Caterina e i Benincasa. Gli studi di Paolo Nardi

Roberto Barzanti

19/04/2019

Scrivere una biografia storicamente fondata di figure elevate al grado di santità è compito quanto mai arduo. Paolo Nardi (Caterina Benincasa e i «Caterinati» Studi storici, Quaderni del Centro internazionale Studi Cateriniani, pp. 242, € 30, Campisano, Roma 2018) evita ogni approssimazione e con il sano metodo di una storia positiva, sorretta da continui riscontri archivistici e da scrupolose verifiche filologiche, presenta una Caterina per quadri tematici giovandosi di lunghe indagini di prima mano. Illumina momenti salienti della vita come si trattasse di una persona della quale lo storico ha il dovere di riferire fatti e incontri senza alcuna amplificazione. Ne deriva una storicizzazione che non cede a seduzioni di maniera.
 
Tra i contributi più notevoli meritano particolare menzione il capitolo sulle vicende della famiglia Benincasa e quello sul rapporto che Caterina coltivò a Avignone con l’archiatra pontificio, il senese Francesco Casini. Le condizioni economiche dei Benincasa era buone. Babbo Jacopo aveva il suo bel daffare nel destreggiarsi in una fase tutt’altro che tranquilla, ma appare uomo dotato di abili capacità gestionali. Caterina, ventiquattresima figlia di Lapa respirò un’aria di fervida intraprendenza, ma appartata e disdegnosa dei traffici che attraevano fratelli e vicinato. I Benincasa furono trasversalmente partecipi dell’élite cittadina, collegati fortemente anche a Firenze. Nel periodo in cui Bartolo di Jacopo si trovò ai vertici del governo senese avvenne il ritorno a Roma da Avignone di papa Urbano V, clamoroso episodio che dovette colpire assai Caterina, come ebbero in lei angosciante risonanza i contraccolpi della rivolta della compagnia del Bruco (14-30 luglio 1371) e della guerra civile che ne divampò. Ad un certo punto la ditta fece acqua e fallì. «Se gli anni della formazione della giovane Mistica – osserva l’autore – erano trascorsi sotto l’ala protettiva della sua famiglia, che nel frattempo aveva conquistato una posizione sociale di rilievo per peso politico e prosperità economica, il più intenso periodo della ‘militanza’ di Caterina al servizio di Cristo e della Chiesa doveva coincidere, invece, con il declino dei suoi fratelli, sancito dal fallimento della tintoria e accentuato dalla scomparsa di Stefano e Bartolo».
 
La vita solitaria di Caterina si dipana a contatto di un universo molto politicizzato, ed il ritorno sia pur effimero (1367-1370) del papa nella sede di Pietro dovette insinuare in lei una ansioso progetto di possibile redenzione della Chiesa dalla soggezione alle beghe temporali. Nelle pagine sulla presenza della Santa, a capo della sua numerosa brigata, in Avignone, dove giunge il 18 giugno 1376, Nardi riempie un vuoto portando alla ribalta, nella funzione che oggi si direbbe di facilitatore, Francesco Casini, archiatra pontificio. Non di minor portata fu l’azione di Raimondo da Capua, confessore autorevole e traduttore in contemporanea al cospetto del titubante Gregorio XI. Il quale aveva da tempo annunciato il proposito di rifar ritorno a Roma, ma non riusciva a decidersi. La missione di Caterina assume anche gli accenti di un’ambasciata di pacificazione con i fiorentini, che l’avevano incaricata (ufficiosamente) di farsi portatrice presso il papa del loro auspicio di por fine al conflitto. Ella riferisce con candido entusiasmo agli Otto di guerra l’avvenuto colloquio con Gregorio: «Ò parlato col santo padre: udimi, per la bontà di Dio e sua, gratiosamente, mostrando d’avere affettuoso amore della pace…». Altrove: «Pregovi che coloro che vi sono ribelli voi gl’invitiate a una santa pace, sì che tutta la guerra caggia sopra gl’infedeli…». Non è questa una sorta di astuta “politicità trascendentale” al servizio di un risoluto disegno che aveva al centro la Chiesa e Cristo? Cristocentrismo e ritorno a Roma del Vicario di Cristo fanno tutt’uno.
 
Caterina non cessa di invocare la Crociata, il «santo e glorioso passaggio» alla riconquista dei luoghi occupati dai «cani infedeli». Frasi crude, da non addolcire o censurare, ma da ricondurre ad una circoscritta e drammatica fase. Infine il senso della giustizia in Caterina, che appare frutto di rapporti intensi con i giuristi à la page e di una conoscenza non superficiale del dibattito dottrinario in materia. La giustizia per esser giusta doveva essere temperata dalla carità, perché «ella esce dalla fontana della carità». «In ultima analisi non erano affatto ignoti – conclude Nardi – alla Santa i problemi che da sempre segnano il difficile rapporto tra l’idea di giustizia e la sua realizzazione nella concreta applicazione delle norme giuridiche, ma Ella muoveva appunto da un’ispirata concezione della giustizia, fondata sui valori più alti del pensiero cristiano». Vien da chiedersi se sia lecito allora parlare di un affaccendato “realismo” di Caterina. I femminili sensi amorevoli di carità si mischiano in lei con la sofferta proposta di interventi necessari a stabilire un ordine dolorosamente sconvolto dai bellicosi egoismi dell’«amor proprio». A garantire la ricomposizione di una lacerata Comunità Caterina implora l’affidamento del governo a solitari e umili asceti – l’ultimo naufragato sogno! –, in modo d’affrancarla «dagli iniqui uomini consiglieri del dimonio, stroppiatori del bene comune della congregazione cristiana e reformatione della santa Chiesa».
 
Articolo pubblicato su “Toscana Oggi” del 21 aprile 2019
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Roberto Barzanti

Roberto Barzanti
è un politico italiano. È stato parlamentare europeo dal 1984 al 1994, dal 1992 ha ricoperto la carica di vicepresidente del Parlamento europeo. Dal 1969 al '74 è stato sindaco di Siena. Dal 2012 è presidente della Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena. Ha pubblicato "I confini del visibile" (Milano, 1994) sulle politiche comunitarie in tema di cinema e audiovisivo. Suoi saggi, articoli e recensioni tra l'altro in economia della cultura, il Riformista, L'indice dei libri del mese, Gli argomenti umani, Testimonianze, Gulliver, Il Ponte, rivista quest'ultima della cui direzione è membro. Scrive per Il Corriere Fiorentino.
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