Il rumore del mondo. Il passato come lente di ingrandimento per il tempo presente

Marialuisa Bianchi

07/12/2021

Torno a parlare di uno splendido romanzo che arrivò finalista allo Strega nel 2019 ma non vinse, ahimè, anche se lo avrebbe meritato davvero. È “Il rumore del mondo” (Mondadori) di Benedetta Cibrario, a mio parere di grande attualità durante l’epidemia Covid 19 che stiamo attraversando. Il romanzo è stato scritto prima e questo dimostra quanto possa essere lunga la vita di un buon libro, che ha colpito e lasciato un segno nel tempo. Siamo di fronte a un a un romanzo storico d'eccellenza, in cui il Risorgimento agisce da lente di ingrandimento per il tempo presente. “Qualcuno continuava a voltarsi indietro, nella speranza che il passato potesse fare da scudo contro le incognite del futuro; qualcun altro confidava nel domani; c’era chi tesseva e chi disfaceva la tela, chi tirava i fili e chi li svolgeva. Contro questo rumore del mondo non aveva difese adeguate; temeva che tutta la complessa architettura del secolo – quella in cui si sentiva protetto e al sicuro – gli sarebbe crollata addosso, come aveva visto crollare la sua quercia scavata dai tarli: un involucro vuoto che al primo colpo di accetta si era schiantato a terra con un boato”.
 
Edward Jenner, brillante medico e ricercatore inglese il 14 maggio 1796 innestò nel braccio di un bambino di 8 anni una piccola quantità di materiale purulento preso dalle ferite di una donna malata di vaiuolo vaccino, la forma che colpiva i bovini e, in forma lieve, anche gli allevatori. Jenner dimostrò che il piccolo era diventato immune alla forma umana del vaiolo. A questa pratica venne dato il nome di "vaccinazione". Il metodo per sconfiggere le malattie infettive impedendo il contagio dei soggetti sani, spetta a proprio a lui. “Alla fine del 1796 Jenner inviò un articolo alla Royal Society a Londra, descrivendo 13 casi di soggetti immunizzati con il vaiolo bovino. La Royal Society rifiutò di pubblicare l’articolo e Jenner lo pubblicò successivamente a sue spese. Questo fatto è emblematico di come la comunità scientifica accolse con diffidenza questa nuova tecnica. Il metodo di Jennner ebbe tuttavia presto un’ampia diffusione e in breve tempo più di 100.000 persone furono vaccinate in tutta Europa. Nel 1805 Napoleone impose la vaccinazione a tutte le sue truppe e solo un anno più tardi la vaccinazione fu estesa alla popolazione francese”, come riporta la rivista scientifica www.paginemediche.it. Ma il vaiolo poté considerarsi debellato in tutto il mondo solo dopo l’estensione ai paesi del terzo mondo, cosa auspicabile e doverosa anche per i vaccini anticovid. Fra il 1967 e 1979, l’Organizzazione mondiale della Sanità condusse una campagna di vaccinazione a livello mondiale grazie alla quale, il 9 dicembre 1979, questa malattia fu trionfalmente dichiarata eradicata. E questo, appunto, grazie alla vaccinazione. La storia insegna, riflettiamo.
 
A partire da questa premessa vorrei sottolineare che il romanzo affronta altre problematiche e questioni, ma a mio parere, è centrale la malattia e la risorsa alla malattia in termini di vaccini e di forza d’animo. Il destino degli esseri umani è spesso un filo di seta che si intreccia con altri fili per creare un tessuto. Talvolta si spezza o prende una direzione inaspettata. La pallottola, che uno dei personaggi di questo romanzo tiene sempre in tasca, ha cambiato la sua sorte e determinato il futuro del figlio. Questa pallottola segue le pagine della storia e trova una spiegazione nel finale. Il romanzo è ambientato nel decennio che precede l’Unità d’Italia, anni cruciali di grandi cambiamenti, di ideali ma anche di trasformazioni concrete, scientifiche. Grande attenzione viene attribuita ai primi utilizzi dei vaccini. Già Napoleone aveva vaccinato i suoi soldati contro il vaiolo. Questo apre delle finestre sull’attualità, come pure la descrizione di Londra, che allora accoglieva volentieri gli esuli politici italiani, dava loro un impiego e li inseriva. La lezione è che la storia si ripete, ma noi tendiamo a dimenticare quello che ci ha insegnato. Occorre voltarsi indietro per comprendere il presente. “L'intelligenza è scomoda, bambine mie! Ne so qualcosa, io. Ah, sì. Vi costringe a lambiccarvi il cervello e a difendervi dagli stupidi. Credetemi, vi renderà più spesso sole che in compagnia, più dubbiose che certe, più irrequiete che soddisfatte. Ma non dovrete rinunciarvi mai se, come spero, avete la fortuna di possederla. Sarebbe il peggiore dei delitti”.
 
La protagonista è Anne, personaggio forte e tenace, che riesce a trasformare in forza le disavventure della vita. Non appena inizia la sua bella favola romantica, lei, londinese di famiglia borghese (il padre è un ricco produttore di seta), si innamora e sposa un aristocratico torinese - durante il viaggio verso Torino contrae il vaiolo che deturpa la sua bellezza.  Nella vita occorre sempre andare avanti, senza voltarsi indietro, qualunque cosa accada, perché come le ricorda la sua amica Theresa Manners, compagna di viaggio da Londra a Torino, “dovranno cercare qualcos’altro in voi, e non accontentarsi di un bel viso. Voi fate in modo che lo trovino questo qualcos’altro e del viso non si ricorderanno più”. Accolta con freddezza, in una Torino provinciale e chiusa attorno a una corte austera, la forza di ricominciare Anne riesce a trovarla anche grazie alla vita di campagna. Il suocero Casimiro, un conservatore dell’ancien régime, per allontanare questa “forestiera”, della quale il figlio non si interessa più, la invita a occuparsi della loro proprietà di campagna, Il Mandrone. E con piacevole sorpresa scoprirà in lei notevole fiuto per gli affari e spirito altruistico. Immersa in questo nuovo luogo, struggente e romantico come i quadri “dipinti da Turner, con le montagne sfumate nella foschia”, Anne proverà la sensazione di aver trovato finalmente una nuova dimora e una sua collocazione nel mondo.
 
Al Mandrone, nella natura bellissima si dedica alla promozione dell’istruzione di fanciulle povere e alla ristrutturazione di una villa e grazie alla frequentazione di persone gentili e disponibili che la faranno sentire finalmente una di loro e non più la forestiera, figlia di un mercante, Anne rinascerà di nuovo. Romanzo avvincente, denso di dettagli importanti per connotare il periodo e di personaggi che risultano tutti molto approfonditi nella loro psicologia. Il più interessante decisamente il suocero Casimiro, un reazionario intelligente, comunque uno sperimentatore nel suo giardino, ha la percezione che il suo mondo stia per finire, ma cerca di restare in piedi e comprende i suoi errori. Molto simpatico, come pure il nonno di Anne, un vecchio medico con idee moderne e sperimentatore di vaccini, comunque non lo farà con Anne che pure deve affrontare un viaggio lungo e pericoloso. “Chi viaggia allarga il proprio cuore. E un cuore allargato è una dimora in cui ciascuno è bene accolto”. Romanzo storico di notevole spessore, denso di sorprese, di humor che denota una grande capacità di tenere i “fili”.
 
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Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Ha pubblicato il romanzo storico “Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici nel 2021” e  “La promessa di Ekaterina” (edizioni End).  Ha esordito con un libro di racconti per adolescenti “Vie di Fuga” F. Angeli (con prefazione di Dacia Maraini), un testo teatrale...

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