Passeggiate d’Autore, sesta edizione al via. Anteprima il 23 febbraio

Siena il 06/02/2019 - Redazione
I secoli di Siena. È racchiusa in questo titolo la sesta edizione di Passeggiate d’Autore, il format ideato dal portale Toscanalibri.it, a cura dell’assessorato al turismo del Comune di Siena per la direzione artistica di Luigi Oliveto, in programma da febbraio 2019 a febbraio 2020. Si intende così partire dalle origini della città per giungere fino all’Ottocento e questo verrà fatto visitando luoghi; focalizzando temi legati a particolari momenti, figure di spicco, istituzioni della storia della città; arricchendo queste storie con la suggestione di immagini, letture, performance artistiche. VI edizione realizzata con la collaborazione di Banca Monte dei Paschi di Siena.
 
Il format - Le Passeggiate d’Autore sono nate allo scopo di offrire a turisti e residenti una scoperta (e riscoperta) di Siena al di là dei consueti itinerari e con un approccio che della città facesse percepire anche il sentimento, le emozioni, la cultura racchiusi nella sua storia e testimoniati da un insieme di aspetti (struttura urbanistica, arte, tradizioni, personaggi, letteratura). È così che, in cinque anni, le “passeggiate” hanno percorso una Siena inconsueta, talvolta meno nota. Una città da apprezzare non solo nelle sue evidenze, ma anche in ciò che ne costituisce l’anima. Un racconto che, grazie alle guide speciali che lo hanno condotto (studiosi, letterati, artisti, scrittori, guide cittadine) è risultato essere, appunto, un racconto d’autore.
 
Il programma
Anteprima
Sabato 23 febbraio, ore 15.00
Città e campagna nel canto popolare
Partenza: Piazza Indipendenza
Arrivo: Piazza del Mercato
MARIANO FRESTA e GIUDITTA SCORCELLETTI
È sufficiente dare uno sguardo agli affreschi del Buongoverno, osservare quel fervore di vita, lavoro, scambi, relazioni umane, per rendersi conto di come, a Siena, il rapporto tra città e campagna abbia da sempre una consuetudine. Una sorta di patto per il reciproco buon vivere. Siena, infatti, appare come caput di un contado che alla città garantisce il sostentamento in cambio di pax e securitas. Un’idea, peraltro, già rappresentata nel paesaggio reale, con la città che si eleva su una distesa di terre, con la campagna che giunge fin sotto la città murata, le entra dentro. Un rapporto, dunque, che lungo i secoli ha caratterizzato economia, cultura, tradizioni. E che, in epoca più moderna, ha seguìto le diverse trasformazioni sociali e antropologiche. Ma se da un lato constatiamo questa storica e proficua interdipendenza tra città e campagna, dall’altro è innegabile come persistano ancora atteggiamenti di differenziazione (talvolta di opposizione) tra le due realtà. Ovvero, come il popolo di città tenga a distinguere il proprio blasone urbano dall’estrazione ‘contadina’ di chi, appunto, proviene dall’antico contado senese. C’è, in proposito, una ricca letteratura e aneddotica. Così come esiste un significativo repertorio di canti popolari che testimoniano gli opposti e arguti argomenti delle parti; e, non di meno, le diverse contaminazioni tra cultura ‘alta’ e ‘bassa’, tra popolo di città e popolo di campagna.
 
Sabato 16 marzo, ore 15.00
Le origini di Siena
Partenza: Piazza Sant'Agostino
Arrivo: Santa Maria della Scala
MARIE-ANGE CAUSARANO e DEBORA BARBAGLI
Si è sempre pensato che Castelvecchio fosse il primo nucleo della città di Siena. Sorto strategicamente sul colle più alto, protetto da mura e strutturato giustappunto come un castello, una fortificazione in forma quadrilatera con i suoi percorsi interni. Ma – come hanno rivelato scavi archeologici effettuati in anni recenti – anche  l’area dove poi sarebbero stati costruiti il Duomo e l’antico ospedale di Santa Maria della Scala, ospitava l'antico insediamento di epoca etrusca e romana. Sempre affascinante è la ricerca delle origini di una città attraverso ciò che ancora è visibile, è suggerito da scavi, reperti, ricostruzioni; e, perché no, fantasticato in racconti mitici.
 
Sabato 23 marzo, ore 15.00
L’antico Ateneo*
Sede storica dell’Università, via Banchi di Sotto 55
ALESSANDRO LEONCINI
Con la partecipazione di LUCA VIRGILI
Il 26 dicembre 1240 è generalmente ritenuta la data di fondazione dell’Ateneo senese ma, in realtà, questa è solo la data in cui il podestà di Siena Ildebrandino Cacciaconti confermò una legge precedente (ma non sappiamo di quando) che stabiliva che le somme anticipate dagli osti come pagamento delle tasse venissero utilizzate per pagare gli stipendi ai maestri dello Studio. Lo Studio senese è quindi nato prima del 1240, ma non è possibile stabilire quando si sia formato. Il Comune di Siena comprese immediatamente l’importanza e il prestigio che la città avrebbe acquisito dotandosi di una Università e cercò in tutti i modi di favorirne lo sviluppo. Già dal XIII secolo sappiamo dell’esistenza di una Scuola giuridica, una Scuola di grammatica, una Scuola medica. Da allora in poi l’Università di Siena divenne attrattiva per studenti provenienti da tutta Europa. In otto secoli di vita molte sono le vicende che hanno incrociato la storia dell’Università con la storia della città, della Toscana, dell’Italia e non solo. Otto secoli in cui la migliore gioventù – “Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus”, si canta nel celebre inno goliardico – ha frequentato le aule dello Studio senese, ha condiviso scienza e saperi. Respirato una storia che viene molto da lontano.
*Passeggiata a numero chiuso, massimo 60 persone. Prenotazione obbligatoria e nominale.

Sabato 30 marzo, ore 15.00
“Per le persone che non sanno grammatica”
il Costituto in lingua volgare
Partenza: Palazzo Pubblico, Sala delle Lupe
Arrivo: Archivio di Stato
MARIO ASCHERI e CECILIA PAPI
Per l’epoca fu un notevole atto di democrazia e di trasparenza. Era, infatti, il 1309 quando il Comune di Siena decise di tradurre in lingua volgare l’insieme di norme e leggi che regolavano la vita pubblica, così da renderle comprensibili anche a chi non conosceva il latino, per “le povare persone et altre persone che non sanno grammatica, et li altri, e’ quali vorranno, possano esso vedere et copia inde trarre et avere a loro volontà.” La copia sarebbe stata esposta al pubblico e doveva quindi essere scritta in caratteri grandi e leggibili, e doveva essere fissata ad una catena di ferro che ne impedisse il furto e la manomissione. Un grande segno di civiltà, di giustizia, di garanzie politico-istituzionali.
Passeggiata d'Autore in collaborazione con l'Archivio di Stato di Siena.
 
Sabato 6 aprile, ore 15.00 (primo gruppo) / ore 16.00 (secondo gruppo)
Una banca una città*
Sede storica del Monte dei Paschi, Piazza Salimbeni
GIULIANO CATONI e PIEFRANCESCO ASSO
Quando nel 1472, in un momento di forte crisi economica, la Repubblica di Siena si pose il problema di come aiutare le classi disagiate della popolazione, fu presa la decisione di istituire un “Monte Pio”. Del resto la città, forte della sua tradizione commerciale e creditizia, aveva buona esperienza di gestione del denaro, tant’è che il “Monte Pio” si trasformò gradualmente in banca, legandosi sempre più all’economia del territorio. Importante, da questo punto di vista, fu lo Statuto del 1624, a seguito del quale il Granduca Ferdinando II di Toscana concesse ai ‘clienti’ del Monte la garanzia dello Stato, vincolando a tale scopo le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti "Paschi"). Al momento dell’Unità d’Italia il Monte dei Paschi era una delle banche più solide sul territorio nazionale. Altra trasformazione importante si ebbe nel 1936, allorché il Monte venne dichiarato Istituto di credito di diritto pubblico; e quindi nel 1995, con la creazione di due enti, Fondazione e Banca. Il Monte, le sue alterne vicende hanno attraversato i secoli di Siena e inciso nella storia della città fino a intrecciare, per alcuni tratti, gli avvenimenti dell’uno con quelli dell’altra.
 *Passeggiata a numero chiuso, massimo 80 persone. Prenotazione obbligatoria e nominale.

Sabato 13 aprile, ore 15.00
“Chi qui soggiorna acquista quel che perde”
l’Accademia dei Rozzi*
Sede dell’Accademia dei Rozzi, via Di Città 36
ETTORE PELLEGRINI
Con la partecipazione di PAOLA LAMBARDI e PAOLO LOMBARDI
A conferma del fervore culturale che caratterizzò Siena tra il Quattrocento e il Cinquecento va ricordato il fiorire di molte accademie (se ne arrivarono a contare oltre trenta). Tra queste l’Accademia dei Rozzi, la cui nascita fu ancora più sorprendente in quanto espressione non di un ceto nobile e dotto, ma delle classi popolari, prevalentemente artigiani. E proprio in virtù di questa natura popolare e “rozza”, essi presero a comporre strambotti, elegie, commedie villareccie e rusticane, che si inscenavano nelle piazze soprattutto nei giorni di Carnevale. Popolari ma indubbiamente divertenti, tanto che di quelle commedie vollero allietarsi anche l’imperatore Carlo V e papa Leone X. Tale fu il successo che gli artefici dell’iniziativa decisero di costituirsi in Congrega. Disegnarono a proprio stemma una sughera dalla scorza giustappunto rozza, con quattro rami a simbolo delle quattro stagioni e con il motto: “Chi qui soggiorna acquista quel che perde”. Nel senso che coloro che vi entravano acquistavano il titolo di “rozzo”, ma, frequentandola perdevano di fatto ignoranza e zotichezza.
*Passeggiata a numero chiuso, massimo 60 persone. Prenotazione obbligatoria e nominale.
 
Sabato 27 aprile, ore 15.00
Tra scienza e incanto, l’Orto Botanico
Orto botanico, Via Pier Andrea Mattioli, 4
CARLO LAPUCCI e ILARIA BONINI
Tutto ebbe inizio nel 1588 con quello che era chiamato l’Orto dei Semplici, dall’omonima cattedra istituita presso l’Ospedale Santa Maria della Scala. Un orto inizialmente adibito alla coltivazione di piante curative, ma che, con il tempo, ampliò l’interesse scientifico anche a piante provenienti da varie parti del mondo, soprattutto da paesi esotici. Un significativo sviluppo in tal senso si ebbe nel 1784, con la riforma dell’Università di Siena, allorché il granduca di Toscana Pietro Leopoldo chiese che l’Orto dei Semplici venisse trasformato in Orto Botanico. Si arrivò così alla presenza di 300 piante straniere e alla pubblicazione del primo Index Seminum senese con la catalogazione di ben 900 specie. Proprio in ragione dello sviluppo assunto, nel 1856 l’Orto fu trasferito nella sede attuale occupando due ettari e mezzo di terreno di una delle valli verdi all’interno delle antiche mura. Oggi vi sono conservate oltre 2000 specie vegetali, dalle tipiche mediterranee dell’ambiente toscano, alle più originali provenienti da paesi esotici. Indubbiamente suggestiva la struttura che richiama in parte lo stile dei giardini ottocenteschi italiani e, nella restante porzione verso la vallata, il podere toscano intercalato da aree rocciose e umide. L’Erbario (Herbarium Universitatis Senensis) è invece collocato in apposite stanze climatizzate e costituisce una preziosa fonte di informazioni botaniche e storiche. Comprende oltre 90.000 essiccata tra piante vascolari, licheni, briofite, funghi, alghe. Insomma, un luogo dove la scienza si fa incanto.

Sabato 12 ottobre, ore 15.00
Nel tempio della conoscenza, la Biblioteca degli Intronati
Sede della Biblioteca, via Della Sapienza 3
RAFFAELE ASCHERI e PAOLO DI PAOLO
Nel 1932 fu il podestà Fabio Bargagli Petrucci ad attribuire alla Biblioteca comunale il nome di “Intronati” in ricordo dell’omonima accademia letteraria che dal 1722 al 1802 aveva occupato gli stessi locali della Sapienza. Ma le sue origini risalgono al 1758 e al lascito di circa tremila libri che l’arcidiacono Sallustio Bandini volle fare affinché l’Università fosse dotata di una biblioteca fino allora inesistente. Le volontà testamentarie del Bandini erano quanto mai precise: il fondo librario doveva essere destinato a un uso pubblico e il curatore della biblioteca sarebbe dovuto essere il suo allievo Giuseppe Ciaccheri. Grazie alle competenze e ai buoni uffici dello stesso Ciaccheri, il materiale librario (e non solo librario, ad esempio una collezione di disegni dei “primitivi” senesi) si arricchì presto di altri lasciti. Quello di Giovanni Sansedoni (1760), della figlia di Uberto Benvoglienti che donò manoscritti e carteggi del padre. Così come la Biblioteca si arricchì (1783) di molti manoscritti provenienti da conventi e compagnie laicali dopo la soppressione di questi da parte del granduca Pietro Leopoldo. Nell’Ottocento, a seguito delle alterne vicende politiche (governo degli occupanti francesi) la Biblioteca venne chiusa e riaperta solo nel 1812. Un’altra importante acquisizione avvenne nel 1886 con il lascito del librario ed editore Giuseppe Porri, ricco di manoscritti e opere a stampa di varie epoche. La Biblioteca degli Intronati conta attualmente 650.000 pezzi distribuiti in diciotto chilometri di scaffali. Vere rarità sono conservate nei suoi armadi. Alcuni incunaboli tra i quali Il Monte Santo di Dio (1477) Dante con i disegni di Sandro Botticelli (1481). I taccuini con i disegni architettonici di Francesco di Giorgio e Giuliano da Sangallo, lettere di santa Caterina, il breviario francescano senese (sec. XV) miniato da Sano di Pietro. Quasi ovvio che un siffatto tempio del sapere e del pensiero si trovi in via della Sapienza.

Sabato 19 ottobre, ore 15.00
Tommaso Pendola, l’educatore dei sordomuti
Ex Istituto Tommaso Pendola, via Tommaso Pendola 35
MARINO BENNATI e MONICA CROCIANI
Tra le figure di spicco della Siena ottocentesca vi è indubbiamente l’abate Tommaso Pendola. Uomo di fede, intellettuale (fu anche rettore dell’Ateneo senese nel quinquennio 1860-1865), noto soprattutto come studioso dei metodi per l’educazione, l’istruzione, la formazione professionale dei sordi e che, proprio a tale scopo, fondò nel 1828 l’Istituto per Sordomuti. Già nel 1824 il Pendola aveva iniziato uno studio metodico per l’educazione di alcuni sordomuti seguiti dal conte Celso Petrucci Bargagli. E quattro anni dopo – con la collaborazione di illustri personaggi senesi tra cui il nobile Grottanelli – sorse il Regio Istituto Sordomuti di Siena decretato dal granduca Leopoldo II in data 9 luglio e diretto dallo stesso Pendola. La prima sede dell’Istituto fu in via San Pietro, finché, alla fine del giugno 1832 venne trasferito nell’ex Convento di Santa Margherita (attuale via Tommaso Pendola) dove furono accolti una cinquantina di sordomuti. Nel 1835 si creò anche la sezione femminile affidandone la direzione alla Congregazione delle figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. La metodica d’avanguardia voluta dal Pendola (il cosiddetto metodo orale puro) fu presa a modello in molti istituti italiani ed europei per sordomuti. L’Istituto, intitolato successivamente al suo fondatore Tommaso Pendola, ha operato come scuola a tutti gli effetti fino al 1980, offrendo una formazione che partiva dalla scuola dell’infanzia fino alla media inferiore. Oggi la sede dell’ex Istituto ospita il museo dedicato alla scuola, ricco di oggetti di artigianato realizzati dagli alunni e di apparecchiature specifiche usate in classe. La biblioteca si trova nell’ex refettorio dell’antico monastero di Santa Marghrita.
 
Sabato 26 ottobre, ore 15.00
La Collegiata di Provenzano e il Palio “moderno”
Partenza: Chiesa di Santa Maria in Provenzano
Arrivo: Contrada della Giraffa
ROBERTO CRESTI e ALBERTO FIORINI
L’edificazione della Collegiata di Santa Maria in Provenzano si colloca – come del resto molte storie senesi – tra storia e leggenda. La tradizione popolare narra, infatti, che nella zona dove oggi sorge la chiesa, vi fosse un’edicola della Madonna, raffigurante una Pietà, verso la quale un soldato spagnolo (probabilmente sbronzo) indirizzò un colpo d’archibugio. L’arma scoppiò in mano al sacrilego che morì all’istante, mentre dell’immagine della Vergine restò integro il busto. Quel busto divenne subito oggetto di venerazione e ritenuto miracoloso, così che nel 1595 fu iniziata la costruzione di una grande chiesa in cui conservare i resti dell’immagine sacra rimasta indenne. L’edificio fu terminato nel 1604 e, nel 1614, un decreto granducale istituì l’Opera di Santa Maria in Provenzano, presieduta da un rettore laico, al fine di amministrare i beni del santuario e provvedere alle necessità di culto. Ma non solo, il 2 luglio 1656 (nell’antico calendario giorno della Visitazione della Vergine) fu corso per la prima volta un palio “alla tonda” in onore della Madonna di Provenzano; e, da allora, così sarebbe stato ogni anno ed è tutt’oggi. Potremmo anche dire che quella data segnò la nascita del palio “moderno”, con una sua cadenza regolare, una codificazione ben precisa, una esplicita dedicazione alla Madonna. Fu l’inizio di norme e consuetudini sopravvissute fino ai giorni nostri, nonché il momento in cui le contrade assunsero una forma istituzionale. E il palio divenne passione, sentimento, un bene condiviso.

Appendice - Verrà poi svelato più avanti il programma delle altre Passeggiate d'Autore che animeranno Siena fino a febbraio 2020.
 
Informazioni - Le Passeggiate d’Autore sono a partecipazione gratuita (gradita prenotazione). Info e prenotazioni: tel. 0577 391787 – redazione@toscanalibri.it A disposizione per i partecipanti (su richiesta al costo di 1,00 € e fino ad esaurimento) dispositivi audio per seguire le visite forniti da Follow Me. Scopri Siena su www.sienacomunica.it
 
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