“Elba Book per riappropriarsi della realtà attraverso il confronto e il dialogo”. Parola di Marco Belli, direttore artistico del Festival

Rio Nell'elba il 20/07/2020 - di Simona Trevisi
Un atto di coraggio, un segnale di ripartenza dopo un periodo che difficilmente dimenticheremo, ma soprattutto un simbolo di resilienza in ambito culturale. Tutto è pronto a Rio nell’Elba per ospitare la sesta edizione dell’Elba Book Festival che quest’anno si svolgerà il 21 luglio con una serata unica dedicata al Premio Appiani e al ricordo di Sepùlveda. Senza l’emergenza e le conseguenti restrizioni, il festival avrebbe organizzato una riflessione circolare sul vuoto: una sensazione intima, profonda, personale, una grande metafora sociale da analizzare, per provare a dare risposte generative. E già ritrovarsi fisicamente in uno spazio pubblico, dialogare insieme, sarà importante per nutrire il confronto, riappropriarsi della realtà, riscoprire il senso della parola “accoglienza”. Ne abbiamo parlato con Marco Belli, direttore artistico di Elba Book Festival.
 
Quando è nata l'idea di organizzare un Festival dedicato ai libri all'Isola d'Elba?
Nel 2014 nasce l'idea di un festival dell'editoria indipendente a Rio nell’Elba. Un festival che dà voce e visibilità ai piccoli editori della scena indipendente italiana e rappresenta un importante volano economico per il piccolo comune di Rio, che fin dagli anni ottanta, dopo la chiusura delle sue storiche miniere di ferro, ha deciso di investire con coraggio su un turismo lento, sostenibile e culturale. L'Associazione Elba Book Festival si inserisce in questa ricerca politica, per rilanciare un territorio ricco di tradizione e per valorizzare un’editoria che forse ha sempre più bisogno di piccole manifestazioni fortemente radicate nei luoghi, nei comuni, per ritrovare una dimensione del libro meno mercificata e più umana.
 
L'isola è solo scenario della manifestazione o è essa stessa protagonista?
Elba Book è una manifestazione costruita sul territorio di Rio, sugli elementi archetipici che lo rendono diverso da tutti gli altri luoghi, per tentare di fare emergere anno dopo anno prospettive culturali autentiche. Elba Book è festival del territorio che ha creato negli anni importanti gemellaggi e reti con altri festival, ha stretto rapporti con altre realtà culturali elbane e il mondo della scuola dell’isola per rigenerare nei ragazzi la voglia di leggere a casa propria, nelle biblioteche o per strada. 
 
Quest'anno avete deciso di organizzare la sesta edizione, sebbene in forma ridotta, per lanciare un segnale, quale nello specifico?
Elba Book sarà festival “in breve”, ma in presenza, un distillato che racconterà in un giorno tutto quello che è stato fino ad oggi. I piccoli editori indipendenti sono stati quelli più duramente colpiti dall'effetto Covid-19; sarà difficile risollevare il mercato delle piccole realtà senza interventi strutturali del governo a sostegno del “piccolo editore”, figura che non può rinunciare a un rapporto diretto con il lettore nelle fiere del libro. Bisogna ricordare che durante il lockdown librerie ed editori indipendenti non si sono fermati, hanno attivato canali digitali e distributivi molto interessanti come “Libri da asporto” o “Libri con le ALI”, piattaforme da sviluppare e continuare a portare avanti terminata l’emergenza.
 
Qualche anticipazione?
Quest’anno si parlerà molto di traduzione, metafora dell’accoglienza. Credo che le persone come le lingue prima di incontrarsi si scontrino, inevitabilmente, ed è il traduttore che le fa dialogare preservando le rispettive identità; c’è solo un modo di dialogare in maniera efficace e proficua: con attenzione, cura e tanta tanta fatica.
 
 

 
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Simona Trevisi

giornalista, nata a Bergamo, è laureata in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 collabora con la società primamedia per conto della quale gestisce le attività e gli eventi curati da Toscanalibri.it.   Vai alla scheda autore >

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