Milo De Angelis: la poesia che salva

Luigi Oliveto

06/07/2017

Milo De Angelis è uno dei poeti più significativi di questi ultimi decenni. È sorprendente la sua capacità di “narrare” la vita còlta nel quotidiano, nella fatica (nel dolore) degli accadimenti e dei sentimenti, quasi sempre dentro lo sconfortante paesaggio della periferia milanese. Una poesia, dunque, che sta tutta dentro le cose; eppure così alta, a tratti possente. Poesia dentro le cose, ovvero al cuore delle cose, per ricavarne il loro senso tragico, la compassione, le parole – crude o affettuose che siano – necessarie a dire il dramma. Questo è, infatti, il nucleo principale della poetica di De Angelis: la concezione tragica dell’esistenza, anche in quegli squarci – e forse lì ancor più tragica – di speranze, meraviglie, vitalismi. Secondo il poeta milanese l’unica fede possibile sembrerebbe risiedere nella parola poetica, nel suo pronunciamento. Dunque, una poesia che salva. E lo fa subito, adesso, nel presente.
 
Donatella
La danza fiorisce, cancella il tempo e lo ricostruisce
come questo sole invernale sui muri
dell’Arena illumina i gradoni, risveglia insieme agli anni
gli dei di pietra arrugginita. «C’è Donata De Giovanni?
Si allena ancora qui?» «Come no, la Donatella,
la velocista, la sta semper de per lé.»

Mi guardava fisso, con l’antica dolcezza milanese
che trema lievemente, ma sorride. «Eccola, guardi,
nella rete del martello… la prego… parli piano…
con una mano disfa ciò che ha fatto l’altra mano.»
«Chi è costui? Un custode, un’ombra, un indovino…
quali enigmi mi sussurra?» Si avvicinò
a Donata, raccolse una scarpetta a quattro chiodi.
«La tenga lei, signore, si graffia le gambe…
povera Donata… è così bella… Lei l’ha vista…»

«Forse il punto luminoso della pista
si è avvitato a un invisibile spavento, forse
quest’inverno è entrato nella gola insieme al cielo:
era sola, era il ventuno o il ventidue gennaio
e ha deciso di ospitare tutto il gelo»

«O forse, si dice, è successo quando ha perso
il posto all’Oviesse, pare che piangesse
giorno e notte… per non parlare di suo padre…
i dottori che ha chiamato… mezza Milano»

«Io, signore, sbaglierò, le potrà sembrare strano
ma dico a tutti di baciarla, anche se in questo
quartiere è difficile, ci sono le carcasse dell’amore
c’è di tutto dietro le portiere. Sì, di baciarla
come un’orazione nel suo corpo, di baciare
le ginocchia, la miracolosa forza delle ginocchia
quando sfolgora agli ottanta metri, quasi al filo
e così all’improvviso si avvera, come un frutto».

«Lo dica già stasera, in cielo, in terra, dappertutto
lo dica alle persone di avvicinarsi: ne sentiranno
desiderio – è così bella – e capiranno che la luce
non viene dai fari o da una stella, ma dalla corsa
puntata al filo, viene da lei, la Donatella.»
 
[da “Biografia sommaria” di Milo De Angelis, in Tutte le poesie 1969-2015, Mondadori, 2017]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini,  è curatore del libro di Pecchioli Chi...

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