Io sono l'imperatore. Giallo archeologico tra i misteri del paganesimo e il sarcasmo per i tempi attuali

Duccio Rossi

20/08/2018

Io sono l’imperatore (2018), è un romanzo scaturito dalla penna e dalla fantasia dello storico e classicista Stefano Conti, il quale ci conduce nei meandri di un giallo ambientato in epoca a noi contemporanea ma ben costellato di rimandi storico-archeologici della Roma antica. "26 giugno 363 d.C. Infuria la battaglia tra l’esercito romano e persiano. All’improvviso, il tempo sembra fermarsi: un giavellotto si conficca nell’addome di Giuliano. «Correte, l’imperatore è stato colpito!» Il giovane sovrano ondeggia in sella al suo cavallo, poi cade. Riverso al suolo, cerca di estrarre la lama, ferendosi le dita: «Leonzio, toglimi questa lancia!» Non posso, mio signore. Morireste.» Il sangue esce copioso. Sono già morto! …” .

L’autore, laureato in lettere classiche, dottore di ricerca in Storia e Filosofia antica alla Friedrich-Schiller-Universität di Jena, dà vita, nelle pagine di questo romanzo, ad una storia fantasiosa quanto avvincente. Il protagonista, Francesco Speri, ex ricercatore universitario impiegatosi poi in banca per sfuggire alla precarietà lavorativa, viene incaricato dal preside della Facoltà di Lettere di andare in Turchia per recuperare la salma dell’esimio professor Luigi Maria Barbarino, deceduto in circostanze misteriose durante uno scavo a Tarso. Il professor Barbarino, prima di perdere la vita in circostanze tutt’altro che chiare, sarebbe stato l’artefice di una scoperta archeologica sensazionale: il ritrovamento della tomba di Flavio Claudio Giuliano, imperatore romano dal 361 d.C. al 363 d.C., ultimo sovrano pagano che tentò di restaurare la religione romana tradizionale dopo che essa era caduta in decadenza in seguito alla diffusione del Cristianesimo. Ma il sepolcro sarebbe stato trovato vuoto. Chi ha dunque trafugato i resti mortali dell’imperatore Giuliano? E dove è finito il tesoro che fu sepolto con lui?

Incalzando con tali pungenti domande, Conti procede nella sua narrazione incuriosendo il lettore pagina dopo pagina, dettaglio dopo dettaglio, facendo di questa vicenda non solo un giallo tradizionale ma anche un giallo per così dire archeologico, arrivando ad ipotizzare un’interpretazione alternativa della famosa colonna istoriata eretta nella città dell’Apostata.

“Mi vesto in fretta, esco dall’hotel e chiamo il primo taxi: « Can you drive me to the place of Julian’s column?» […] Mi lascia in una piazza anonima circondata da moderni palazzi; in mezzo si staglia la colonna, alta 10-15 metri: su di essa sono raffigurati episodi della vita di Giuliano. Giro intorno ammirando le varie scene, finché rimango colpito dal bassorilievo di un corteo funebre del defunto imperatore Costanzo. […] Ora, alla luce della scoperta dell’epigrafe e della tomba vuota, ipotizzo un’interpretazione alternativa: se l’intera scena non rappresentasse il corteo funebre di Costanzo, ma la cerimonia di traslazione del corpo dell’Apostata? […] Forse l’aveva intuito anche il professore …”.

Ma il romanzo di Conti non è solo giallo ed archeologia ma anche ironia e sarcasmo. Il protagonista Francesco Speri, forse un personaggio del tutto di fantasia o forse no (e questo può saperlo solo l’autore), è un tipo estremamente arguto che mette a nudo le magagne della società di oggi.  In occasione del funerale dello sfortunato professor Barbarino, infatti, “il preside, con ampio gesto drammatico, appoggia sul feretro il tocco […] Quindi, arrivato sul palco, estrae dal taschino interno tre fogli, li apre e poi richiude in maniera plateale, il tutto accompagnato da un mezzo sorriso come a dire: avevo preparato un discorso, ma sono magnanimo e ve lo risparmio; vado a braccio. […] « Cari colleghi, siamo qui in rappresentanza dell’intero corpo docente per esprimere la nostra partecipazione al sentito lutto della famiglia.». [ Tradotto dal linguaggio accademico significa: Non interessa nemmeno ai familiari, figurarsi ai professori; ecco perché siamo così pochi]. «Siamo rimasti tutti colpiti dall’improvvisa e prematura scomparsa dello stimato collega … [ = Ci siamo subito rallegrati quando il vecchio barone, finalmente, è schiattato … ]. «La sua dipartita lascia una lacuna, all’interno dell’organico accademico, difficilmente colmabile.» [= non lo rimpiazzerò di certo, anzi utilizzerò i soldi di quella cattedra per promuovere la mia amante].

Vicenda dopo vicenda, colpo di scena dopo colpo di scena, il protagonista Speri, da bancario che non riesce a metter da parte la propria vocazione storico-archeologica, si trova coinvolto nella risoluzione del giallo della morte del professor Barbarino e di quello della tomba di Giuliano l’Apostata. Per trovare le pezze di appoggio al suo enigma storico-archeologico, Francesco Speri tornerà addirittura nella “sua” Germania, dove svolse il dottorato di ricerca quando era ancora fiducioso di poter intraprendere una brillante carriera accademica. “Il giallo si infittisce quando un organizzazione neo-pagana farà di tutto per ostacolare il protagonista, intenzionato a proseguire, ad ogni costo, le ricerche del professore…”.

Un intreccio che rapisce il lettore, costringendolo a leggere il romanzo tutto d’un fiato. Un giallo archeologico italiano – come è stato scritto da Il Resto del Carlino –, che nulla ha da invidiare ai best seller americani.

La presentazione del libro "Io sono l'imperatore" di Stefano Conti  è in calendario sabato 8 settembre (ore 17.30) a Bagno Vignoni per la IX edizione de "I colori del libro".
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