quello che immaginate, sono dense e piene di entusiasmo non sopito.
 
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Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Recentemente ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici, edizioni End 2017. Ha esordito con un libro di racconti “Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti”, Franco Angeli editore (con prefazione di Dacia Maraini) Milano, 2005 e nel 2009, un testo teatrale “Apparizioni....

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