"Il libro? Strumento eterno di conoscenza. Intatta la sua funzione di raccontare la realtà". Intervista a Massimo Carlotto

il 16/05/2009 - Redazione

Massimo Carlotto è uno degli autori italiani più letti e amati dal pubblico. La sua vita vissuta come un romanzo è diventata romanzo essa stessa. E così sono diventati soggetti letterari i suoi incontri, le amicizie e, naturalmente, il suo alter ego, l’ormai celebre detective privato, senza licenza, Marco Buratti meglio conosciuto come l’Alligatore. Nei giorni della Fiera del libro, tra una presentazione e l’altra, ha voluto incontrare sienalibri.it in nome di un’amicizia che lo lega a Siena e ad alcuni personali ricordi.

“Siena è molto bella, anche se il Palio non mi è mai capitato di vederlo. Quest’anno sarò in giro ma proverò a far conciliare gli impegni per il futuro. Ho invece frequentato a lungo la Valdorcia, per alcuni anni prendevamo in affitto un podere nelle campagne intorno a San Quirico d’Orcia. Una terra straordinaria che invita al relax totale, ma non a smettere di pensare. Uno scrittore, anzi, trova proprio in contesti così sereni la migliore condizione per pensare a nuove idee”.

Il tuo ultimo lavoro, Perdas de Fogu, (da settimane in classifica tra i libri più venduti) ti riporta al reportage e all’inchiesta. È un successo editoriale senza dubbio. Credi ancora nella scrittura e nella letteratura “civile” e di denuncia?
“Direi proprio di si. Del resto a non esistere più è il giornalismo d’inchiesta. I mass media sono profondamente cambiati e così sono cambiati i modi di raccontare le cose. Non c’è spazio per gli approfondimenti su tv e giornali. E allora il libro torma alla sua antica funzione di raccontare il reale, quello che succede ma che non trova spazio nei mezzi di comunicazione di massa. Viviamo in un’epoca televisiva ma la letteratura è e rimane un grande strumento di conoscenza”.

In effetti, dopo che in tanti avevano annunciato la morte del libro come oggetto di comunicazione, ancora oggi si continua a raccontare e comunicare attraverso pagine stampate e rilegate che avrebbero dovuto scomparire con l’arrivo di internet e del digitale …
“La funzione del libro stesso rimane oggi come sempre importante. Pur essendo uno strumento arcaico è anche uno strumento eterno. Lo dimostra l’attenzione del pubblico anche per questa Fiera e per appuntamenti che hanno il libro come protagonista. L’evoluzione di internet e altre rivoluzioni tecnologiche non fanno infatti arretrare il rapporto che abbiamo con il libro. Anche da questo punto di vista sono ottimista per il futuro.

E questo nonostante il dominio, forse il predominio, della televisione che sembra riuscire a dettare stili comportamentali in una società inquieta come la nostra. Cosa ne pensi?
“Le risposte le danno i lettori che, nonostante tutto, continuano a comprare libri, ad informarsi, a formarsi attraverso i libri. Sento che c’è ancora attenzione. Non tutto il Paese ha l’encefalogramma piatto, sebbene vi sia una egemonia culturale e informativa della televisione che, comunque, non va demonizzata. La tv è uno strumento straordinario e potente. Dipende tutto da come viene utilizzato”.

A volte si ha la sensazione che spesso quello che accade nella nostra società non venga comunicato e non arrivi all’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo nei tuoi libri, siano romanzi o reportage, scrivi di storie e vicende ambientate nella cronaca reale di tutti i giorni. Penso a Nord Est ma anche al tuo ultimo Perdas de Fogu ...
“Si, è così. Ad esempio, vengo da una città, Padova, dove hanno investito in tema di integrazione e accoglienza e sono state fatte molte attività. E tuttavia Padova è diventata la città delle ronde e del muro. Nonostante che sia una delle città dove c’è la più grande infiltrazione mafiosa e malavitosa d’Italia. Ma di questo nessuno ne parla, mentre tutti se la prendono con marocchini e rumeni”.

Colpa solo del sistema della comunicazione o anche della politica?
“Viviamo un momento di grande confusione. In questa fase bisogna essere moderni, intelligenti, e avere gli strumenti e le capacità per interpretare il cambiamento e gli scenari futuri. E tuttavia si fa fatica a inseguire e interpretare la società che cambia rapidamente. Vedo però segnali di ripresa che anche a sinistra devono essere colti”.

Michele Taddei

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