L’Arcangelo Gabriele di San Gennaro in Lucchesia, storia di un restauro

Serena Bedini

30/01/2020

Nell’anno di Leonardo, gli appassionati del genio artistico, ingegneristico e letterario, non vorranno né potranno privarsi del prezioso volume “Se fosse un angelo di Leonardo… L’Arcangelo Gabriele di San Gennaro in Lucchesia e il suo restauro” (a cura di Ilaria Boncompagni, Oreste Ruggiero, Laura Speranza, Polistampa, 2019) che offre in 152 pagine illustrazioni e interventi critici, permettendo di scoprire, pagina dopo pagina, la bellezza della scultura realizzata con ogni probabilità da Leonardo. È infatti nella pieve di San Gennaro in località Capannori (Lucca) che si trova la statua policroma in terracotta, raffigurante un Angelo Annunciante, che nel 1999 fu attribuita a Leonardo da Vinci dal professor Carlo Pedretti. L’angelo, colto nell’atto di procedere e rivolgersi alla Vergine, ha sul volto l’accenno di un lieve sorriso, mentre con una mano si trattiene il lembo del manto che lo avvolge, e i capelli discendono pittorescamente sugli omeri in un composto disordine.

Si tratta della più grande tra le sculture ascritte al genio proveniente da Vinci: alta 131 cm, in terracotta policroma, era già stata attribuita nel 1958 alla scuola del Verrocchio dallo storico dell’arte Ludovico Ragghianti, per poi trovare più tardi, alla fine degli anni Novanta, pieno riconoscimento come opera giovanile di Leonardo da Vinci. Eseguita probabilmente alla fine del Quattrocento e collocata nella Pieve di San Gennaro a Capannori (Lucca), l’opera era stata gravemente danneggiata nel Settecento, quando secondo alcune testimonianze, fu accidentalmente colpita da una scala e cadde in frantumi. Nel volume, la scultura viene analizzata sia dal punto di vista storico che iconografico e, in particolare, vengono ripercorsi, passo dopo passo, gli interventi di restauro che ha permesso di restituire l’opera al suo splendore originario: Il restauro, finanziato dal Centro Leo-Lev e durato meno di un anno, è stato effettuato dal settore dei Materiali Ceramici, Plastici e Vitrei dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, sotto la direzione di Laura Speranza. Nel volume, oltre all’Introduzione di Mikhail Piotrovsky, sono presenti testi di Angela Acordon, Franco Filippelli, mons. Michelangelo Giannotti, don Cyprien Mwiseneza, Oreste Ruggiero, don Daniele Martinelli, Ilaria Boncompagni, Laura Speranza, Shirin Afra, Chiara Fornari, Chiara Gabbriellini, Mattia Mercante, Filippo Tattini, Monica Galeotti, Andrea Cagnini, Francesco Cantini, Calogero Saverio Vinciguerra.
 
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna. Dal 2003 si occupa di formazione e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura e arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, rivista di arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX, XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i seguenti libri: Storie di Firenze (Odoya, 2019), Il club dei presunti astemi (Betti editrice, 2018),...
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