Ferlinghetti 50 anni dopo

Luigi Oliveto

31/08/2017

Aiuto! Tra qualche mese saranno cinquant’anni dal Sessantotto, e tutti avranno da dire e ridire circa i fasti e i nefasti di quegli anni: che furono, soprattutto, una stagione emotiva. Tra i padri letterari, l’unico sopravvissuto è Lawrence Ferlinghetti. Dall’alto dei suoi 98 anni guarda con sconforto l’odierna San Francisco (“San Francisco ha l’anima a pezzi”, ha detto di recente ad Antonello Guerrera di Repubblica in una lucida e intensa conversazione) e ripensa con disincanto al 14 gennaio 1967, quando sul prato del Golden Gate Park migliaia di persone si ritrovarono in un happening che si chiamava “Human Be-In (“Essere umano” o fors’anche “umani, unitevi”). Fu l’inizio. L’inseminazione della rivoluzione hippie, della beat generation, della controcultura americana. La nascita di una letteratura che lo stesso Ferlinghetti prese a diffondere con il suo marchio City Lights (casa editrice e libreria, quest’ultima ancora in attività) facendo conoscere Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jack Kerouac, William Seward Burroghs. Ferlinghetti auspicava una poesia che facesse “uscire il poeta dal suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico”. Una “poesia di strada”, fuori dai luoghi (scuole, accademie, circoli esclusivi) in cui era stata rinchiusa; e pure fuori dalla pagina stampata, volendone recuperare la sua forma originaria: l’oralità. Rileggere oggi Ferlinghetti può risultare utile. Si evitino – beninteso – operazioni-nostalgia (che lascerebbero, peraltro, molto delusi), ma si pensi a come ogni tempo necessiti di una coscienza critica; di idee, ideali, sentimenti che, per dirla con le sue parole, “allarghino l’area della coscienza”.
 
 
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso
se non date importanza ad una punta d'inferno
qua e là
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso
non è che cantino
tutti i momenti
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla gente che muore
continuamente
o è soltanto affamata
per un po'
che in fondo poi fa male la metà
se non si tratta di voi

Oh il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi state troppo a preoccupare
di qualche cervello morto
su ai posti di comando
o di una bomba o due
di tanto in tanto
contro le vostre facce voltate
o di consimili scorrettezze
cui va soggetta la nostra
società di Gran Marca
con i suoi uomini che si distinguono
e i suoi uomini che si estinguono
e i suoi preti
e altri scherani

e con le varie congregazioni
e congressuali investigazioni
e altre costipazioni
che sono il retaggio
della nostra carne demente

Sì il mondo è il posto più bello del mondo
per un sacco di cose come
fare la pantomima della farsa
e fare la pantomima dell'amore
e fare la pantomima della tristezza
e cantare in sordina e avere ispirazioni
e andare a zonzo
guardando tutto
e odorando i fiori
toccando il culo alle statue
e persino pensando
e baciando la gente e
facendo figli portando pantaloni
e agitando cappelli e
ballando
e andando a bagnarsi nei fiumi
e fare dei picnic
in piena estate
o solo genericamente
"godendosi la vita"
ma poi proprio in mezzo a tutto quanto
arriva sorridente il
beccamorto
 
[da Un luna park del cuore di Lawrence Ferlinghetti, trad. di Damiano Abeni, Mondadori, 2000]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Luigi Oliveto ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini,  è curatore del libro di...

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