Per ammazzarti meglio. Il libro inchiesta di Ilaria Bonuccelli sulla violenza di genere

Viareggio il 21/11/2019 - Redazione
Un libro inchiesta che raccoglie 12 storie sulla violenza di genere in cui è evidente come lo Stato sia complice, ogni giorno, in tutte le sue declinazioni, di femminicidi, maltrattamenti, stupri. È “Per ammazzarti meglio” (Il Pozzo di Micene), scritto dalla giornalista Ilaria Bonuccelli, caposervizio de Il Tirreno, ideatrice per la sua testata della campagna che ha portato all’approvazione della legge per l’utilizzo dei braccialetti elettronici per a vigilanza degli stalker colpiti da divieto di avvicinamento alle vittime.Il volume verrà presentato venerdì 22 novembre alle ore 18 alla Libreria La Vela di Viareggio, in via Garibaldi.
 
Il libro - “Sciolgo te e i tuoi figli nell’acido”. Non è una minaccia.  È una promessa. Pochi mesi dopo, l’uomo prende un coltello e tenta di assassinare la moglie. Ci riesce quasi. Con il figlio di un anno ci riesce. Sette coltellate. Nessun giudice, nessun medico lo aveva ritenuto pericoloso abbastanza da allontanarlo dalla famiglia. Un giudice, invece, c’è che pensa di dover tenere lontano uno stalker dalla sua ex compagna. Forse perché ha già tentato di ammazzarla un paio di volte. Si è anche fatto la galera e non ha mutato d’avviso. Appena uscito ci ha riprovato subito. Allora gli impone un divieto di avvicinamento alla donna. Distanza minima: 3 metri. Di questo parla “Per ammazzarti meglio”. E di come si alimenti la cultura dell’umiliazione delle vittime. Che per lo Stato italiano valgono - se morte - 7.200 euro; se stuprate 4800 euro. Quelle raccontate da Ilaria Bonuccelli sono storie nelle quali parlano le vittime, certo. Ma anche gli aguzzini, attraverso i messaggi inviati alle donne. Si entra così dentro il male vero. Si tocca con mano. E si scopre la reazione dello Stato, attraverso gli atti dei magistrati, le perizie (che non ti aspetti) dei medici, i verbali delle forze dell’ordine che liquidano lo stupro di un uomo verso la compagna come “affari di famiglia”. Obbligando le donne a chiedere aiuto all’Europa per avere giustizia. Perché in Italia, in casa propria, non la trovano.
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