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Lo strazio, e ‘l grande scempio Da Montaperti all’assedio di Siena

€ 4,50

Casa Editrice: nessuna

Anno: 2010

N. Pagine: 63

Ancor prima di circoscrivere il luogo, lo spazio fisico della battaglia che vi si svolse, il nome di Montaperti fa capo a un immaginario, collettivo ma non per questo condiviso. Di quel quattro settembre di 750 anni fa, dello scontro che vide affrontarsi in Val d’Arbia, le schiere di guelfi e ghibellini, guidate rispettivamente da Firenze e Siena, manca la documentazione ufficiale più importante. Per contro, notevole è l’eco di quel giorno nei contemporanei e nelle generazioni successive: attraversa il dominio privato come quello pubblico, generi, linguaggi e livelli espressivi diversi. Si va dalla letteratura popolare, dei cantari, alla Commedia dantesca, dalla storiografia alla rappresentazione figurativa. Come del mito, si potrebbe dire di Montaperti che è l’insieme delle sue varianti: un evento che finisce per costituire, col suo corteggio di situazioni e di personaggi, storici o mitici – Farinata Degli Uberti, Manfredi, ma anche Usilia, Geppo – un modello a cui ricondurre la lettura di altre battaglie, come quella, tra tutte, di porta Camollia, del 1526, quando Siena respinge nuovamente l’assalto fiorentino. In tal senso, il lavoro della critica storica a partire dall’Ottocento fu soprattutto quello di discernere la logica del mito da quella degli eventi. Ne parlava Cesare Paoli negli anni di preparazione del suo saggio su Montaperti al sodale Enea Piccolomini: "Di me vuoi sapere? Anch’io preparo un lavoretto: sopra un tema vieto ma sempre nuovo, perché non mai studiato a fondo; dico la Guerra del 1260 tra senesi e fiorentini. Ho intenzione di fare una narrazione critica, o piuttosto, una recensione dei racconti, tanto contraddittorii degli scrittori fiorentini e senesi. Vedi che mi son messo a raddirizzare le gambe ai cani, e non so che cosa n’escirà. Disgraziatamente i documenti rimasti sono pochi, e la contradizione tra gli scrittori delle due città è continua; e ormai non nutro, neppure alla lontana, l’illusione di poter schiarire tutto: ma, non foss’altro, potrò dichiarare bene lo stato delle questioni; e un guadagno ci sarà sempre. Che te ne pare?" (Siena, 18 maggio 1867).

Parole che potrebbero introdurre un aspetto di questa mostra, quello più strettamente documentario. Sotto un altro profilo invece, il nostro fine sarà diverso: illustrare l’eco delle guerre della Repubblica di Siena, nella letteratura e nelle arti figurative, da Montaperti fino ai giorni della sua caduta.

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