I miti greci rivivono nei progressi della medicina. Da Alcesti al trapianto di cuore

Siena il 26/01/2018 - di Duccio Rossi
Ha un cuore nuovo Salvador Sobral, il cantante portoghese che ha vinto l'ultima edizione di Eurovision Song Contest. Il giovane è stato operato a Lisbona e il trapianto pare perfettamente riuscito. La notizia, del dicembre scorso, ha fatto subito il giro del mondo ed è una di quelle notizie che commuovono e fanno riflettere. Pochi decenni fa tale scenario sarebbe sembrato impossibile: trasferire “una parte della vita” da un soggetto deceduto ad uno vivente. Eppure gli antichi greci elaborarono questa concezione della vita in una serie di miti che ruotavano, appunto, attorno all’idea che la vita fosse “una parte” ridistribuibile da un soggetto all’altro. A spiegarlo è il professor Maurizio Bettini, docente di Filologia classica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, nel suo libro “C’era una volta il mito” (Sellerio). Bettini spiega infatti che in alcuni miti greci la vita era concepita come una parte ridistribuibile, come se fosse una porzione di un cibo che, se non consumata da un commensale, potesse passare al piatto del commensale accanto.

Una concezione della vita connessa anche ad una radice greca: la radice mer. Da tale radice deriva infatti la parola greca moira che significa appunto parte. Ma le moire erano anche le dee che tessevano, svolgevano e recidevano il filo della vita. Ed ancora, connesso a tale radice, è il verbo greco meiromai, che significa “ricevere la propria parte”. Il mito di Alcesti, moglie che donò la vita per salvare il marito, accettando un baratto proprio con le moire, sembra oggi acquistare un significato inatteso che rimanda appunto alla donazione degli organi. In qualche modo oggi, con le operazioni di trapianto, si è concretizzata quella concezione greca della vita come “parte ridistribuibile”. Il mito greco, in tal modo, dimostra di aver sintetizzato l’essenza ultima dell’essere umano a tal punto che molte declinazioni e sviluppi di tale essenza – tra i quali anche i progressi scientifici –, finiscono inevitabilmente per rispecchiarsi nel mito stesso.
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