Oltre la notte. Cinema che fa male ma invita a riflettere su odio e ingiustizie

Margherita Calestrini

22/03/2018

Dopo il tanto acclamato “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” arriva al cinema un’altra storia che parla di rabbia e vendetta. È quella raccontata in “Oltre la notte” di Fatih Akin, miglior film straniero ai Golden Globe e miglior attrice a Cannes per la performance di Diane Kruger. Ispirandosi a fatti realmente accaduti in Germania tra il 2000 e il 2007, la pellicola è un cupo e attuale ritratto sul terrorismo di matrice xenofoba ma che non è troppo distante dagli eventi che hanno coinvolto l’Europa negli ultimi anni. Quello di Fatih Akin è un impegno civile, un progetto che vuole dare voce a tutte le vittime degli attentati terroristici. Perché ad essere vittime non sono solo i morti ma anche i sopravvissuti, che finiscono per naufragare in un mare di odio ispirato dalla stessa violenza che ha portato via i loro cari. Ed è proprio ciò che prova Katja, magistralmente interpretata da Diane Kruger, stravolta dal dolore dopo aver perso il marito e il figlio di sei anni a causa di un ordigno lasciato nel quartiere turco di Amburgo.

Il film è diviso in tre atti: “La famiglia”, “La giustizia” e “Il mare”. Nella prima vediamo come Nuri, il marito di Katja, sia riuscito a ricostruirsi una vita dopo un periodo trascorso in galera trovando lavoro come traduttore in un ufficio, quello che verrà fatto saltare in aria da due ragazzi neonazisti. Inizialmente la Polizia sospetta che la bomba sia stata piazzata per motivi di vendetta legati alla droga o all’islamismo. Katja, dilaniata dal dolore, sprofonderà in un vortice di depressione e solitudine finché, finalmente, le investigazioni porteranno all’arresto dei due giovani tedeschi. Da questo momento inizia la seconda parte dedicata al processo, “La giustizia”, ma di giustizia non ne vedremo molta e allora cosa fare? Comincerà così a crescere in Katja un desiderio di vendetta che culminerà nell’ultima parte e che lascerà lo spettatore con il fiato sospeso fino all’ultimo momento.

I film di Fatih Akin sono racconti onesti e profondi inneggianti la libertà che coinvolgono le minoranze e parlano di solitudine. Lui, tedesco di origini turche, non ha mai smesso di portare sul grande schermo la sua cultura madre. Tra le sue opere è doveroso citare “La sposa turca” (Orso d’oro e Premio Goya) “Ai confini del paradiso” (migliore sceneggiatura a Cannes), “Soul Kitchen” (Leone d’argento a Venezia), il bellissimo documentario sulla scena musicale a Istanbul “Crossing the Bridge” e “Il padre” dedicato al genocidio armeno.

Il titolo originale di “Oltre la notte” è “Aus dem Nichts”, che letteralmente significa “dal nulla”. Ed è “dal niente”, senza un apparente motivo, che la vita di qualcuno può essere distrutta, basta trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. Katja deve ripartire da zero ma quando il dolore è troppo grande non appare poi così inconcepibile il desiderio di scomparire, ecco perché il titolo in inglese è “In the fade” cioè “nella dissolvenza”. Se Frances McDormand in “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” interpreta la collera di chi, oggi più che mai, a gran voce chiede giustizia per le violenze sessiste, Diane Kruger è l’altro volto della violenza intensificatasi negli ultimi tempi, quella razzista. “Oltre la notte” non è un film che punta a far comprendere le radici dell’odio xenofobico, bensì vuole mostrare l’aspetto, spesso trascurato, delle famiglie delle vittime. È un film che fa male, che stravolge ma che testimonia una realtà sociale e un’ingiustizia che non possono essere ignorate.
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Margherita Calestrini

laureanda in Scienze politiche, grande passione per il cinema e le arti in genere.
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