“L’amore” di Maurizio Maggiani, lungo allenamento a dire ti amo

Luigi Oliveto

19/09/2018

Occorre coraggio, e soprattutto bravura, per scrivere un romanzo d’amore. Ci è riuscito Maurizio Maggiani, raccontando questo sentimento universale – “L’amore”, appunto – tutto racchiuso in una piccola storia, in un piccolo mondo, nel piccolo tempo di ventiquattro ore. Già l’incipit (“È notte, ci sono due sposi.”) lascia intendere un universo intimo, di piccole cose, confidenze, quotidianità. Mentre sullo sfondo scorrono gli ultimi cinquant’anni della nostra storia, canzoni, oggetti, idee, ideali.
L’amore narrato da Maggiani è un percorso di tanti amori, infine approdato a quello certo e definitivo dell’età matura. Perché l’amore nasce da un lungo “allenamento a dire ti amo ti amo ti amo”.

Nel romanzo c’è una Sposa cui piace che, ogni sera, prima di addormentarsi, lo Sposo le racconti un “fatterello” legato ai trascorsi amori di lui, alla “delicata materia di ciò che è già stato”. Ed ecco, allora, che riappaiono dalla distanza degli anni e del ricordo, la “Mari marina marosa figlia del pesciaiolo”, la Padoan con i capelli raccolti a coda di cavallo, la Patri, Chiaretta la rivoluzionaria, Ida la Bislunga. Dopo le rimembranze notturne, con l’arrivo di un nuova giornata, gli sposi si separano per dedicarsi alle rispettive attività. Lei è un insegnante ed esce di casa per raggiungere la scuola. Lui, giornalista, lavora in casa, cura l’orto, cucina, e non smette di domandarsi dove abbia imparato a dire ti amo. Trova così conferma al suo attuale e indubitabile amore: “Ma quanto dolore amata mia per arrivare fin qui, e sono zoppo e quasi cieco per quanta strada ho fatto, per tutto quello che ho visto sulla strada. E quanta gioia, quanta allegria, e quanti decenni di sconsideratezza. Sì, anche questo è un fatto, i due sposi si amano senza peccato alcuno, e tutti i loro baci e tutto questo dirsi amato e amata è senza malizia e senza smanceria, è detto e fatto con candore.”

***

È notte, ci sono due sposi. Due sposi, proprio due sposi qualunque, un maschio e una femmina. Condividono da molti anni molte cose, non tutte, molte, condividono il tavolo della cucina, condividono il medico di famiglia, condividono il letto. Condividono il letto tutte le notti da molti anni, anche questa notte. Hanno due bagni ma un solo letto, stanno bene così, si lavano i denti in due bagni diversi e poi si coricano nello stesso letto. Non nello stesso istante, hanno orari differenti, la sposa si corica sempre molto prima dello sposo, lavora di più, ha bisogno di dormire di più, le piace dormire tantissimo. Raramente si sono spogliati assieme, lo sposo non ha bisogno di dormire molto e ha la digestione più lenta, lentissima, digerisce nel cuore della notte. Digerisce nel soggiorno leggendo, fumando, guardando le serie tivù, in quelle ore predilige le serie dove gli alieni e i morti ritornano ma senza spargimento di orrori, legge a caratteri molto grandi in un dispositivo digitale romanzi che tendono a non finire mai e quando infine si concludono non lo fanno nel modo peggiore, fuma tabacchi molto aromatici dentro una pipetta elettrica, usa la digestione come una disciplina di riconciliazione, quando sarà il momento intende addormentarsi in pace.
E almeno una volta si alza per fare una cosa gentile, va nella camera da letto per dare un’occhiata se la sposa dorme bene, se c’è bisogno di rimboccarle le coperte, per guardarla e vedere se maniman nel sonno sorride o digrigna i denti, naturalmente preferirebbe vederla sempre sorridere, soprattutto nel sonno. E la cosa accade meno di quanto vorrebbe, la sposa ha questo problema del digrignamento notturno. Infatti sul piano del comodino accanto alla sveglia tiene un piccolo contenitore con un aggeggio che dovrebbe portare in bocca prima che i denti finiscano per caderle a pezzi, e fa parte del suo notturno gesto di gentilezza provvedere nel caso a imboccarle quel pezzetto di resina a forma di dentiera cava. La sposa dorme e intanto si fa docilmente imboccare, dopo un poco nella stanza da letto si sente il ticchettio ritmico dei suoi denti che battono sulla resina. Se invece sorride la sposa fa un verso, schiocca la lingua sul palato, come se non facesse altro che sognare di lei che richiama le galline di un pollaio.
Ma non sempre trova la sposa addormentata, a volte la trova che sonnecchia rovellandosi tra le lenzuola, altre volte non appena le si fa sopra apre gli occhi e è sveglia come se fosse mattino. Allora la sposa gli chiede di raccontarle un fatterello. Dice così, un fatterello, un fatterello per farla addormentare. È un capriccio della sposa, un capriccio che imbarazza lo sposo. Lo sposo non ama raccontare fatterelli, non a quell’ora della notte, non con le sue cose lasciate ammezzo in soggiorno. Peraltro non ama l’idea dei fatterelli in genere, pensa lo sposo di non avere all’occorrenza che dei fatti di una certa rilevanza da raccontare, fati notevoli che richiederebbero ben altre circostanze e cure e attenzioni per essere narrati. Quello che c’è da fare adesso è vedere di dormire, e la storia di raccontare fatterelli non è che un capriccio, una richiesta di inappropriato infantilismo.
Ma lo sposo ama la sposa, questo è un fatto, e la sposa ama lo sposo, anche questo è un fatto, e lo sposo sa che il capriccio della sposa è una sua particolare dichiarazione d’amore. Sarebbe stupido e crudele non corrispondere con tutta la gentilezza disponibile a una dichiarazione d’amore, e lo sposo si siede sul ciglio del letto accanto alla sposa, le prende una mano nella mano, lo fa con grande delicatezza perché quel gesto deve avere l’efficacia di un anestetico, e comincia a raccontarle la prima cazzata che riesce a farsi venire alla mente. Alla fine lo fa senza gran sforzo, sa che è questione di pochi minuti e la sposa si darà pace, e richiuderà gli occhi, e prenderà a sorridere e chiocciare prima di cominciare a digrignare i denti.
 
[da L’amore di Maurizio Maggiani, Feltrinelli, 2018]
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Luigi Oliveto ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato i libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchioli (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini, è curatore del libro di Arrigo...

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