Denata Ndreca, la ragazza del Ponte Vecchio

Massimiliano Bellavista

29/06/2020

I poeti riparano il mondo. Lo fanno stare insieme meglio che possono, e con tutto quello che hanno in tasca. Le loro parole riparano i viventi e le loro piccole e grandi montagne che si sgretolano. Denata balla - e a volte, con raro garbo- rima, le sue parole da sola. Se necessario anche immersa in un sottile silenzio dove a volte si sente il passo invisibile e unghiuto del dolore e della nostalgia. I suoi passi nell'ultima raccolta “La ragazza del Ponte Vecchio” (Edizioni Ensemble-2020) sono indubbiamente quelli del racconto di una vita. E sono passi difficili, a volte di corsa.  Ho scelto di fare da sola /in questo mondo di lupi. / A piccoli passi – ma miei –/tutti. Sono quelli di un bambino cui si devono all'inizio legare le scarpe ma non i piedi. Perchè insegnare la libertà è importante. Denata Ndreca non è nuova a queste nostre pagine perchè ha sostenuto e sostiene, senza far mancare i suoi commenti e i suoi like molte della cose che facciamo e faccio. Qualche tempo fa ci ha regalato una bella poesia per Caffè 19. Ora quella poesia fa parte di questa raccolta, che parla anche di stretta attualità. Mi piace pensare che ogni raccolta sia in qualche modo assimilabile a un libro di viaggio, un taccuino di formazione dove la carta bianca diventa essa stessa, durante il tragitto, nitida mappa del . E le parole di Denata viaggiano nel tempo e nello spazio funzionando proprio come detonatori di sensazioni e idee. C'è in questa raccolta come si è detto il tema dominante dell'amore, in tutte le sue forme, e della memoria. Ma anche della bellezza.

La memoria è cosa rilevante se si nasce a Scutari, la Firenze dei Balcani, cuore pulsante della cultura albanese, tra cristianesimo e islam, tra un marciapiede dove c’è il campanile di una chiesa ed un altro dove c’è il minareto di una moschea e se poi si attraversa la storia di un Paese.
Noi albanesi,
emigranti senza le valige,
con un numero mai scritto
sopra le camice
Ma una grande anima, pur portando dentro il vento dei Balcani sa trovare autenticamente amore e bellezza dovunque si trovi, sa per esempio innamorarsi con sincerità di Firenze (Dio mio quanta bellezza), ma anche di oggetti elementari, come di una porta, di un muro, di un cuscino o di una goccia d'acqua.  Perchè ogni città, anche la più celebrata, è composta di oggetti e vite elementari. E una grande anima, soprattutto se è quella di un poeta, sa giocare. Ora, qui, quanto alla scelta del tipo di gioco, mi capita di essere molto d’accordo con Denata. 

Si legge nel libro:
Facciamo che oggi nevica;
io divento terra,
e tu ti sdrai su di me.
Facciamo che oggi
le strade sono libere,
io ti vengo in contro
mentre tu corri verso di me.
Facciamo che poi
le strade si bloccano
e che non possiamo
tornare indietro.

Facciamo che ..., mi ha sempre colpito questa espressione. E a voi? È qualcosa di simile al c’era una volta delle favole, in quanto come quel conosciutissimo incipit introduce di forza e senza ammettere repliche in un mondo fantastico ma è molto più potente, forse perché più simile ad un rituale magico. Nelle favole infatti si ammette che c’era una volta proprio perché così grazie alla rapidità elementare della formula si accetta, quasi inconsapevolmente, che qualcosa effettivamente sia stato, anche se non sarà mai più, anzi forse proprio per questo, perché tanto si tratta di un lontano passato, di un’isola così remota e abbandonata che i ponti che la collegavano al corso della storia sono caduti da tempo e ciò non pone alcun imbarazzo alla nostra razionalità. Di fatto, non altera nessun elemento del mondo che conosciamo. Qui è diverso, qui non si tratta di evocare delle ombre ma di creare dal nulla un qualcosa, uno scenario che non è mai successo e  e di viverci tutti in prima persona dentro. E se tutti sono d’accordo allora facciamo che eravamo. E quindi, siamo. Ora mi domando, Vi domando, c'è migliore definizione della poesia? Perciò buona fortuna, Denata, ragazza del Ponte Vecchio.
 
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Massimiliano Bellavista

Massimiliano Bellavista
Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Scrive una rubrica fissa per la rivista stroncature.com. Tiene regolarmente seminari di scrittura e in merito alla valorizzazione ed alla comprensione del libro antico come bene letterario e culturale. A Siena anima la scuola di scrittura Recensio. Riguardo alle sue opere di narrativa, poesia e management, pubblicate in italiano ed in inglese, tra le più recenti ricordiamo: Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019); Marketing e management degli impianti sportivi (Azzurra 2019); Vertical Farming (Licosia 2019)
 
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