Firenze mare. Un libro per leggere la città da un punto di vista inusuale

Duccio Rossi

24/01/2018

In un italiano scorrevole, semplice e apparentemente colloquiale, l’autore ci conduce alla scoperta di Firenze da un punto di vista decisamente inusuale: quello degli indizi di mare. Sembra strano, come dice più volte l’autore, Simone Innocenti, ma Firenze è proprio una città di mare. O meglio, è una città che ha molti segni, molti indizi che rimandano al mondo della navigazione, al mondo delle acque: e non solo a quelle dell’Arno. Ad un primo approccio, il lettore potrebbe avere l’impressione di trovarsi davanti ad un autore forse un po’ troppo fantasioso ma continuando la lettura si accorgerà invece che quella di Innocenti è una scelta ben precisa: per mezzo dell’inatteso, instillare la curiosità e dimostrare come la realtà sia semplicemente una questione di punti di vista.
 
"Firenze è un porto. Ecco, un porto è certamente un luogo di passaggio, di commerci di ogni tipo, ma a pensarci bene è anche un posto dove chiunque, lo straniero, il viandante, l’avventuriero trova casa. [...]. Nella tradizione filosofica del nostro Continente, l’Ovest è simbolo della maturità e anche di decadenza; l’Est ci si associa invece con le energie nuove ma anche con la barbarie. Finito l’inciso, possiamo dire che dai ponti sull’Arno, lo sguardo, istintivamente si volge verso l’Occidente; verso il Mare e il vissuto; con Pontassieve alle spalle è poco interessante(dalla Nota di Wlodek Goldkorn).
 
Dunque, per mezzo della chiave di lettura dell’acqua, del mare e di tutto ciò che ne concerne, lnnocenti inizia a descrivere Firenze, che gli Etruschi chiamavano appunto Birent: un nome che in etrusco significava “tra le acque”. Tra le acque dell’Arno? Oppure tra le acque dell’Arno e quelle dei torrenti Mugnone e Africo? Quel che conta è che Firenze, per gli Etruschi, fosse una città legata all’acqua. Ma ciò che rimane oggi è invece un nome di terra ci spiega l’autore, rifacendosi a quanto precisa l’Accademia della Crusca. Il nome Firenze deriva infatti da Florentina, che a sua volta rimanda al campo semantico del fiorire, dello sbocciare: quindi un ambito decisamente di terra e non di acqua. A fiorire, a sbocciare, a rinascere a Firenze furono, come sappiamo, le arti e la letteratura in quel periodo artistico e culturale che chiamiamo, per questo, Rinascimento. Tra i simboli del Rinascimento fiorentino troviamo i capolavori di Botticelli: “La Primavera”, con una miriade di fiori che sbocciano nel prato; e “La nascita di Venere” che, non a caso, ritrae la dea in acque cristalline, poiché Venere, appunto, nacque dal mare. Ecco dunque che il tema delle acque e del mare ritorna, anche in uno di quei simboli universali della Firenze rinascimentale. In tal modo, in tutto il mondo, Firenze è rappresentata da un mito legato all’acqua e al mare.
 
E il nome di Firenze continua ad abbinarsi a quello del mare anche grazie alle figure di due grandi navigatori: Amerigo Vespucci e Giovanni da Verrazzano, le cui rispettive case natali si trovano nei pressi di Santa Croce. In via Ghibellina, al civico 89, una targa polemizza con un mancato riconoscimento al famoso navigatore fiorentino che scoprì la Baia di Hudson, dove oggi si affaccia la città di New York, baia inizialmente ritenuta una scoperta degli Inglesi: Qui, nella casa dei suoi maggiori, ove ebbe i natali Giovanni da Verrazzano, animoso navigatore che intorno al 1524 veleggiando e discoprendo per primo il fiume che ebbe da nome da Hudson, mostrò al mondo come la sua Firenze sapesse veramente “battere le ali” pei mari lontani”. Ma la Firenze marittima di Innocenti è anche quella delle periferie: periferie che l’autore associa ad isole nel mare. “Che la periferia del capoluogo toscano sia fatta di zone è anch’esso un dato di fatto. Più che zone sarebbe da dire isole, isole anche in questo caso. Isole che raccontano, meglio di qualunque altra via, i battiti segreti della città”.
 
E poi la storia del cinematografo a Firenze, con quelle “sale di proiezione” che, a partire dagli anni Cinquanta, si trovavano anche lungo l’Arno, quasi fosse una vera e propria spiaggia di fronte al mare. E poi i Caffè, nei quali “Firenze fa pulsare le discussioni letterarie, si sfida, cerca una propria identità. Le Giubbe Rosse in piazza della Repubblica sono uno dei baricentri della vita intellettuale”. Un libro, quello di Innocenti, che possiede un vero e proprio “Odore di mare” anche là dove il lettore mai se lo aspetterebbe. Un libro di Bellezze al bagno”, di scrittori e di loro indirizzi segreti in una Firenze novecentesca che li ha ospitati sotto il sole del successo, quasi fossero bagnanti sotto i loro ombrelloni. Su Firenze e sulle sue bellezze si è scritto sicuramente di tutto e di più, ma spesso l’originalità non consiste soltanto in ciò che si scrive ma anche, e soprattutto, nel mondo in cui si scrivere e nel punto di vista che si decide di adottare scrivendo. E “Firenze mare” di Innocenti ne è una piacevole conferma.
 
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