Giorgio Caproni, poeta di parole asciutte

Luigi Oliveto

22/06/2017

È accaduto che nella traccia dell’analisi del testo per gli esami di maturità 2017, si indicassero alcuni versi (per l’esattezza dei versicoli) di un tale Giorgio Caproni. E così l’Italia intera (o quasi) ha scoperto improvvisamente questo poeta che, in realtà, è una delle voci più significative della poesia del nostro Novecento. Bene fanno gli esperti del ministero dell’istruzione a proporre autori la cui notorietà non va oltre la nicchia degli studiosi e degli appassionati di letteratura. Ma sembra pure che la scuola voglia, così, autoassolversi dal fatto che gli studenti arrivino alla maturità senza conoscere pressoché niente della letteratura novecentesca; perché – si è soliti dire – manca il tempo per poterne parlare in classe. Eppure Caproni (Livorno 1912 – Roma 1990) è un poeta imprescindibile, per quanto anche la critica abbia impiegato forse troppo a riconoscerlo. Poesia, la sua, che si distingue per nitore, asciuttezza, cantabilità, perizia metrico-stilistica. Il poeta livornese posa uno sguardo trasognato sulla realtà che – come osserva Pier Vincenzo Mengaldo – ne fa «un poeta potentemente onirico, o meglio trasferisce incessantemente le sue esperienze oniriche, o le loro essenze, nelle ‘simulazioni di realtà’». Soprattutto nell’ultima fase della sua produzione poetica, Caproni si misura con un linguaggio che, secondo lui, è inesorabilmente inadeguato a rappresentare la realtà. Tanto da dire: «Buttate pure via /ogni opera in versi o in prosa. / Nessuno è mai riuscito a dire / cos’è, nella sua essenza, una rosa».
 
 
Perch’io
 
... perch'io, che nella notte abito solo,
anch'io di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch'io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente...
 
[da ”Il seme del piangere”, in Giorgio Caproni, L’opera in versi, Mondadori, 1999]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini,  è curatore del libro di Pecchioli Chi...

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