Golem. La storia del soldato cantore

Giuseppe Burschtein

14/07/2011

Max Fuchs ha 87 anni, vive a New York verso l’East Side in un appartamento sobrio e quella foto ingiallita incorniciata da un telaio di cuoio bruno fa parte della casa come le sue fondamenta. C’è, ma nessuno ci fa più caso; lo stesso effetto che fa un neo su un viso dalla nascita. Eppure è una fotografia piuttosto singolare: il giovane Max con la divisa militare con uno scialle da preghiera sulla testa. Sotto una scritta a penna stilo marrone: Aachen. Ma quando le cose sono lì da tanto tempo e della guerra – chi l’ha passata – può avere mille ragioni per non aver voglia di parlarne, lo scenario si ammutolisce e tutto si cristallizza in una “normale” normalità. Ma quel ritratto in bianco e nero invece ha una storia eccezionale.
1944. L’Europa grazie alle forze alleate sta cominciando a tirare il fiato e l’America, attraverso la radio, segue il percorso dei suoi soldati col fiato invece in gola. È la sera del 24 ottobre quando gli apparecchi sintonizzati sulle frequenze della guerra cessano il fruscio d’ordinanza per dar spazio alla voce di James Cassidy, giornalista corrispondente dalla Germania: - La Radio Nazionale Nbc in collaborazione col Comitato ebraico americano ha l’onore di presentare in diretta la prima funzione religiosa ebraica celebrata ufficialmente sul suolo tedesco dal 1933. Buon ascolto -. Era la sera di Rosh Hashanah e il cappellano militare Sidney Lefkowitz avrebbe officiato la cerimonia. Accanto a lui un giovane cantore dalla voce baritonale possente e profonda: il “Fuciliere di prima categoria” della Prima Divisione di Fanteria dell’Us Army Max Fuchs. Davanti a loro una cinquantina di figli di David con l’elmetto, lo sguardo solenne della festa e la dignità di chi sa di assistere ad un evento straordinario. Intorno, Acquisgrana che in tedesco si chiama Aachen, appena liberata. Dove sorgeva la Sinagoga, c’è uno slargo vuoto e spento che piano piano riprende colore col raccoglimento e il canto, e pare tornare ad essere il Tempio che non c’è più. Poco lontano, i colpi dei mortai dei nazisti che esplodono paiono scoppiare anche nelle onde radio che attraversano l’oceano. L’America in silenzio ascolta. Un fotografo in tuta mimetica scatta un mezzo busto al soldato che canta. Il bagliore del flash, come una levatrice, sembra aiutare il mondo a uscire dal buio che lo ha imprigionato per troppo tempo. Al termine della diretta Moonlight Serenade con la grande Orchestra di Glen Miller.

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