Fuori Porta, la libreria nata dal sogno comune di due sorelle

Serena Bedini

21/02/2020

Metti un viaggio di fine estate, un aeroporto affollato e qualche sogno su come realizzare il proprio futuro, poi trova due sorelle protagoniste, aggiungi due dita di follia mescola tutto con un bel po’ di passione e alla fine ottieni la storia della Libreria Fuori Porta di Lucca, dove mi sto dirigendo adesso. Lì mi aspettano Daniela e Pina Saracino, le due libraie e sorelle che insieme hanno trascorso 14 anni in mezzo ai libri, mosse dal desiderio di realizzare il loro ambizioso progetto: aprire una libreria. Perché ambizioso? Perché in quattordici anni ne sono successe di tutte: crisi economiche, crisi del settore editoriale, crisi delle librerie, avvento di Internet, rivoluzione degli store online e di Amazon nel mercato e chi più ne ha più ne metta. Eppure questa libreria è rimasta lì, salda e fedele ai suoi principi, scossa dal vento turbolento e poderoso che si agitava intorno, ma mai sradicata dai valori che l’hanno costituita. Una bella storia, quella di Daniela e Pina, che adesso mi vado a far raccontare: entro, ed eccole lì tutte indaffarate tra gli scaffali: mi si fa incontro Daniela e cominciamo a parlare.
 
Quando e come è iniziata l’avventura della libreria Fuori Porta?
È cominciata nel 2005, al ritorno da un viaggio, in aeroporto, mentre io e mia sorella parlavamo dei nostri progetti per il futuro. Avevamo 23 e 27 anni e la passione per i libri e l’amore per la lettura erano sempre stati un tratto in comune determinanti, un elemento imprescindibile per il nostro dialogo. Così iniziammo a immaginare di aprire una libreria; ovviamente i primi tempi furono molto duri: avevamo l’affitto da pagare, molte spese e ci eravamo avvalse di finanziamenti per aprire la nostra attività, ma abbiamo stretto i denti e siamo andate avanti nonostante tutto… e adesso siamo aperte da 14 anni.
 
Un bel traguardo visto quanto sono stati complessi questi anni. Perché avete deciso di chiamare la libreria “Fuori Porta”?
Beh… la scelta del nome in realtà ci richiese molte notti a chiacchierare nella camera che all’epoca condividevamo nella casa dei nostri genitori. Io ho fatto Ragioneria e mi ricordavo di aver studiato che il nome di un’azienda o di un’impresa o di un esercizio commerciale dovrebbe essere identificativo. Così inizialmente avevamo pensato di chiamare la libreria col nome di uno scrittore, ma poi, trovandoci in Via Dante Alighieri, la scelta sarebbe stata obbligata e forse fin troppo scontata, quindi alla fine propendemmo per un nome che designasse il luogo dove si trovava la libreria, ossia un quartiere non centrale, non vicinissimo alle vie del centro storico.
 
Che cosa vi ha permesso di superare gli anni più duri e complessi del vostro inizio?
Indubbiamente la passione per i libri e gli ideali profondi e sentiti da cui muoveva il nostro progetto di libreria: i guadagni erano pochi, ma era tale il desiderio di farcela, di andare avanti, di superare le difficoltà e di affermare la nostra identità di libraie che ci siamo riuscite. Ed oggi è un piacere camminare per Lucca e sentirsi salutare dai nostri clienti che sono anche amici, sentirsi definire “le mie libraie di fiducia”… è una soddisfazione che non ha prezzo!
 
Come si fa a diventare amici dei propri lettori, ad essere insomma “amico libraio”?
Io credo che dipenda dai nostri caratteri: sia io che mia sorella siamo entrambe molto socievoli, molto aperte e questa nostra indole torna anche nel modo di proporre la nostra libreria: abbiamo voluto in ogni modo sfuggire dall’immagine di libreria polverosa, chiusa, scura per valorizzare i colori, l’allegria, la leggerezza nel senso indicato da Calvino. Abbiamo anche uno spazio per bambini piuttosto ampio e quindi spesso tra i nostri clienti ci sono mamme che ricorrono ai nostri consigli per iniziare i propri figli alla lettura. Inoltre devo dire che, facendo un orario piuttosto oneroso (tutti i giorni 8-20), trascorriamo gran parte della nostra vita qui dentro, tra questi scaffali e così molti dei nostri clienti sono diventati i nostri amici migliori. Il mio amico più caro l’ho conosciuto proprio qui in libreria!
 
Fin qui abbiamo parlato degli aspetti positivi… e i negativi? Cosa è difficile nel mestiere di libraio?
Sicuramente è un settore con margini di guadagno abbastanza bassi, quindi l’unico modo per andare avanti è rimboccarsi le maniche e lavorare molto, farsi conoscere, creare un rapporto di fiducia con i lettori che ci distingua ai loro occhi da altri negozi. Come? Beh… consigliando i libri che veramente reputiamo belli, cercando di capire la persona che si ha davanti per potergli offrire l’aiuto che cerca. E poi mettendo in essere iniziative diverse, non per forza tutte tese alla vendita: per esempio, ormai da due anni collaboriamo con la ONLUS Salvamento Toscana che si occupa di sicurezza per i bambini: facciamo incontri qui in libreria ai quali è possibile partecipare gratuitamente e nei quali non c’è alcuna occasione di vendita. Tuttavia crediamo che iniziative come questa servano a farci conoscere, a rafforzare il concetto che le persone hanno di noi e quindi siamo liete di organizzarle.
 
E i social network?
Sì, certo, ci promuoviamo anche sui social. Abbiamo da anni un profilo Facebook e recentemente abbiamo aperto anche un profilo su Instagram, ma devo dire che non è questa la parte preponderante della nostra attività di promozione. Non fraintendermi: credo che sia importante, ma non penso che sia centrale. Ciò che conta nella promozione è il passaparola: un cliente che esce dalla libreria soddisfatto, non solo tornerà a trovarci, ma parlerà bene di noi a parenti, amici e conoscenti e questi saranno tutti potenziali nuovi clienti.
 
Quali consigli di lettura puoi dare al pubblico di Toscana Libri?
Prima di tutto consiglierei Trilogia della città di K di Agota Kristoff (Einaudi Edizioni), perché è un libro sorprendente, appassionante per la capacità che ha l’autrice di narrare una storia nella prima parte e ribaltarla completamente nella parte successiva; poi consiglierei I cani e i lupi di Irène Némirovsky, una storia d’amore, ma anche una rilettura della società e delle classi sociali, un libro che può essere letto e interpretato seguendo svariati punti di vista e quindi di grande profondità; infine vorrei dire Calvino… ma no, dirò Niccolò Ammaniti, Come Dio comanda (Einaudi Edizioni), per lo splendido rapporto padre-figlio che narra, così coinvolgente da arrivare al cuore.
 
Bene… ma insomma, quando hai deciso di non parlare di Calvino, devo dire che mi hai fatto soffrire…
Beh… ma Calvino è lo scrittore più grande degli ultimi ottant’anni in Italia e proprio per questo ne parlano tutti, così ho pensato di privilegiare un altro scrittore che amo, ossia Ammaniti, ma visto che ci tieni ti dirò il libro di Calvino a cui pensavo, Se una notte d’inverno un viaggiatore (Mondadori), semplicemente geniale.
 
Daniela, qual è il tuo sogno di libraia?
Questa è veramente difficile! Ma sì…! Ce l’ho! Non vorrei sentire più sentirmi dire che i bambini da zero a sei anni non leggono, quando consiglio un libro per loro. Vorrei che tutti i genitori passassero un po’ di tempo a leggere con i loro figli, da un lato per poter insegnare loro l’amore per la lettura, dall’altro per apprendere, visto che spesso ci sono libri per bambini che dovrebbero leggere gli adulti, a mio avviso. Un esempio? Puntino di Giancarlo Macrì e Carolina Zanotti, (Edizioni Nuinui): di solito quando lo consiglio, vedo i clienti sbalordire. È un libro incredibile!
 
Saluto Daniela ed esco: non c’è da stupirsi se lei e Pina hanno superato le difficoltà che hanno incontrato e sono riuscite a realizzare il loro progetto. È talmente tanto l’entusiasmo che ti comunicano che niente avrebbe potuto scoraggiarle.
 
Libreria Fuori Porta
Via Dante Alighieri, 154, 55100 Lucca
t. 0583 495225
info@libreriafuoriporta.com
www.libreriafuoriporta.com
 
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna. Dal 2003 si occupa di formazione e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura e arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, rivista di arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX, XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i seguenti libri: Storie di Firenze (Odoya, 2019), Il club dei presunti astemi (Betti editrice, 2018),...
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