Storia della Colonna del Grillo. Ricostruirla per mantenere la nostra storia

Fabrizio Manetti

17/10/2014

La notizia ha fatto il giro del web in un minuto, grazie anche all'attività informatica realizzata da due ex- Sindaci di eccezione: Luca Bonechi e Fabio Bardelli, già primi cittadini rispettivamente di Castelnuovo Berardenga e Rapolano Terme e oggi "compagni di merende ciclistiche" con i loro rispettivi gruppi sportivi. I due, hanno, infatti, iniziato una crociata mediatica volta a ripristinare la storica Colonna del Grillo abbattuta da un camion in manovra (leggi).

Ma ne vale la pena? Guardiamo un pò di cosa si tratta effettivamente. La realizzazione della struttura, unitamente alle altre similari di San Marco, Montarrenti e Monteriggioni, risale all'epoca dell'ultimo Granduca di Toscana, Leopoldo II detto "Canapone" per il colore rossiccio dei suoi capelli. Questi regnò sulla Toscana dal 1824 al 1859, quando gli eventi politici risorgimentali, costrinsero la famiglia Lorena a raggiungere l'Austria, patria di origine, esattamente Praga, dove i componenti della stirpe già regnante sull'omonima regione francese, ricoprivano il ruolo di Principi di Boemia. Segnalo che di tale permanenza praghese, oltre all'Archivio privato conservato nella Biblioteca Clementinum e ricchissimo di notizie sulle nostre zone, resta il Palazzo Toskana, ubicato proprio di fronte al celeberrimo Castello ed ospitante oggi una sede Ministeriale.

Leopoldo II, molto altalenante nella politica, passò da posizioni unitario/federaliste - che lo condussero ad entrare in guerra con i Piemontesi di Carlo Alberto contro l'Austria nel 1848 durante la 1° Guerra d'Indipendenza – a rigide affermazioni di conservatorismo filo-austriacante. Questo comportamento gli alienò le simpatie di ogni classe sociale dei propri sudditi, mettendo in crisi irreversibile il regime di cui era capo sino all'epilogo finale del 1859, prologo di quel plebiscito popolare del 1860, che segnò l'ingresso dell'ex-Granducato nel Regno dei Savoia e che è ricordato nei suoi risultati, con lapidi più o meno ben conservate, su tutti i muri dei Municipi toscani. Amante dell'Italia vi ritornò solo per morire nel 1870, a Roma. La sua salma si trova oggi tumulata nella Cappella dei Cappuccini di Vienna, tomba di famiglia degli Asburgo-Lorena.

Se nella politica estera Canapone fu molto indeciso e - tutto sommato - conservatore, non uguale giudizio si può dare sulla sua attività volta allo sviluppo dell'economia e della Pubblica Amministrazione. Il suo catasto resta, ancora oggi, una base di partenza per studi e ricerche sia nel campo tecnico che in quello storico; notevole fu la sua attività per lo sviluppo del commercio, del turismo e, conseguentemente, della viabilità. Ed è in quest'ottica di miglioramento delle vie di comunicazione che si colloca la realizzazione di una serie di Colonne indicatorie, contate in numero di venti in tutta la Toscana delle quali ben 5 si trovano nel Senese ed i loro nomi - alcuni sopra ricordati - fanno parte del nostro vivere quotidiano, della nostra vita.

Curatore dell'opera per conto di Leopoldo II fu il noto architetto Alessandro Manetti (Firenze 1787 - Firenze 1865) da non confondere con lo scultore senese suo contemporaneo Antonio Manetti che ci ha lasciato, fra le altre cose, i Leoni dell'ingresso lato Chianti di Villa Chigi Saracini a Castelnuovo Berardenga, che tanto operò in Valdichiana ed in Maremma per la bonifica e che fu l'ideatore della struttura classica di queste Colonne: un pilastro sormontato da un globo di ferro con speronatura o pungiglione. Tale opera si identificò così tanto con il realizzatore che le "creature" sono anche conosciute dagli esperti e dagli addetti ai lavori come le Colonne del Manetti.

Per noi che viviamo la nostra esistenza fra il Chianti, le terme rapolanesi e le Crete ascianesi con un occhio di riguardo a Siena ed ai suoi dintorni, quella del Grillo era e, speriamo, sarà parte del nostro trascorrere quotidiano. Andiamo (per chi scrive andavamo, purtroppo) a ballare nell'Aretino? Preferiamo poi la Valdichiana? Andiamo (andavamo bis...) a giocare a pallone in Valdambra ? Ci gustiamo una serata in piscina a Rapolano o una passeggiata a Monte Oliveto o a Gargonza? Eccola là, certa e sicura: l’appuntamento è (era) lì, alla Colonna del Grillo.

Cara vecchia Colonna, quanti ricordi, quanti episodi. Ad essa è legata anche secondo, la vulgata popolare, molto celebre a Castelnuovo , la risposta che un noto personaggio del posto dette ad una signora americana, sicuramente una delle prime turiste arrivate da queste parti, nell'epoca in cui gli americani, per dirla con il maestro Amedeo Minghi "avevano lasciato le divise Kaki ed indossato le camice a fiori".

La miss in auto si rivolse al personaggio chiedendo in uno stentato italiano: "Scusi ...dove essere Colonna ... dove essere Grillo?". La risposta fu: "Per la Colonna non garantisco, ma quanto a Grillo sarebbe già arrivata". Battute ed aneddoti a parte, perché liquidare e lasciare in un angolo un pezzo di Storia, anzi della nostra storia, solo per inerzia ed accettare che un incidente casuale, se la porti via?

Perché sta facendo il giro del web una foto che ritrae Gino Bartali che sfreccia veloce durante un Giro di Toscana, con alle spalle la “nostra” Colonna. Anche questa è Storia. Anche questa è vita.

Difendiamola, riprendiamocela , facciamo rialzare la Colonna del Grillo, esempio ed emblema - a questo punto - delle Colonne del Manetti. Forza ciclisti amanti del territorio, continuate la vostra crociata. In tanti saranno con voi. Io, tradizionale amante della pedata allo sferico attrezzo più che del pedale, questa volta sarò dalla vostra parte. Se non altro per questione di cognome.

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