Arte e guerra. Michelangelo e l’assedio di Firenze

Serena Bedini

27/09/2017

Scultore, architetto, pittore, Michelangelo, artista fulgido del Cinquecento, ha firmato un capitolo di grande rilievo per la Storia dell’Arte, rendendo immortale il suo nome. Eppure molti sono gli aspetti della sua poliedrica attività che sfuggono ai più, ma che vanno a costituire, tessera dopo tessera, un puzzle che restituisce intatto il ritratto di un genio. È questo il caso del volume “Michelangelo e l’assedio di Firenze 1529-1530”, curato da Alessandro Cecchi che ospita al suo interno interventi critici di Pina Ragionieri, Pietro Ruschi, Mauro Mussolin, Mario Scalini, Antonio Corsaro, Cristina De Benedictis e dello stesso Alessandro Cecchi, con le presentazioni di Umberto Tombari e di Simonetta Brandolini d’Adda. La materia di cui si tratta ruota intorno a venti disegni relativi all’esperienza di Michelangelo come architetto militare.

Infatti è il 12 agosto del 1530 quando Firenze cede al lungo assedio delle truppe imperiali: la strenua resistenza della città era durata dieci mesi e molto era stato possibile grazie ai bastioni progettati da Michelangelo sulla collina di San Miniato. L’artista si era occupato, fin dal 1528, dell’ammodernamento delle fortificazioni, proponendo progetti volti a permettere di resistere agli attacchi di nemici efferati e, a partire dal 1529, era stato «nominato dai dieci di Balia “generale governatore et procuratore” delle opere di fortificazione per la durata di un anno, con una scelta che riconosceva in lui una indubbia competenza accompagnata da una sicura fede repubblicana» (in Alessandro Cecchi e Pina Ragionieri, Premessa al volume, p. 9). Sono in particolare gli interventi di Pietro Ruschi e di Mauro Mussolin a concentrarsi sull’attività di architettura militare svolta in questa occasione da Michelangelo. Nel primo, Michelangelo architetto, ‘inventore’ di fortezze, firmato da Ruschi, pone l’accento sul furor che animò Michelangelo nell’elaborazione dei progetti di fortificazione, emotivamente coinvolto per l’approssimarsi dei terribili eventi che avrebbero coinvolto la sua Patria. «Un furor che, nell’approssimarsi dell’assedio, dal cuore di Michelangelo fluì nella sua mano, liberamente intenta a disegnare non fortezze tradizionali ma strabilianti e terrificanti fabbriche – munite di baluardi, salienti, cortine, tanaglie, tanaglioni, rivellini – che andavano aggregandosi in forme ora appuntite e lineari, ora sfuggenti e arrotondate, ora stellari, in un giuoco d’incastri e di snodi che talora si esplicitava complessivamente con un sorprendente plasticismo.» (p. 35). Il contributo prosegue con foto degli impianti di fortificazione e riproduzioni dei disegni di Michelangelo stesso.

Il successivo intervento, Michelangelo architetto militare: progettazione e strategia comunicativa nei disegni di fortificazione per Firenze, firmato da Mussolin, si concentra invece sulla quanto mai probabile attività di autopromozione svolta dall’artista nell’ambito di architettura militare. Se già infatti ai tempi dei primi incarichi a San Lorenzo, il Buonarroti era noto per le sue capacità di architetto militare, ottenne l’effettivo riconoscimento pubblico a seguito del Sacco di Roma del 1527 e la rapida ascesa in occasione delle fortificazioni fiorentine ne fu la chiosa. «Di fronte a un tale spiegamento bilaterale di fiducia sull’uomo e sulle sue capacità tecniche in campo bellico e difensivo, è lecito pensare che Michelangelo si fosse mosso per tempo, preparando il terreno con largo anticipo e pubblicizzando per bene le sue credenziali di architetto militare, un incarico certamente tra i più apprezzati ed economicamente vantaggiosi che un artista potesse ricevere in quel tempo, poco prima che le guerre d’Italia dei decenni successivi imponessero nuove figure professionali di ingegneri-architetti con ben maggiore esperienza delle tattiche di assedio e sempre al passo con le tecnologie belliche in continua trasformazione» (p. 46).

Questo volume, edito da Polistampa e catalogo della mostra tenutasi presso Casa Buonarroti dal 21 giugno al 2 ottobre 2017, costituisce un tassello affascinante della storia di un genio, soprattutto rappresenta di per sé un esempio di come, in certi casi, arte e istanze belliche possano combinarsi.
 
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, Serena Bedini si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna (2005). Dal 2003 si occupa di formazione per adulti e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano L2 presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura ed arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, Rivista di Arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono o sono apparsi rispettivamente su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice, distribuito presso le librerie Feltrinelli), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX e il XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i...
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