Sergio Claudio Perroni e il sentimento delle cose

Luigi Oliveto

25/01/2018

Sergio Claudio Perroni è uomo di buoni libri: li cura, traduce, scrive. Ma quest’ultimo che ha pubblicato a sua firma lascia quanto mai stupiti per la bellezza. Si intitola “Entro a volte nel tuo sonno” (La nave di Teseo), una sequenza di testi brevi scritti in forma di prosa poetica. Uno sguardo sulle cose quotidiane, svelate, giustappunto, nella loro bellezza, in un rinnovato senso. Perché – ci dice Perroni – esistono tanti pensieri posati, abbandonati sulle cose, mai percorsi fino in fondo. Eppure, se quei pensieri fossero portati a compimento, colti fuori dal suono d’insieme scopriremmo in essi il talento del grande solista. Ed è questo il modo per far sì che l’inerzia delle cose prenda a muovere, a entrare in armonia con la sfera dei sentimenti. Nella postfazione, Sandro Veronesi osserva che le pagine di "Entro a volte nel tuo sonno" partono dove finisce "Il partito preso delle cose" di Francis Ponge (il poeta francese riconosceva agli oggetti una priorità ontologica che l’eccessivo soggettivismo e l’irrealismo cui sono improntati cultura e linguaggio contemporanei hanno loro negato). E – osserva Veronesi – laddove Ponge “smette di riconsiderare da zero l'universo materiale, Perroni comincia a farlo con quello dei sentimenti”.
 
 
 
Ancora con la voglia
A volte conviene soffiare un po’ sulla vita, lasciarla raffreddare, avere un po’ di pazienza per evitare di scottarsi, a volte con la vita conviene tagliarla più fine, fare bocconi più piccoli, frenare l’istinto per evitare di strozzarsi, a volte con la vita conviene ignorare quella nel piatto degli altri, non chiedere di assaggiare quella del vicino, sono norme di buona educazione, regole di galateo, a volte conviene lasciarne un po’ nel piatto, alzarsi ancora con la voglia, sono trucchi di sopravvivenza, metodi di autoconservazione, a volte con la vita conviene masticarla a lungo, molto a lungo, incredibilmente a lungo, è il segreto per non sentirne più il sapore, il segreto per inventarle tutti i sapori che non ha.
 
Pensieri lasciati a metà
Quando passi accanto a certe cose quotidiane, il fiorellino ostinato su un muro che costeggi la mattina, la mano dell’edicolante mentre rastrella gli spicci, la ruggine che deturpa una fontana, ci trovi sopra il pensiero che avevi lasciato l’ultima volta, intatto come se ti stesse aspettando, fragrante come se fosse appena pensato, e quando lo riprendi scopri che ce n’è attaccato un altro, e a quello un altro ancora, come se certe cose, certe facce, certi gesti fossero una coltura ideale per i pensieri casuali, i pensieri di circostanza, quelli cui non ti affezioni, quelli che inizi e lasci a metà per inseguirne altri, per rincorrere i tuoi preferiti, mentre loro continuano a nidificare in quelle cose quotidiane, il giallo del semaforo che lampeggia a tempo di valzer, un’inferriata da cui pende una catena orfana di bici, la chiazza sull’asfalto che ricorda un profilo, e se ne stanno lì ad aspettare che tu ripassi, sapendo che un giorno ti deciderai a pensarli fino in fondo, e scoprirai che certi pensieri di fila hanno la stoffa dei pensieri solisti.
 
[da Entro a volte nel tuo sonno di Sergio Claudio Perroni, La nave di Teseo, 2018]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Luigi Oliveto ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato i libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchioli (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini, è curatore del libro di Arrigo...

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