Chiamami col tuo nome. Sentimenti e primi amori protagonisti

Margherita Calestrini

14/03/2018

“Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino è ambientato in una calda estate degli anni '80, in un paesino del nord Italia in cui il tempo sembra essersi fermato per lasciare posto ad un’atmosfera nostalgica. È qui che il professor Perlman (Michel Stuhlbarg), sua moglie Annella (Amira Casar) e il figlio Elio (Timothée Chalamet) trascorrono le vacanze, in un idilliaco benessere borghese fatto di letture, passeggiate, giri in bici e musica classica. La famiglia è solita ospitare ogni anno un dottorando che aiuti il padre nelle ricerche archeologiche. Sarà l’americano Oliver (Armie Hammer) ad essere accolto nella loro villa del XVII secolo per “sei lunghe settimane”, quanto basterà per sconvolgere gli equilibri del diciassettenne Elio.

Il regista ha voluto rappresentare con sensualità travolgente il tormento e l’inappagata ricerca d’amore nei primi innamoramenti. Sono le sensazioni provate da Elio, ragazzo fragile e vulnerabile, fin da subito incuriosito dall’affascinante Oliver. La loro relazione si sviluppa lentamente ma coinvolge così tanto da immedesimarsi nei due protagonisti, frutto anche della perfetta e realistica interpretazione degli attori. Tra avvicinamenti e allontanamenti, i due si lasceranno travolgere dalle passioni con dolcezza e soprattutto con naturalezza vivendo un sentimento prezioso che li legherà per sempre.

Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, "Chiamami col tuo nome" tocca nel profondo e commuove per la sua emozione intensa. È un racconto d’amore nella più profonda intimità, dove si celano i sogni, le insicurezze e i bisogni che finiscono per rivelarsi in tutta la loro spontaneità. Guadagnino riesce a scavare nell’interiorità dello spettatore, riportando alla luce i ricordi legati ai primi amori che ognuno conserva dentro di sé. Il film è una fotografia esteticamente perfetta sul desiderio e il timore di essere rifiutati, merito anche di James Ivory, regista novantenne di "Camera con vista", "Casa Howard" solo per citarne alcuni e che in questo caso è stato sceneggiatore ottenendo il suo primo Oscar, che ha saputo catturare perfettamente le indomabili sensazioni durante i turbamenti adolescenziali. È una pellicola che esplora la natura umana raccontando la bellezza dell’amore in tutte le sue sfumature e che vuole stimolare lo spettatore a confrontarsi con sé stesso, proprio come fa Elio. Il film è un incoraggiamento ad abbandonarsi ai propri sentimenti, un invito ad ascoltare il cuore e a sentirsi fortunati perché è sempre “meglio aver amato e perso che non aver mai amato”.
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Margherita Calestrini

laureanda in Scienze politiche, grande passione per il cinema e le arti in genere.
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