Se tu potessi vedermi ora. La verità su David Rossi raccontata da chi gli è stato vicino

Michele Taddei

06/03/2018

“Da molto tempo nessun giorno era più normale: i presagi peggiori, le paure improvvise, le angosce e perfino i pianti erano diventati compagni di strada dei miei genitori”. Inizia così “Spingendo la notte più in là”, il libro di Mario Calabresi che, per primo, racconta al Paese il dramma dell’assassinio di un familiare nei anni bui del terrorismo. Il padre, il commissario Luigi Calabresi, era stato ucciso la mattina del 17 maggio 1972. Questo libro-confessione divenne rapidamente un caso letterario, nel 2007. Se, infatti, le vedove del terrorismo erano rimaste in silenzio per tutti quegli anni, ora i figli rendevano pubblico il dolore privato, e restituivano la dimensione umana a figure su cui per anni l’opinione pubblica si era scontrata. Dopo arriveranno altri libri, uno su tutti quello di Benedetta Tobagi che racconta la storia di suo padre Walter, il giornalista freddato nel 1980 dai terroristi. Figli che a distanza di anni raccontano i padri, inserendo la dimensione privata nella sfera pubblica.

Negli anni in cui in Italia era scesa la "Notte della Repubblica", titolo di una fortunata inchiesta tv di Sergio Zavoli, Siena rimase isola felice, eccezione per la morte dei due carabinieri, Savastano e Tarsilli, al posto di blocco di Monteroni d’Arbia nel 1982. Certe cronache quasi nemmeno la lambivano. La Città stava costruendo la sua fortuna intorno al Monte dei Paschi che diventava ogni anno più grande e potente, capace di assorbire quasi tutta l’occupazione giovanile in età da lavoro, l’istituto superiore Bandini sfornava ragionieri che quasi prima del diploma avevano già l’avvenire certo: da bancari. Il babbo Monte stava diventando quel gigante finanziario che di lì a vent’anni sarebbe stato il terzo gruppo bancario. La politica stessa, in quegli anni di Prima Repubblica, era tutta concentrata a scalare sì Rocca Salimbeni ma anche a farne il bene e veder crescere la banca più antica del mondo. Siena era una sorta di company town intorno a Mps, come Torino intorno alla Fiat. Tutto ruotava intorno a Rocca Salimbeni, seccando purtroppo anche la mentalità imprenditoriale di una o più generazioni che si limitavano a mettersi in coda e aspettare il proprio turno per entrare al Monte.

Per molti anni Siena ha vissuto quasi in una bolla, pensando di essere bastante a se stessa almeno fino alla fine del primo decennio del nuovo millennio. A quel punto la crisi finanziaria mondiale, la vicenda Antonveneta e altre storie legate a Mps soprattutto, Siena si è ritrovata catapultata nella vita ordinaria di un Paese non più sconvolto dal terrorismo ma da scandali politici e finanziari. E se un episodio più di altri può fotografare questo risveglio, è la morte improvvisa di David Rossi, il 6 marzo del 2013, volato dalla finestra del suo ufficio in Rocca Salimbeni, in un tardo pomeriggio piovoso di cinque anni esatti oggi. Fu suicidio? Fu omicidio? Ancora esistono più verità. C'è quella processuale, che sappiamo non combaciare sempre con la realtà, che parla di suicidio ed ha archiviato due volte la vicenda; e quella di chi vede le incongruenze della versione ufficiale ed è persuaso del contrario, cioè della morte provocata da qualcuno. Ipotesi che lascia aperti mille scenari che possiamo riassumere in chi? come? E soprattutto, perché?

Vi è poi anche una verità che non conoscevamo. Ed è quella della dimensione privata (e quasi invisibile agli occhi dei più) di David Rossi. Anche questa volta a raccontarla è una figlia, in questo caso adottiva, Carolina Orlandi che ha appena pubblicato il suo primo libro “Se tu potessi vedermi ora” (Mondadori). Un titolo che è già un programma. Con asciuttezza di scrittura e dimostrando una freddezza di carattere nell’affrontare il viaggio a ritroso nella sua vita, Carolina consegna al lettore un altro David per chi lo aveva conosciuto, ironico, taciturno, affettuoso e presente a suo modo, ma anche per chi non lo ha conosciuto un nuovo ritratto del Rossi professionista e appassionato del suo lavoro.

Sulla sua improvvisa morte tanto è stato scritto, firme del giornalismo si sono interrogate, Davide Vecchi recentemente ha dedicato un libro al caso (dopo essere stato indagato e poi assolto insieme alla vedova Antonella Tognazzi per violazione della privacy a causa della pubblicazione di alcuni scambi di mail tra Rossi e l'allora amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola), ma adesso abbiamo anche la versione di chi è stato vicino a David nelle ore precedenti alla sua scomparsa, di chi gli era accanto in quella ultima cena consumata insieme la sera precedente, l’ultima volta che si sono visti, quello stesso pomeriggio. Carolina è stata anche la prima della famiglia ad andare alla Rocca nelle tragiche ore in cui tutto si spezzò, accolta dal segretario e amico di David, Giancarlo Filippone che le dice di mettersi a cecce sulla poltrona del suo ufficio mentre lui va a vedere nella stanza di Rossi; la prima a rientrare 36 giorni dopo in quell’ufficio la mattina del dissequestro. La sera stessa della morte è presente alla perquisizione che i magistrati ordinano in casa sua, come era stata presente alla prima perquisizione del 19 febbraio. Quella che aveva scosso, per sempre, gli ultimi giorni di vita di David Rossi.

“Per scrivere un libro bisogna aver qualcosa da raccontare” aveva risposto David Rossi a Carolina una sera che lei gli aveva espresso il desiderio. L’episodio è in conclusione di questo memoriale che ha il pregio di tenere viva una storia che altri facilmente vorrebbero archiviata. Oggi quella storia la racconta una giovane donna che non si rassegna alla versione ufficiale e chiede verità e giustizia.

La presentazione del libro "Se tu potessi vedermi ora" di Carolina Orlandi è in calendario domenica 9 settembre (ore 18.30) a Bagno Vignoni per la IX edizione de "I colori del libro".
 
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Michele Taddei

Michele Taddei

giornalista, vive e lavora a Siena. Nel 1998 fonda agenziaimpress.it, studio associato che si occupa di uffici stampa per conto di enti pubblici e imprese private, e le testate giornalistiche agricultura.it e toscanalibri.it. È stato co-autore di tre edizioni (2001-2001-2002) della Guida all’andar lento (Gli Ori editore), premio internazionale Montalcino 2002. Ha pubblicato “Siamo onesti! Bettino Ricasoli. Il barone che volle l’unità d’Italia” (Mauro Pagliai editore, 2010), "Scandalosa...

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