Celeste imperfetto: donne, seduzione e stereotipi d’Italia

Duccio Rossi

09/03/2018

Con una descrizione analitica e quasi fotografica della realtà, colta nei suoi aspetti stereotipati, terribilmente veri e immediatamente riconoscibili, Fabio Falugiani ci conduce all’interno di una vicenda semplice: la vita di Giovanni Tempesti detto il “Tempa”, un donnaiolo incallito, come molti toscani, ma anche amante delle lettere classiche, qui comunemente chiamate – come si suole dire tra i non specialisti – lettere antiche. Celeste imperfetto” è un romanzo scritto con periodi “a fiato corto”, con una sintassi semplice che rimanda, forse volutamente, all’immediatezza descrittiva che spesso assumono i flash della memoria, quando vengono tradotti spontaneamente in parole. Alla memoria, unica vera protagonista della nostra vita, recita infatti – e non a caso – la dedica dell’autore ad inizio romanzo.
 
Dall’infanzia e dal primo amore, il racconto della vita del protagonista sale su per i gradini dell’esistenza, avendo come leitmotiv la conquista continua del genere femminile. Aveva undici anni, le trecce lunghe, castane e occhi grandi e scuri. Eravamo compagni di classe in prima media alla “Ottone Rosai”, una scuola dalla facciata color arancione situata nella periferia nord di Firenze. Dopo la lezione, lei attraversò il cancello e si incamminò verso il ponte della ferrovia con la sua amica Marta. Lo zainetto sulla schiena su cui ondeggiavano le trecce, un paio di jeans e delle polacchine chiare ai piedi furono il mio primo ricordo di lei. […] Era il 1981, non sapevo niente delle donne, non sapevo niente di quasi nessuna cosa”.
 
Il protagonista scopre le donne e l’amore progressivamente, come capita a tutti i maschietti: dai primi baci dati senza capir nulla, a quei baci che invece si danno nel modo dei grandi, alla francese, fino ad arrivare alle prime esperienze sessuali. Descrizioni di estati bollenti in riva al mare, di spiagge affollate al suono di canzoni cult degli anni '80 e '90, di quadretti iconici appartenenti all’immaginario collettivo che non possono non far sorridere il lettore, il quale, se li ha vissuti, si ricolloca immediatamente in quegli anni, accanto al protagonista.
 
Nei pomeriggi successivi presi ad andare al Miranda per vedere lei, Simonetta. Le parlai sui gradini del grande loggiato, dirimpetto agli ombrelloni, nel caos di una miriade di bagnanti sudati, di mamme che inseguivano bimbi con banane in mano, di gommoni gonfiati a fiato, di castelli infranti e presi a calci. Mi confidò che aveva il ragazzo. Per due o tre giorni trascorremmo le nostre serate come tutti gli altri, tra gelati e musica, latte e menta e qualche vasca sul corso, indossando gli strani braccialetti fosforescenti che andavano di moda”.
 
Ma Giovanni Tempesti impersonifica anche una delle paure primarie di tutti gli adolescenti che si accingono ad un’intimità totale con l’altro sesso: quella di divenire genitori per errore e prima del tempo. Ed infatti Giovanni diviene padre prima di finire il liceo, sposandosi con un suo grande amore: Gioia, la quale, a quell’epoca, non aveva neppure sedici anni.
 
Conobbi suo padre in quell’occasione, quando aveva saputo da dieci minuti che la figlia, che egli credeva ancora vergine, in realtà era in stato interessante. «Avete fatto un bel casino!» mi disse con una voce grave e rauca, seduto in un angolo buio della cucina. Aveva una gran brutta espressione, i capelli bianchi e nonostante i suoi quarant’anni ne dimostrava sessanta. Continuò, senza mai mettersi alla luce: «Ora dovete rimediare.»”.
 
Il matrimonio di Giovanni dura però solo tre anni, finito tristemente per un tradimento di Gioia, con grande sorpresa del lettore, il quale, invece, si sarebbe aspettato un tradimento da parte del protagonista donnaiolo. E così Giovanni torna alla bella vita della seduzione e delle conquiste, anche di quelle portate a termine per il solo gusto di spassarsela.
 
“Era di Prato, e fu la prima ocona di paese che mi capitò nella vita, non la migliore, ma una discreta campionessa del genere. L’ocona è una ragazza abbastanza carina nell’aspetto, ma caratterizzata da un’enorme ingenuità. Possiede inoltre un’innata ignoranza, spesso atavica, trasmessale da generazioni di abbandono scolastico, e questa approssimazione nella cultura si evidenzia in particolari forme di linguaggio condite da neologismi gustosi e divertenti. I pregi maggiori dell’ocona sono la totale mancanza di impegno che richiede, l’amore e il sesso a buon mercato che sa donarti, e lo spasso che si prova nello starci insieme; il più delle volte è generosa e ha un carattere solare e ridanciano. È l’unica donna che puoi davvero fingere di amare, e che, tante volte, un po’ami, perché è sana di principi e fondamentalmente senza difese”.
 
E dall’età di ventitre anni – con un matrimonio alle spalle, una figlia e un divorzio –, il racconto della vita di Giovanni procede a vele spiegate nelle pagine colorite di Fabio Falugiani. Celeste imperfetto è un romanzo che, se letto da qualche “intellettuale” al passo coi tempi, soprattutto quelli recentissimi, troppo suscettibile e desideroso di facili ed ostentate rivendicazioni, potrebbe anche essere etichettato come romanzo sessista. Ma eccedere nelle aggettivazioni e nelle etichettature, specialmente in quelle negative e molto di moda, così come nelle censure e nei tabù, significherebbe anche rinunciare a quella sana capacità critica, vecchia come il mondo, di ironizzare sulla stravaganza dell’uomo, non inteso ovviamente come maschio ma come essere umano, come ànthropos: per dirlo con quel greco antico tanto amato dal nostro protagonista Giovanni Tempesti.
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