L'umanesimo che manca all'Europa. In ricordo di Vanna Bastreghi Bianciardi

Massimiliano Bellavista

30/07/2020

Giovanni Battista Angioletti rientrerebbe piuttosto bene nella mia rubrica de “I sommersi” che presto (a settembre) riprenderemo, ma stavolta non è per questo che lo cito.  Vinse lo Strega e il Viareggio, ma soprattutto propugnava un’idea di Umanesimo europeo. Fondò la comunità europea degli scrittori.  Sergio Zavoli ricorda come una volta si fosse unito a lui ‘a chiedere per la RAI, da Parigi a Dublino, da Berlino a Londra, da Vienna ad Oslo «Saranno europei i nostri figli?». Erano nientemeno che gli anni Cinquanta. In questi giorni è venuta purtroppo a mancare Vanna Bastreghi Bianciardi, una grande donna protagonista della cultura locale.  E non solo. Il libro di Nistri-Lischi nella cui prefazione a cura di Zavoli è contenuto quel passo è il suo Eurocrati in classe-l’Europa in una classe d’Italiano, del 1978, poi ristampato nel 2007. Ci mancherà Vanna. Oggi con la figlia Gaia guardavamo con nostalgia le ordinatissime minute e le diapositive dei bellissimi e assai originali interventi che teneva sull’arte e sulla figura della donna nel Medioevo che sarebbe bello rendere di nuovo fruibili. Si respirava la sua presenza, in quella dimora antica dove il Pontefice Leone X, nei suoi viaggi verso Roma, aveva l’abitudine di soggiornare.

È un libro di grandissima attualità, quello che citavo, dovrebbe essere ristampato ancora una volta perché se ai riferimenti all’Europa (allora) a nove si sostituisce il numero attuale di Stati aderenti, il resto funziona benissimo e fa capire di più su come è cambiata la nostra visione del mondo negli ultimi cinquanta anni che la lettura di cento dotti trattati. Ciò che animava anche la sua ampia e instancabile attività di animazione della cultura locale, come docente, esperta apprezzata in Italia e all’estero (con cui anche una volta tornata in Toscana aveva mantenuto proficui contatti) e come Assessore era davvero un profondo senso di umanesimo e come diceva Zavoli gli umori di una remota socialità rinascimentale.  Proprio quello che cercava caparbiamente Angioletti. Ce ne sarebbe davvero bisogno oggi perché non è che vediamo una grande abbondanza di donne e uomini dotati di una tale ampiezza e profondità di visione.

Senza starci tanto a ragionare (a Lei, dotata di umorismo e spontaneità non sarebbe piaciuto) si potrebbe tradurre tutto questo con le parole entusiasmo e fede. Vanna che aveva conosciuto il vero significato della violenza della guerra, apparteneva alla generazione dei pionieri entusiasti, affamati d’Europa. La sua era una fede laica in un umanesimo europeo tutto da creare, mattone dopo mattone, per quanto la riguardava insegnando per decenni l’italiano a Bruxelles, al Berlaymont, nell’ambito di quello che allora si chiamava Mercato Comune. Si potrebbe dire che credeva in una Europa dell’essere prima ancora che dell’avere (oggi sia va a Bruxelles solo a chiedere). Eurocrate che insegna ad eurocrati, come si definisce a più riprese nel libro, pertanto entusiasta portatrice e ambasciatrice, ad un alto livello di interlocuzione, della propria cultura italiana ma altrettanto entusiasta e curiosa investigatrice e amante di quella degli altri Paesi, con cui nelle pagine del suo libro trova spiazzanti e inedite assonanze.  A cominciare dalla cultura belga, che si sforzò di capire in profondità, oltre tutti i pregiudizi e gli stereotipi, scoprendo delle persone dolci, piene di sensibilità e di comprensione. Questo è precisamente il comportamento di un umanista. Personalmente, ho capito più del Belgio e in particolare di Bruxelles visitandola con Lei che in tutti quanti i miei studi precedenti.

Nel libro esistono passi che sembrano scritti, profeticamente, oggi e non quarantadue anni fa, a volte assai critici perché si intuisce, a ragione, che l’Europa va costruita a partire dalla cultura e non dalla moneta. Occorre insomma la fondazione di radici comuni, altrimenti l’esperimento non può realmente funzionare. In questa epoca in cui, anche per tenere insieme una famiglia, occorrono prodezze da acrobati, mi domando come faranno a tenere insieme nove paesi così diversi, senza finire per cavarsi gli occhi. L’Europa non progredisce’; ‘…dalla riunione al vertice, è l’Europa che è uscita sconfitta’, scrivono i giornali dopo quasi ogni incontro importante, protrattosi magari tutta la notte. E ancora si legge mi sono spesso domandata perché questa scuola, in teoria fucina di europeisti futuri, acuisca il nazionalismo in maniera esasperata, soprattutto quando sono piccoli.
 
E poi dopo trent’anni trascorsi a Bruxelles, Vanna anima con intelligenza la cultura locale chiantigiana, e lo fa con ruoli non solo istituzionali (quelle Assessore alla Cultura a Castellina in Chianti) ma anche e specificatamente, entrando nel merito dei contenuti culturali. Prova ne sia il fatto che non capita certo spesso di vedere cataloghi di mostre che ricordano il contributo degli amministratori locali non negli stantii e rituali ringraziamenti iniziali, ma nel vivo del volume. In uno di questi cataloghi di mostre vi è una bella intervista dove in poche frasi Vanna sintetizza la storia chiantigiana e anche i suoi ideali di apertura e disponibilità verso l’altro e l’altrove: dalla solidarietà della comunità contadina (per fuoco e acqua non si ringrazia mai) alla esplosione di queste stesse comunità nel dopoguerra (i piccoli mondi chiusi e paghi del poco non esistevano più, le campagne si svuotavano) fino all’affermarsi di un modello di turismo colto e internazionale  (ora assai rimpianto) dove per primi gli Inglesi, che scoprono il Chianti,  comprano case, trascorrono vacanze, addirittura si dedicano alla terra. A quegli stessi inglesi la ‘Vanna di Bruxelles’ aveva dedicato delle divertenti pagine che al lettore di oggi potrebbero suonare addirittura distopiche, descrivendo l’importanza che per Lei aveva lo ‘YES’ all’Europa del 5 Giugno 1975, vissuto in presa diretta dalla scrivente. Arrivavano ai Consigli con la loro Sterlina vacillante, nelle loro solide Rolls nere, impressionanti e déemodées. Ma al contempo erano ter-ri-bil-men-te affascinanti!

Vanna in quella stessa intervista dimostra di essere attenta anche ai fenomeni più recenti idi immigrazione rimarcando a chiare lettere che la disponibilità ad accogliere culture rientra nelle tradizioni locali di tolleranza. Ma non si vive di sole mostre e occasioni ufficiali e così, oltre al personale e dotto contributo ad opere italiane e in lingua francese, ecco iniziative originali da Lei favorite come ''Il segreto del Santo'', cortometraggio ambientato a Castellina e che vede protagonisti molti abitanti del comune chiantigiano, finalista al Giffoni Film Festival, in concorrenza con più di 1600 altri film, piazzandosi fra i primi sei nella sua categoria e che poi ha partecipato a molti festival nazionali e internazionali e ha ricevuto inviti per altrettante manifestazioni di fama mondiale. Speriamo di aver contribuito in qualche modo a ricordarla, questa figura di donna colta, intelligente e garbata, che se ne è andata così, esattamente come concluse il suo libro e come recentemente, quasi con le stesse parole, ha fatto Ennio Morricone: in punta di piedi, per non disturbare. Contando sul suo esempio e sul nostro speculare ricordo.
 
Torna Indietro
Lascia un Commento

Scrivi un commento

Scrivi le tue impressioni e i commenti,
verranno pubblicati il prima possibile!

Ho letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art. 13 D. lgs. 30 giugno 2003, n.196

Massimiliano Bellavista

Massimiliano Bellavista
Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Scrive una rubrica fissa per la rivista stroncature.com. Tiene regolarmente seminari di scrittura e in merito alla valorizzazione ed alla comprensione del libro antico come bene letterario e culturale. A Siena anima la scuola di scrittura Recensio. Riguardo alle sue opere di narrativa, poesia e management, pubblicate in italiano ed in inglese, tra le più recenti ricordiamo: Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019); Marketing e management degli impianti sportivi (Azzurra 2019); Vertical Farming (Licosia 2019)
 
Vai all' Autore

NEWS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti i cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetto Cookie Policy
X