I fuoriclasse della sconfitta. Andrea Muzzi dedica un libro ai clamorosi fallimenti nel mondo dello sport

Firenze il 20/02/2024 - Redazione
Taki Inoue è l’unico pilota di Formula 1 ad aver tamponato la safety car durante un gran premio. Il pugile Clifford Etienne andò a tappeto dopo soli 49 secondi dall’inizio del match (l’avversario, però, era Mike Tyson). Adrian Solano, sciatore venezuelano, gareggiò ai mondiali del 1997 in Finlandia cadendo ben 37 volte in 4 minuti. Sono I fuoriclasse della sconfitta, come recita il titolo del nuovo libro di Andrea Muzzi (Edizioni Sarnus) dedicato a coloro che hanno perso ma lo hanno fatto in un modo unico e straordinario.

Muzzi, attore comico con trent’anni di attività nel mondo dello spettacolo, non è nuovo all’argomento: il suo film All’alba perderò è stato un successo con oltre 4 milioni di visualizzazioni sulle piattaforme di streaming. E con grande ironia, la stessa di cui sono densi i 18 racconti che compongono il libro, pone se stesso tra i perdenti, raccontando come, per le conseguenze di un paradossale malinteso, fu l’unico bambino della provincia di Grosseto a essere bocciato in prima elementare (“lo scrissero anche sul giornale”, ricorda). Come lui, ma in ambito sportivo, tanti piccoli e grandi antieroi sono divenuti famosi perché baciati dalla sfortuna. Ad esempio Trevor Misipeka, atleta samoano che per errore fu iscritto alla corsa dei 100 metri invece che alla sua disciplina, il lancio del peso. Poi ci sono anche i casi meno celebri: sapevate che a Bolzano c’è una squadra di calcio che in 12 anni ha subito più di 1.600 reti? Si chiama Excelsior, è ritenuto il team più perdente d’Italia. Ma la sconfitta non è sempre un fatto negativo: del resto, le grandi scoperte sono nate da errori, e il fallimento è spesso preludio del progresso.

“Odiamo perdere, ma se dovessimo vincere sempre non troveremmo stimoli nel giocare ancora. Quando le cose sono troppo semplici, le consideriamo anche noiose e prive di interesse. Vincere significa contemplare la possibilità di perdere”. Sono parole di Francesca Corrado, che nel 2015 ha fondato la prima Scuola italiana di Fallimento. È sua la prefazione al libro, e non poteva essere altrimenti.
 
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