Il martire fascista. Adriano Sofri ricostruisce l’uccisione del maestro Sottosanti del 1930

Pisa il 23/01/2020 - Redazione
Il 4 ottobre 1930 qualcuno uccise a fucilate il maestro Sottosanti in un paese sloveno vicino Gorizia. Adriano Sofri ha ricostruito questa cronaca - cui lo legano imprevisti fili personali, andando su e giù dai confini - nel libro “Il martire fascista” (Sellerio) che verrà presentato venerdì 24 gennaio alle ore 17 alle Officine Garibaldi di Pisa (Cantiere delle Idee, via Gioberti 39). Insieme all’autore dialogheranno Helena Janeczek, scrittrice vincitrice del Premio Strega 2018; Borut Klabjan, professore dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole e del Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria; Adriano Prosperi, professore emerito della Scuola Normale Superiore. L’evento è organizzato dalla Libreria Ghibellina in collaborazione con Michele Battini, titolare della cattedra di Storia Contemporanea all'Università di Pisa.
 
Il volume - Un maestro siciliano, di solida fede fascista, va a insegnare nella scuola di un paesino sloveno vicino a Gorizia, annesso all’Italia dopo la carneficina della Grande guerra. Ha una giovane moglie, cinque figli e un sesto in arrivo. È uno dei molti convocati a realizzare la «bonifica etnica», l’italianizzazione forzata di una minoranza renitente. Una sera, all’inizio dell’anno scolastico del 1930, il maestro Sottosanti viene ucciso in un agguato. L’Italia fascista commemora il suo martire. Ma da oltre confine si accusa: infieriva contro i bambini, sputava in bocca a chi si lasciasse sfuggire una parola nella sua lingua madre, lo sloveno. Ed era tisico. Il rumore si spegne presto. Le autorità fasciste sanno che i maltrattamenti raccapriccianti avvenivano davvero, ma l’autore era un altro, il più vicino all’ucciso. I militanti antifascisti sloveni si accorgono di aver commesso un incredibile scambio di persona. Adriano Sofri ha ricostruito questa cronaca del 1930, cui lo legano imprevisti fili personali, andando su e giù dai confini. Niente è bello come un confine abolito. Soprattutto quando c’è chi lo rimpiange, e investe in fili spinati.
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