Orsa Minore, una libreria di viaggio nel centro di Pisa

Serena Bedini

05/02/2019

È troppo presto per pensarci, lo so. Siamo solo a febbraio! Ma che posso farci? Quando è una giornata così, con questo sole brillante e il cielo azzurro, la primavera sembra già arrivata e allora il desiderio di viaggiare, partire, esplorare luoghi mai visti si fa quasi più pressante che mai. Forse è per questo che oggi, senza nemmeno un preavviso, ho deciso di andare a Pisa e presentarmi alla Libreria Orsa Minore, una libreria di viaggio che si trova nel centro, in via Mercanti 19, poco lontano dalla sede dell’Università di Pisa, e reca come sottotitolo due parole affascinanti: Libri & Mappe. E mentre cammino per raggiungerla mi chiedo se sia più bello viaggiare leggendo o leggere viaggiando… Arrivo che sono da poco passate le 14 e quando entro, ovviamente, vista l’ora, in libreria c’è solo lui, Nicolò Gaudino, che alla richiesta di un’intervista mi guarda stupefatto, rimane un attimo interdetto e poi con la flemma che lo contraddistingue mi risponde che sì, va bene: gli occhi grandi e marroni, l’espressione un po’ sorpresa. Aspetto che si metta comodo e intanto mi guardo intorno: una libreria di viaggio, chissà perché, a me sembra sempre più colorata delle altre… Saranno le edizioni più ricche di foto, sarà perché i libri rimandano a mondi variopinti e diversi dal nostro, ma c’è un che di gioioso nell’insieme: i libri mi circondano ben ordinati sugli scaffali, le volte a mattoncini, che sono un po’ nello stile di tutta la via, creano un’atmosfera più morbida e piacevole, quasi raccolta che immagino concili la consultazione e la concentrazione.
 
Nicolò, come hai deciso di aprire una libreria di viaggio?
Tutto è iniziato coniugando le mie due passioni: il viaggio e la lettura. Devo dire poi che ho vissuto a lungo all’estero dopo l’università e perciò, quando sono tornato, ho pensato che questo tipo di mestiere potesse essere quello giusto, visto e considerato oltretutto che la libreria di viaggio che c’era a Pisa aveva chiuso proprio poco tempo prima e quindi la mia sarebbe stata necessaria. Inoltre scegliendo di aprire una libreria di settore e non una libreria generalista ho creduto di poter prendere una strada di maggiore approfondimento e non proporre un’offerta indifferenziata di libri che avrebbe incontrato una concorrenza molto agguerrita nelle librerie di catena. Ho sempre pensato che settorializzando la mia libreria, avrei potuto offrire libri insoliti, nuovi, diversi e quindi diventare una scelta mirata per quella fascia di clientela che ama la letteratura di viaggio e il viaggio in sé per sé. Poi il lavoro non è facile comunque, ma per lo meno faccio quello che amo…
 
Qual è il fascino della letteratura di viaggio?
Beh… sul viaggio si sono confrontati quasi tutti i grandi autori: è quasi impossibile che ciò non sia successo perché scrivere un resoconto di viaggio è capitato un po’ a tutti. La letteratura di viaggio nasce di solito in modo spontaneo e presenta moltissime e diverse sfaccettature perché il viaggio stesso può essere di vari tipi: di lavoro, di studio, di svago, immaginario, interiore, ecc.
 
E quindi come si fa, secondo te, per scrivere un buon libro di viaggio?
Io credo che il modo migliore per scriverlo sia non programmarlo. Quello che voglio dire è che, a mio avviso, un buon libro di viaggio nasce tempo dopo rispetto a quando si è fatto quel viaggio, ma non si parte mai per una destinazione con l’idea di voler scrivere un libro su di essa e sul percorso per raggiungerla, perché in quel modo il testo che ne verrà fuori sarà fin troppo artefatto e pilotato, non spontaneo. È il viaggio stesso, una volta che si è compiuto, a dover fornire fortemente la necessità di scrivere, di registrare in forma compiuta quelle sensazioni, quei pensieri, quelle impressioni che si è ricevuto viaggiando. Pensa per un attimo a Fermor che, diciottenne, quando affrontò il viaggio che lo condusse dall’Olanda alla Turchia, aveva con sé taccuini che giornalmente riempiti di informazioni, suggestioni, pensieri, poi tuttavia questi taccuini andarono persi. Il primo taccuino gli fu rubato a Monaco nel 1934 insieme allo zaino, gli altri appunti (soprattutto il "quaderno verde") rimasero a Bucarest nel settembre 1939 allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e gli furono riconsegnati solo nel 1965. L’opera che quindi siamo in grado di leggere oggi è in gran parte il frutto dei suoi ricordi eppure esercita su chiunque un fascino incredibile. È proprio questo il punto: un bravo scrittore di viaggio è quello che non si limita a descriverti i luoghi che ha visto, ma ti fa sentire le sensazioni che ha provato! Pensa a Bonatti, quando passa la notte all’addiaccio durante la scalata del K2: è tale la forza suggestiva di quanto scrive che mentre leggi inizi a sentire freddo anche tu! Scrivere di viaggio è possibile solo se il viaggio è davvero restato dentro l’animo.
 
Poco fa, parlando del tuo lavoro, hai accennato al fatto che ci sono delle difficoltà nel portarlo avanti: quali sono e quali invece gli aspetti positivi?
Le difficoltà, inutile nasconderlo, sono rappresentate sia dallo scarso interesse che oggi, nella maggioranza dei casi, viene riservato alla lettura sia dal tipo di filiera che contraddistingue al momento il mercato editoriale italiano. Si calcola che escano sessanta nuovi libri al giorno, i distributori indubbiamente dettano un ritmo alle case editrici che si ripercuote anche sulle librerie e in Italia viene da pensare che ci siano più scrittori che lettori e più case editrici che librerie… qualcosa deve pur dover dire! Ovviamente, faccio un po’ di ironia, ma non c’è dubbio che la situazione non sia semplice. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, la mia professione ne offre uno che secondo me li vale tutti: il rapporto con le persone. È bello rapportarsi ai clienti non tanto e non solo per il fatto che possano o no comprare libri, ma perché l’autentica soddisfazione per un libraio è vederli tornare in libreria, parlarci, conoscerli. Inoltre, c’è il rapporto con gli scrittori che non è assolutamente secondario, ma anzi è affascinante: venire in contatto con chi scrive opere che ci piacciono è un privilegio non da poco e poi gli scrittori di letteratura di viaggio sono persone abituate a camminare nella polvere, ad avere i pantaloni infangati per il percorso fatto e quindi parlare con loro permette davvero di avere un’opinione non scontata sulla vita, di confrontarsi con persone autentiche, ma che hanno molto da dire in forza dei paesi visitati e dello studio svolto. Infine, e non certo per importanza, c’è la possibilità di conoscere le case editrici e quindi venire a sapere come, dove e perché nasce un libro, quale sia il progetto editoriale che sta dietro a una casa editrice: comprendere il disegno che permette l’esistenza di quell’editore consente anche di scegliere i libri più oculatamente e di saperli consigliare.
 
Come fai per promuoverti? Usi anche tu i social network?
Senti, io ho una formazione universitaria in Archeologia preistorica e quindi comprenderai che tutto ciò che è connesso alle nuove tecnologie per me è lontano e privo di fascino. Tuttavia, viviamo in questo mondo e in questa epoca e indubbiamente creare un evento su Facebook per informare della presentazione di un libro o mettere una foto per un nuovo arrivo o per un evento in libreria consente di tenere il contatto con i propri clienti. Va detto che un ruolo non secondario che hanno i social network oggi è indubbiamente quello legato alla possibilità di abbassare il filtro affettivo, tenere un livello di comunicazione confidenziale e rendere un po’ tutto e tutti più familiari: non è assolutamente da scartare!
 
Quali sono i tuoi libri preferiti, quelli che consiglieresti senza sé e senza ma?
Un libro che amo moltissimo è “Tempo di regali” di Fermor (Adelphi, 2009), poi sicuramente c’è “In viaggio con Erodoto” di Kapuściński (Feltrinelli, 2012) e infine, per citare un italiano, “Il cammello battriano” di Malatesta (Neri Pozza, 2002), un viaggio lungo la via della seta lungo le antiche strade carovaniere.
 
Qual è il tuo desiderio più grande come libraio?
Diciamo che il complimento più bello che qualcuno mi può fare venendo nella mia libreria è quello di congratularsi dei titoli originali che si trovano sui miei scaffali. Quindi, il mio desiderio è quello di continuare così e, continuando, di migliorarmi. Ma non è tanto un desiderio, quanto un’intenzione: continuare a migliorarmi sempre, tenendo i rapporti con gli scrittori, leggendo e collaborando case editrici e librerie serie.

Anche io ai desideri e ai sogni ho sempre preferito le intenzioni: sono più vicine, più attuabili e quindi più umane, tuttavia sono convinta che la determinazione di Nicolò Gaudino sia tale da portarlo a realizzare non solo questa sua intenzione, ma anche i suoi sogni.
 
Libreria Orsa Minore
Via Mercanti, 19, 56127 Pisa
Tel. 050 8051323 orsaminore.libriemappe@gmail.com
 
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna (2005). Dal 2003 si occupa di formazione per adulti e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano L2 presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura ed arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, rivista di arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono o sono apparsi rispettivamente su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice, distribuito presso le librerie Feltrinelli), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX e il XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i seguenti libri:...
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