Golem. La terra promessa in Manciuria

Giuseppe Burschtein

22/07/2011

Quando la crisi economica del primo ‘900 si abbatté sull’effervescente mercato americano, il mondo intero fu messo in ginocchio. L’onda lunga del ’29, diventata “tsunami” quando toccò le coste giapponesi, spinse Tokio, preoccupata, a trovare soluzioni creative per limitare il tracollo dei capitali. Qualche “pezzo grosso” di quella parte di mondo, avendo letto in qualche libro antisemita, tipo “I protocolli dei Savi di Sion”, della capacità degli ebrei di manipolare la finanza e di conquistare il mondo, aguzzò l’ingegno. Se davvero erano così bravi perché non provare a innestarli nel tessuto economico giapponese? Perché non utilizzare le rinomate competenze di questi riccastri in modo che possano funzionare come antibiotici contro il virus della recessione? Fu così che nacque l’idea bislacca, folle dell’“Operazione Fugu”. Un piano delirante che prevedeva, nonostante l’alleanza con la Germania, l’insediamento in Giappone di un grande numero di ebrei in fuga dall’Europa in fiamme. Fu così che l’intero governo imperiale fu colto da un’improvvisa febbre ebraica, convulsa e incontrollata come gli effetti del veleno del pesce palla, il Fugu per l’appunto. E fu così che l’imperatore Taisho, babbo di Hiroito, fece prendere contatti con la comunità ebraica di Shangai, cresciuta con gli scampati alla rivoluzione russa, per negoziare attraverso i suoi migliori ufficiali Kiichiro e Norihiro, i termini del “Piano Fugu”. La Manciuria, già strappata alla Cina, ed in particolare la città di Harbin, già ricca di sinagoghe fin dai tempi della “via della seta”, sarebbero dovute diventare la terra promessa di quel popolo apprezzato e rischioso come il terribile pesce palla. Ma il popolamento a scopo economico di quella landa desolata fallì dopo poco tempo. Le aspettative del Sol Levante, riguardo le mirabolanti tecniche finanziarie ebraiche dovettero arrendersi alle pressioni naziste. Gli ebrei della Manciuria dopo anni di tira e molla dovettero ripiegare su Shangai. Un ghetto di fatto che divenne l’unica via di uscita. I ricchi banchieri in panciotto, che il governo dell’impero aveva sognato forse attraverso i consumi lisergici di Fugu, tornarono ad essere quelli che erano: poveri profughi, terrorizzati e in fuga da un Europa annientata.

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