Massimo Ciceri

Origini controllate. La prima eugenetica italiana. 1900-1924

€ 12,00

Casa Editrice: Prospettiva editrice

Anno: 2009

N. Pagine: 247

Formato: 14x21

«Che l’allevamento umano - per migliorare la stirpe secondo i dati mendeliani e darwiniani - così come, assai più, si è fatto per l’allevamento dei cavalli, buoi, pecore, maiali, ecc. sia una urgente necessità, non v’è dubbio!». All’inizio del XX secolo la scienza italiana guardava con entusiasmo e trepidazione alla nuova scienza del razionale incrocio e selezione degli esseri umani teorizzata da Francis Galton: l’eugenetica, un misto di sociologia, biologia, medicina sociale, razzismo, controllo politico, classismo, luoghi comuni e facili ottimismi. Ma se nel mondo anglosassone le parole di Galton si erano tradotte facilmente in applicazioni pratiche anche brutali (propaganda eugenetica, segregazione razziale, divieti al matrimonio, sterilizzazione degli individui ritenuti inadatti, aborto terapeutico, eutanasia...) in Italia ancora si esitava. Il dibattito, però, era accesissimo: sull'opportunità di tutelare la “stirpe” attraverso la selezione delle coppie, sui criteri di questa selezione, sui diritti dell’individuo contro i diritti della collettività, sui mezzi cruenti o incruenti da utilizzare per “purificare” la generazione futura... In questo dibattito, prima del 1927, quando Mussolini proclamò che fosse compito esclusivo dello Stato «vigilare il destino della razza, curare la razza, a cominciare dalla maternità e dall'infanzia», tutti i temi della bioetica moderna e della manipolazione genetica erano già in discussione. Ma nessuno scienziato italiano se la sentì di “affondare il bisturi” e arrivare, come avrebbero fatto altri paesi europei, a pratiche mediche aberranti in nome della salute della Razza.
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