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Siamo onesti! Bettino Ricasoli, il barone che volle l’unità d’Italia

( 7 valutazioni)
Michele Taddei

Casa Editrice: Mauro Pagliai
Anno: 2010
N.Pagine: 200
Formato: 15X21

Prezzo : 14,00 €

Bettino Ricasoli (1809-1880) è stato un personaggio centrale nella storia del Risorgimento italiano, ma non solo questo. Gonfaloniere di Firenze negli anni del Granducato, dittatore di Toscana nel 1859-1860, Presidente del Consiglio dell’Italia unita nel 1861 e nel 1866, fu anche fondatore del quotidiano «La Nazione», sperimentatore in agricoltura, “padre” del primo disciplinare del vino Chianti.
In ogni capitolo è raccontato, tramite la viva voce dello stesso barone, un lato della sua vita: l’uomo e la famiglia, l’agricoltore e l’innovatore, il religioso ma anche il mangiapreti, l’uomo di Stato e l’impolitico. Un ultimo capitolo racconta sotto forma di dialogo i rapporti che egli ebbe con altri protagonisti del Risorgimento italiano: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini. Molte sono le sorprese e le curiosità storiche. Ma il libro getta nuova luce soprattutto sul Bettino “privato”, sull’uomo che mal sopportava la livrea imposta dalla corte sabauda, o che si rinchiudeva nel castello di Brolio per condurre con i familiari una vita scandita da regole e orari monastici. Michele Taddei ci fa entrare nel personaggio e scalfire quell’arcigna armatura caratteriale che lo portò a essere ricordato come il Barone di Ferro, per quel suo carattere per nulla malleabile e ancor meno incline ai compromessi.
Il volume interesserà gli appassionati di storia, in particolare dell’Unità d’Italia (di cui si celebrano nel 2010-2011 i 150 anni), ma anche chi ad esempio vorrà scoprire i segreti che portarono alla definizione della formula del Chianti o chi mediante uno spaccato della Toscana ottocentesca vorrà scoprirne le curiosità storiche: il primo treno che attraversò le crete senesi o quello che trasportò Carducci davanti a Bolgheri, le colline del Chianti senese e fiorentino attraverso la via Chiantigiana, la Maremma “amara” grossetana non ancora bonificata dalle paludi, le montagne del Pratomagno rimboschite dal nostro barone, ma soprattutto la Firenze granducale poi Capitale del Regno.

L’appendice iconografica comprende lettere, incisioni, vignette e anche grafiche inedite dello stesso Bettino Ricasoli. Prefazione di Francesco Ricasoli

leggi: Quel giorno di 150 anni fa quando la Toscana scelse di fare l'Italia

Il volume è disponibile in versione E-Book su  ebooksitalia


 

   
Michele Taddei

Giornalista, Michele Taddei vive e lavora a Siena. Nel 1998 fonda agenziaimpress.it, studio associato che si occupa di uffici stampa per conto di enti pubblici e imprese private, e le testate giornalistiche agricultura.it e sienalibri.it. È stato co-autore di tre edizioni (2001-2001-2002) della Guida all’andar lento (Gli Ori editore), premio internazionale Montalcino 2002. Nel 2009 ha pubblicato “Siamo onesti! Bettino Ricasoli. Il barone che volle l’unità d’Italia” (Mauro Pagliai editore). Nel 2013 pubblica "Scandalosa Siena" (Edizioni Cantagalli). Sul portale agenziaimpress.it tiene il suo blog "Ah, s'io fosse fuoco".


   
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 Quando l'uomo del fare si chiamava Bettino [29/06/2010]

7/10 di San Giovese, 2/10 di Canaiolo, 1/10 di Trebbiano e Malvasia. Non è la formula per tramutare il piombo in oro, e nemmeno la ricetta per l'elisir di lunga vita, ma poco ci manca: è il disciplinare del Chianti. C'è stato un altro Bettino nella storia politica italiana. Non si è spento tra datteri e telecamere a circuito chiuso, nell'esilio dorato di Hammamet, ma tra vigne e colline, nel ritiro del castello di Brolio. Era barone, discendente di una delle più antiche casate toscane: di cognome faceva Ricasoli, di nome Bettino. Proprio in questo periodo di polemiche sugli inni e meste ricorrenze unitarie m'è capitato tra le mani un libro dedicato a uno dei padri, si potrebbe dire "babbi", del Risorgimento: Siamo onesti! di Michele Taddei, con una prefazione di Francesco Ricasoli (Mauro Pagliai Editore). Gonfaloniere, Dittatore, due volte Presidente del C o n s i g l i o ( 1 8 6 1 - 6 2 , 1866-67), monarchico repubblicano, feudatario illuminato, conservatore progressista, cattolico anticlericale, Savonarola e Cincinnato, il personaggio è di quelli che meriterebbero una miniserie in due puntate sui canali nazionali. Ma il Barone è una figura troppo schiva e aristocratica da farsi impagliare nella lunga galleria Martiri&Eroi che la fiction colleziona a uso e consumo della retorica nazionale. Il volume di Taddei, con volenterosa passione, cerca di ricomporre le anime di questo grande del Risorgimento, schiacciato tra il dualismo Cavour-Garibaldi, offuscato dal narcisismo di Vittorio Emanuele II, intimorito dalla statura intellettuale di Mazzini e dal carisma di Garibaldi. Ne emerge il ritratto sfaccettato di un gran lavoratore, un "uomo del fare", ai tempi in cui al dire seguiva davvero il fare. C'è un Ricasoli viticoltore che viaggia per la Francia in cerca del segreto della perfetta vinificazione, un Ricasoli feudatario che fa dell'agricoltura il suo apostolato e dei coloni i suoi discepoli, c'è l'innovatore che introduce l'agricoltura meccanizzata e cerca di bonificare la Maremma, e il capitalista visionario che fonda testate giornalistiche e sogna la strada ferrata. C'è il Ricasoli nobile e superbo, di cui persino Sua Maestà ha soggezione, e l'umile servitore dello Stato che se ne sta chiuso nel suo studio a cercare di fare dell'Italia una Nazione (c'è ancora da lavorare) e attende la domenica per andare a mangiare in un'osteria fuoriporta mescolandosi tra la gente comune. C'è il Bettino pubblico che Camillo stima ma non ama, e il Bettino privato, uomo schivo e solitario, segnato dai lutti familiari e dalle amarezze della politica. Come in un arazzo cucito in drappi via via sempre più grandi, la storia personale di Ricasoli, si lega a doppio refe alla storia del Chianti, della Toscana, della Patria. Per un nobile di talento come lui, il passo dalla campagna alla città più che un modo per svernare,è un destino luminoso, quello del comando, che lo porterà dall'amministrare una tenuta nel Chianti a governare il Paese. È a Ricasoli che il Granduca affida il compito di formare il governo nel tumultuoso '48, ed è lo stesso Ricasoli che nel '59 assiste fiducioso alla cacciata da Firenze Leopoldo II detto "Canapone", pare per via di quei capelli ispidi e biondicci color del canape. Ancora Ricasoli dietro al successo politico del plebiscito del 1860, sempre Ricasoli a dover negoziare una pace indecorosa dopo la III Guerra d'Indipendenza. Ne vien fuori il profilo di un uomo autoritario e cocciuto, ma all'occorrenza leale e coraggioso. Un traghettatore o un sergente di ferro, a seconda dei casi, una di quelle personalità di garanzia buone per guidare i governi balneari della Prima Repubblica o la Nazionale dopo un mondiale fallimentare, un Ciampi o un Lippi cui affidarsi quando il paese è sommerso dagli scandali, l'opinione pubblica ostile e i nemici alle porte. Dell'uomo che rifiutò il biglietto ferroviario gratuito e l'indennità parlamentare (altro che auto blu), del Barone di ferro che si definì l'uomo del momento, e di gente come lui avremmo un dannato bisogno. Ma al momento, al timone abbiamo un altro uomo del momento. Sarà che ci son momentie momenti...

FILIPPO BOLOGNA

La Repubblica - Firenze del 24 giugno 2010, pag. 1





 "Siamo Onesti": curiosi aneddoti sul Risorgimento [13/05/2010]

"Siamo onesti! Bettino Ricasoli, il barone che volle l’unità d’Italia": nel libro del giornalista Michele Taddei si svelano tutti i retroscena di una delle figure centrali del Risorgimento italiano. L’interesse di Taddei per questo grande personaggio nasce in occasione del bicentenario della sua nascita. "Le celebrazioni dell’anno passato per Bettino Ricasoli – spiega l’autore – passarono un po’ in sordina. Così decisi di documentarmi e scoprii che l’ultima pubblicazione dedicata alla sua figura risaliva al 1969. Perché, quindi, non raccontarlo in una versione più attuale?". Nel libro di Taddei si indaga la personalità di Bettino Ricasoli in tutte le sue sfaccettature, anche quelle meno conosciute. Non solo, quindi, il Barone di Ferro, come verrà ricordato per il carattere poco malleabile e ancor meno incline a compromessi, ma il Ricasoli aristocratico, “Vignaiuolo del Chianti” che definì la formula dell’amatissimo vino toscano. E ancora il religioso, ma anche all’occorrenza mangiapreti, innovatore dei rapporti con la Chiesa. "Credo sia un libro molto attuale – afferma Michele Taddei – rispetto anche alle dinamiche politiche di oggi, visto che tanto si discute di Unità d’Italia e di federalismo. Del resto la figura di Bettino Ricasoli è stata dimenticata un po’ troppo in fretta, quando invece è stato uno dei protagonisti del Risorgimento. E insieme a lui anche la Toscana ha giocato un ruolo fondamentale nell’Unità d’Italia". Ricco di sorprese, curiosità storiche, aneddoti sull’Italia e la Toscana ottocentesca, il volume pubblicato da Mauro Pagliai Editore, comprende anche un’appendice iconografica comprendente lettere, incisioni, vignette e grafiche inedite dello stesso Ricasoli.

[CDL]

Il Giornale della Toscana del 13 maggio 2010, pag. 12



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