“Disonestà e furbizia i peccati mortali per la letteratura”. Parla lo scrittore Gianrico Carofiglio

il 22/03/2010 - Redazione

Conoscendolo si ha l’idea di avergli rubato del tempo, perché si capisce subito che ha mille impegni, perché la sua vita sembra un mosaico nel quale “l’aumentare delle parti fa aumentare la capacità di fare e di essere”. Sette i libri che ha già scritto e a breve ne uscirà un altro. Ha esordito nella narrativa, con “Testimone inconsapevole”, il romanzo che ha aperto il filone del thriller legale italiano. In seguito le vicende dell'avvocato Guido Guerrieri, hanno portato il Carofiglio scrittore ad ottenere diversi riconoscimenti letterari, tra cui la decima edizione del Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", il premio Rhegium Iulii e il premio Città di Cuneo, tutti riservati alle opere prime. Da questo primo libro e da “Ad occhi chiusi” sono stati tratti dei film per la televisione. I successi letterari di Carofiglio sono temporalmente recenti, ma ricchi di aspettative, nel 2005 con il romanzo “Il passato è una terra straniera” ha vinto il Premio Bancarella, da cui è stato tratto l'omonimo film prodotto da Fandango per la regia di Daniele Vicari con protagonista Elio Germano. I successi di Gianrico Carofiglio, non sono solo nella letteratura ma anche nel suo lavoro di magistrato e di politico, durante la XV Legislatura è stato anche consulente della Commissione parlamentare Antimafia. Forse proprio dalle esperienze lavorative l’autore trae l’ispirazione per scrivere i suoi romanzi, e dire come ne “Il passato è una terra straniera” che “la gente manipola e viene manipolata, imbroglia e viene imbrogliata in continuazione, senza rendersene conto. Fanno del male e ne ricevono senza rendersene conto. Rifiutano di rendersene conto perché non potrebbero sopportarlo”.

In considerazione della sua esperienza diretta di magistrato e di politico, come vede questo momento storico in cui le istituzioni vengono costantemente messe in discussione?
“Oggi in Italia è in atto uno scontro fortissimo tra chi ritiene che la democrazia sia fatta di regole e coloro che ritengono che, invece, aver ricevuto il consenso dei cittadini, autorizzi a calpestare tutte le regole. La scontro in atto è una situazione piuttosto grave anche se non sono pessimista. Credo che la democrazia basata sul rispetto delle regole, sarà più forte della demagogia populista che si cerca di affermare”.
La sua attività di scrittore è influenzata dalla vita del Carofiglio magistrato?
“Assolutamente si. Ad influenzarmi è l’esperienza di molte storie del mondo reale, questo crea l’humus su cui nascono le storie di fantasia. Le mie storie di ambientazioni giudiziarie sono fondate sull’indispensabile base tecnica del mio lavoro”.
Come è avvenuto l’incontro con la scrittura?
“Ho sempre desiderato scrivere. A un certo punto della mia vita, per un concorso di fattori esistenziali ho iniziato e da allora non ho più smesso”.
Come riesce a conciliare tutte le sue attività?
“Credo che sia esperienza di ognuno, che se abbiamo una sola cosa da fare e abbiamo un sacco di tempo riusciamo a sprecare tutto. Se devo svolgere 5 compiti complessi entro 5 ore, ci riuscirò in modo veloce, mi piace l’idea di fare le cose come se fossi un laser, con il quale attivo una concentrazione rapida”.
Non apprezza le distinzioni per genere letterario. Cosa distingue un libro dall’altro?
“Ci sono i libri scritti onestamente e quelli scritti disonestamente. Nella letteratura l’onestà ha una sua particolare peculiarità. Non bisogna imbrogliare, ma raccontare la verità delle emozioni che si hanno, non scrivere quello che si pensa potrebbe piacere al lettore. Scrivere onestamente è molto più faticoso che farlo disonestamente o anche solo furbamente. La disonestà e la furbizia sono peccati mortali per la letteratura. È ovvio dire che il politico deve essere onesto, dare questa dimensione etica alla letteratura è invece meno immediatamente percepibile, ma ancora più importante”.

Elisa Manieri

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