Un clickbait in pieno Settecento

Massimiliano Bellavista

18/05/2020

“Spaventosissima descrizione dello spaventoso spavento che ci spaventò tutti coll’eruzione del Vesuvio la sera degli otto d’Agosto 1779 ma (per grazia di Dio) durò poco”. Questo libro rientra nel novero dei libri sommersi che ci può insegnare molto su di noi e su come si comunica. Sembra che qualcuno si sia davvero divertito a prendere la macchina del tempo e lasciare un opuscoletto in pieno Settecento per disorientarci. A cominciare dal titolo. Sveliamo subito l’inganno. Il libro non è per niente quel che sembra.

Il sedicente autore dell’opera, don Onofrio Galeota, Poeta e Filosofo all’impronto e personaggio molto noto nella Napoli dell’epoca per i suoi opuscoli dissacranti e scellerati, in cui metteva alla berlina la società dell’epoca, non ne è in realtà l’autore, che è invece tal Galiani, economista, che ne imita lo stile;
Nessuno, o pochi si spaventarono davvero per l’eruzione;
In realtà in verità quella notte non successe quasi niente;
Alla descrizione dell’evento è dedicata una paginetta appena, perché tanto tutto quanto fece la montagna lo fece in pubblico e quelli che lo vollero vedere se non erano ciechi lo veddero;
Il titolo è volutamente ingannevole. Dice l’Autore: Io ho messo nel titolo dell’opera che questa eruzione fu spaventosissima, e non è vero niente affatto…Ma io l’ho fatto per dar concetto al mio libro, muovere la curiosità, e così venderne di più.
 
Ma allora? È una calda notte di agosto del 1779 e sotto la Baracca della Sorbetteria il nostro Autore, che è là tra tanta gente che si diverte all’aperto, nelle osterie e nei piccoli teatri, intrattiene il suo pubblico recitando poesie all’impronta. Ma questa allegria è spezzata dal Vesuvio che si infiamma ed esplode alto nel cielo: tutti si precipitano all’aperto, ma non tanto impauriti, quanto per godersi quella specie di enorme spettacolo pirotecnico. Se paura c’era stata, era per quello che doveva accadere, non per quello che succedeva che alla fine fu poca cosa, e chi si ricorda quella del 1737 dirà che c’è la differenza che c’è tra una cannonata e uno stronzillo di polvere sparato incoppa a un astrico. Ma anche lì, il piatto piange perché se pure Don Onofrio sottolinea come molte di queste catastrofi o eventi naturali speciali, che siano comete, terremoti, eruzioni, equinozi, aurore boreali, solstizi o parti mostruosi, sono spesso pronostici di qualche evento maggiore che deve accadere nel prossimo futuro: mutazione di governi e principi, cadute di interi imperi, pestilenze, fame, guerre o fallimenti dolorosi, niente di tutto questo in realtà accadde. Ci rimise invece come al solito la gente comune, e anche in questo caso tirandola per i capelli  1) un impresario del teatro  che non poté portare a termine l’Opera in programma, e questo scatenò effetti a catena che ne portarono di lì a poco al fallimento; 2) dove la sera dell’eruzione fu la prima volta che non si poté finire l’opera “e fu pessimo augurio per l’impresario”; 3) i guai per Vincenzo detto lo Spoletino, venditore di chincaglierie che per la prima volta fu costretto a sospendere e annullare la sua lotteria nella baracca presa in affitto; 4) un amico dell’autore, quasi sul lastrico, cui era rimasto di proprietà solo un bel giardino, che si ritrovò completamente coperto di cenere.
 
Ma qui viene fuori il vero perché del libro: secondo l’autore i veri imbroglioni sarebbero quelli che tanto avevano scritto e filosofeggiato dottamente sul fenomeno e le sue supposte maraviglie che in realtà non ci furono affatto. E ce lo spiega per filo e per segno:
-Si disse che c’era una gigantesca colonna di fumo e fuoco fino alla stratosfera: ma quando mai? Hanno detto che la colonna di fuoco s’è alzata tre miglia, e io manco lo credo (...) forse forse non fu nemmeno mezzo miglio»;
-Le urla strazianti della gente si sentivano da lontano: nella maggior parte delli vicoli di Napoli non si vedeva niente; Le femmine parevano ossesse, indemoniate, e se li domandavate perché strillavano, non lo sapevano nemmeno loro»;
-La popolazione in preda alla disperazione: in realtà quella sera tutti mangiarono e con buonissimo appetito;
-Le raffigurazioni pittoriche esasperate: il nostro autore nota il gran da farsi dei pittori e pittorelli, pittoricchi e pittoroni che si son messi a dipingere quell’eruzione e maledetto quell’uno che l’avesse ingarrata. Questo però non è stata gran maraviglia, perché a Napoli si dilettano più di far cornici, che non di far quadri…;
-L’esagerazione degli scrittori e dei cronisti nell’enfatizzare l’evento: Ben nove quando scrive l’autore, hanno scritto della cosa e qui il nostro sfodera il colpo da maestro che lo consegna dritto dritto all’immortalità, ovvero l’inversa proporzionalità tra tragedie e scrittori (Altre volte ci sono eruzioni grandi, e scrittori pochi, ed altre volte ci sono eruzioni piccole, e scrittori assai).
 
Lui, l’autore, quindi in realtà sarebbe l’unico davvero sincero, e aveva solo l’intento, riuscito, di sdrammatizzare l’evento e di fugare le paure dalla testa dei suoi concittadini e così scrisse l’opera in una sola notte L’indomani l’opera vide la luce: si rise, svanirono le triste idee, ed ebbe fine il timore. Vi ricorda niente tutto questo? Secondo noi è probabile che leggendo l’opuscolo tanti avrebbero spento la televisione all’ora del TG… fosse stata già inventata!
 
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Massimiliano Bellavista
Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Scrive una rubrica fissa per la rivista stroncature.com. Tiene regolarmente seminari di scrittura e in merito alla valorizzazione ed alla comprensione del libro antico come bene letterario e culturale. A Siena anima la scuola di scrittura Recensio. Riguardo alle sue opere di narrativa, poesia e management, pubblicate in italiano ed in inglese, tra le più recenti ricordiamo: Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019); Marketing e management degli impianti sportivi (Azzurra 2019); Vertical Farming (Licosia 2019)
 
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