Golem. Pagare le tasse per fede

Giuseppe Burschtein

23/12/2011

Era il mese di Av dell’anno ebraico 5050, il 1290 dell’era volgare, secondo il calendario gregoriano, quando Edoardo I divenne Re d’Inghilterra ed emanò un editto orrendo e inaspettato. Specie per una terra che ha sempre contenuto nella propria essenza lo spirito della libertà. Stufa la corona di rincorrere gli ebrei con tasse e gabelle sempre più alte, fino a dieci volte e quelle dei cristiani, fu decisa una soluzione drastica: espropriarne ogni bene e obbligarli alla conversione. Cento giorni per fare fagotto e prendere, quanto ogni giudeo, a piedi, avrebbe potuto portare con sé. Finì così una lunga storia di rispetto e convivenza fra gli inglesi e il mondo ebraico. Con un futuro fatto di libri sacri polverosi e pochi cenci trasportati sulle spalle e un passato di lavoro e meritati guadagni lasciati in mano ai sottrattori. Per quasi quattrocento lunghi anni gli ebrei d’Inghilterra furono costretti a star fuori dall’isola e solo col condottiero Oliver Cromwell, politico e Lord protettore, fu loro consentito di tornare a vivere nella terra dei loro avi e a mettere fine a quella diaspora d’Oltremanica. Quando arrivarono gli ebrei nell’isola non è esattamente dato a sapersi, ma se, come pare, fossero arrivati con le prime legioni romane nel 68 dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, non corre molto dal ritenerli lì da sempre, inglesi dalla storia dell’Inghilterra. Inglesi già da un migliaio d’anni, quando nel 1066 Guglielmo il Conquistatore combattè la battaglia di Hastings, spazzando via il regno sassone di Aroldo II e insediando la prima monarchia normanna in quella terra; progettando il genoma di un sistema feudale basato sulla spartizione del paese fra nobili e cavalieri. Gli ebrei erano lì già da dieci secoli. E come condizione essenziale per seguire i riti e le tradizioni, tutti sapevano leggere e scrivere. Ottimi mercanti, educati, onesti e con una serie di prerogative straordinarie: una lingua comune conosciuta in ogni angolo del mondo, l’ebraico, un sistema normativo inconfutabile basato sulla Torah e sul Talmud, e un insieme di regole del vivere comune fondato sulla legalità. Doti che ne rendevano degli insostituibili pagatori di tasse. Qualità apprezzate dal blasone e dall’arme e finanche dalla corona e forse anche dal Cielo.

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