Bettino Ricasoli, il barone che volle l’Unità d’Italia

Francesco Morandini

01/06/2015

Sempre per celebrare il 150° anniversario di Firenze Capitale, una “Passeggiata d’autore” che ha come argomento principale la figura di Bettino Ricasoli, personaggio cardine del Risorgimento Italiano. Guidati dal giornalista Michele Taddei ci siamo addentrati nella conoscenza del personaggio.La passeggiata è iniziata con la visita all’Accademia dei Georgofili. Fu qui che Bettino Ricasoli, giovane rampollo della nobile famiglia, si avvicinò alla conoscenza di nuove tecniche vitivinicole, per riportarle in modo pratico nei suoi possedimenti a Brolio. Le tecniche da lui imparate e sviluppate erano rivoluzionarie per l’epoca, tant’è che i contadini che lavoravano per lui non lo vedevano di buon occhio, poiché stravolse le abitudini e credenze che erano radicate nel mondo contadino fin dall’antichità. Ricasoli però imperterrito continuò i suoi studi, sperimentando continuamente. Ricasoli, in comunione con l’ Accademia dei Georgofili, promosse l’Esposizione nazionale svoltasi a Firenze nel 1861, che doveva presentare all’Europa e all’Italia stessa i risultati raggiunti in ambito politico, culturale ed economico dal nuovo Stato. La Stazione Leopolda e il parco delle Cascine ospitarono i padiglioni e Cosimo Ridolfi, Vincenzo Amici, Paolo Feroni, Carlo Schmitz, Filippo Parlatore, Ugolino della Gherardesca, Francesco Carega, autorevoli rappresentanti delle principali istituzioni scientifiche fiorentine.

A pochi passi dall’ Accademia dei Georgofili si trova Palazzo Vecchio, luogo nevralgico della vita politica fiorentina e non solo. Qui si può vedere un segno indelebile del passaggio del Barone. È proprio sulla facciata del Palazzo che Ricasoli fece installare una targa in bronzo in ricordo del plebiscito del 15 Marzo 1860, grazie a cui la toscana venne ammessa al Regno d’Italia. “Poi, il 15 marzo, la Corte di Cassazione convalida i risultati. A darne l’annuncio dal balcone di palazzo Vecchio Enrico Poggi, il ministro Guardasigilli. “Toscani concorsi a dare il voto 386.445”, grida. Poi, preso dall’emozione per l’immensa folla in piazza della Signoria, si prende il tempo di inghiottire. “Voti per l’unione alla monarchia costituzionale 366.571; Voti per il regno separato 14.925; voti nulli 4.949”. L’effetto percepito dalla piazza lo raccontò mirabilmente sulle colonne de La Nazione, Carlo Lorenzini, alias Collodi: “All’apparire del ministro sulla terrazza, si fece istantaneamente un silenzio, intero, profondo, religioso, qual si conviene al compimento dei grandi riti. Giunta la lettura alla cifra dei votanti per l’unione scoppiò un grido di universale esultanza. La cifra dei 14 mila dissenzienti fu accompagnata da una risata prolungatissima e clamorosa, come le risate degli eroi di Omero”. (Da Siamo onesti! di Michele Taddei. Casa editrice Mauro Pagliai).

Per la terza tappa ci siamo fermati davanti a Palazzo Spini Feroni (sede del Comune di Firenze). Qui, Bettino Ricasoli, diventato gonfaloniere (sindaco) di Firenze nel gennaio del 1848, vive in prima linea quell’anno formidabile. Da una parte era legato politicamente al Granduca di Toscana, Leopoldo II dall’altra i moti rivoluzionari dell’ epoca si stavano insinuando nei suoi pensieri. Dimessosi dopo la presa del potere in Toscana dei democratici radicali Giuseppe Montanelli e Francesco Domenico Guerrazzi, i quali avevano costretto il granduca Leopoldo II a fuggire e trovare riparo a Gaeta e avevano proclamato la Repubblica, Ricasoli fu persuaso dagli eccessi e dalla demagogia dei due politici a far parte di coloro che chiesero il ritorno del Granduca. Profondamente deluso dal nuovo atteggiamento anti-liberale di Leopoldo e del sostegno dell’esercito austriaco per la riconquista del trono, il barone preferì emigrare con la famiglia in Svizzera, da dove tornò solo nel 1851, per ritirarsi nuovamente a Brolio senza neanche passare da Firenze.

Tappa obbligata non poteva che essere in Piazza dell’ Unità Italiana, Ricasoli era un forte sostenitore dell’ unificazione dello Stato italiano. Nel 1847, fondò il giornale “La Patria“, il cui programma mirava a definire la “costituzione della nazionalità italiana“. Casa sua fu sede e redazione. Nata come rivista, pochi mesi dopo divenne quotidiano. La su divulgazione non era limitata ai confini del Granducato di Toscana, ma era diffuso sul tutto il territorio nazionale. Nel 1859 sarà un gruppo di amici di Ricasoli a fondare “La Nazione”. Il Barone, userà il giornale per affermare, ancora una volta, la volontà unitaria dei Toscani.

Il nostro percorso si è concluso in Piazza Indipendenza, proprio sotto la statua di Bettino Ricasoli, protagonista dell’Unità d’Italia. La Piazza di trova a pochi passi da via 27 Aprile. Proprio in questa data la città di Firenze viveva la sua “rivoluzione pacifica” con la partenza, nel tardo pomeriggio di quel mercoledì dopo Pasqua, dalla Capitale del Granducato di Toscana, di Leopoldo II dei Lorena. Il municipio di Firenze constatava la mancanza di un governo legittimo nominò un Governo provvisorio composto da Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Malenchini ed Alessandro Danzini. Da lì a poco si costituirà il neo Stato d’Italia.

http://www.francescomorandini.com/passeggiate-dautore-bettino-ricasoli-il-barone-che-volle-lunita-d-italia/

 

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