Il dimenticatoio, moderno dizionario delle parole smarrite

Serena Bedini

10/07/2017

Per riprendere il senno di Orlando, Astolfo volò sulla luna, dove andava a finire tutto ciò che in terra veniva smarrito. Fortunatamente per noi, non occorre andare fin lassù per rintracciare le parole perdute, dimenticate, obsolete: infatti la redazione di Franco Cesati ci ha facilitato il compito, raccogliendo tutti i termini che l’italiano attuale ha “smarrito” all’interno di un simpatico, utile e ricco volumetto, intitolato “Il dimenticatoio”.

Copertina color crema, con un’immagine piacevole di valigie, bagagli e macchina fotografica e via! In partenza per il regno delle parole perdute! Basta infatti aprire il libro per trovarsi davanti a un autentico dizionario, in rigoroso ordine alfabetico, di tutte quelle parole bellissime che oggi preferiamo aggirare, in favore di estranei forestierismi mal pronunciati, strani neologismi poco espressivi e parole che il web sforna a pieno ritmo tutti i giorni. Ma perché? Perché non diciamo più “falta” al posto dell’inflazionato “colpa” o “malombra”, così aulico e terribile, in sostituzione dell’ormai banale “fantasma”? E perché “nembrodico” (cioè “gigantesco”), “braveggiare” (cioè “comportarsi in modo spavaldo”) e “bovaristico” (cioè “velleitario”), solo per dirne alcuni, ci sembrano termini tanto strani da farci sorridere? Eppure sono così eleganti: hanno il sapore delle buone cose di una volta, quelle che non tradivano mai per quanto erano genuine ed autentiche. Parlando la lingua di oggi, fatta di spaventosi adattamenti dall’inglese in italiano (come “chattare, cliccare, scannerizzare”) che hanno pochissimo senso e sono così piatti e poveri, si ha anche l’impressione che questi scarni termini possano tradirti sul più bello e andare a prendere significati che nemmeno possiamo arrivare a immaginare. E invece il senso, profondo e meraviglioso, di questo “dizionario delle parole perdute” è proprio ritrovare quella musicalità, quell’eleganza formale e, soprattutto, quell’esattezza semantica che rischiamo sempre più e irrimediabilmente di smarrire e mandare sulla luna.

E quindi, le redattrici di Franco Cesati Editore, come tante “novelle Astolfo” hanno pazientemente “collezionato”, appuntato ed elencato le parole che temevano perdute, chiedendo anche il contributo di tanti lettori appassionati che al Salone del Libro 2016 hanno dato un contributo non secondario proponendo termini ormai obsoleti da inserire nel volume. Ecco come è nato “II dimenticatoio. Dizionario delle parole perdute”, con illustrazioni e grafica piacevoli e accattivanti di Elinor Marianne, alias Silvia Columbano che è poi anche l’ideatrice e curatrice della collana (Ciliegie). Da ora in avanti, sarebbe bello, dopo la consultazione di questo dizionario, poter dire che con questo nuovo “look brevichiomato” (cioè “capelli corti”) si fa tutta un’altra figura: l’anglicismo c’è comunque, ma accanto c’è un termine utilizzato dal Pascoli… che di Lingua italiana e di stilistica se ne intendeva davvero.
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, Serena Bedini si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna (2005). Dal 2003 si occupa di formazione per adulti e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano L2 presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura ed arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, Rivista di Arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono o sono apparsi rispettivamente su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice, distribuito presso le librerie Feltrinelli), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX e il XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i...
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